Malessere di stagione

In questo periodo dell’anno in cui inizia la stagione estiva mi si muovono dentro delle emozioni che mi riportano ad una giovinezza passata, a sentimenti vissuti intensamente , puri e assoluti. L’amore quando avevo 20 anni era amore puro, mi avessero chiesto di tagliarmi una mano lo avrei fatto senza pensarci due volte. Una lacrima che scendeva era solo un’emozione tradita, una piccola delusione che sembrava essere la più insostenibile, quasi mai mancanza di forze, mai profonda e infinita tristezza. E una risata nasceva da dentro ed era spesso segno di una gioia incontenibile, difficilmente era solo liberatoria e tutto era sospeso tra il sogno e l’illusione della realtà.

La mia vita, tanti anni fa, in questo periodo dell’anno, sembrava una commedia brillante dove tutto può succedere, dove per “tutto” si intendeva “possono succedere tantissime cose, ma tutte saranno belle”.

La scuola stava per finire e fatte le ultime interrogazioni l’estate incipiente la si percepiva pieni di eventi che ci avrebbero coinvolto, di sensazioni di trasporto, canzoni nuove, il concerto di Vasco a giugno (sempre, da anni) che si andava a vedere anche a torino o a bergamo per urlare che “siamo solo noi” e arrivare a fine serata sudati, abbronzati, senza voce, con le orecchie che fischiano, spossati, spensierati.

E serate passate con rossetto, gonne corte e scarpe coi tacchi per i locali di milano, quelli fighi, con la selezione all’ingresso che alle volte capita anche di rimanere fuori, perché sembrava essere anche quella una parte essenziale di quel momento, una parte della trama della commedia.

E poi, come in tutte le cose, è arrivata la fine.

Il sipario è calato sulla commedia brillante e, ironia della sorte, è calato proprio quando iniziava la stagione estiva, più o meno come in questi giorni

La mia giovinezza è finita a 22 anni. Morta insieme a quello che era il mio ragazzo di 10 anni fa. Il 18 giugno del 1997 c’era la stessa temperatura e lo stesso cielo che ormai da qualche anno il clima sempre più rovente ci propone dai primi giorni di maggio. Non ho mai più indossato il vestito che avevo quel giorno. “Quel giorno” rappresenta l’intervallo, gli spettatori si alzano, si sgranchiscono, vanno a bere qualcosa, poi la commedia riprende, è sicuro, ma non si sa con che toni, non ci si immagina con quali battute, non ci si aspettava nemmeno questo ultimo colpo di scena… andava tutto così bene, era tutto così normale… e poi?

Quando si rialza il sipario la commedia brillante lascia il posto alla vita vera. Basta illusioni, basta sogni, solo realtà. Il tacco e il rossetto non servono più, le relazioni sempre pure ma non più totalizzanti.

Si rialza il sipario e ci sono io, quella di oggi che non sa più nemmeno cosa sia un filo di trucco

Questo caldo di metà maggio, ogni anno orami da anni, mi ricorda di essere uscita dal guscio di una realtà ovattata con dolore, sofferenza, inaspettatamente. Di esserne uscita con un lutto. E questo caldo e questi odori di sambuco e i pioppi che invadono la città me lo ricordano di continuo.

Mi ricordano di continuo che ancora, forse di nuovo inaspettatamente, la mia vita potrà essere completamente stravolta, ribaltata, che tra 10 anni, guardandomi indietro, di nuovo non mi riconoscerò più e di nuovo delle vecchie foto, che saranno più nuove di quelle vecchie di oggi, dirò “non sono io, quella lì, quella che vedi, non sono io…”

Will you stay with me, will you be my love
Among the fields of barley
We’ll forget the sun in his jealous sky
As we lie in fields of gold

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la vita che vorrei

è esattamente questa:

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Il digerito di 33 anni

E’ da poco più di un mese che frequentiamo il gruppo d’acquisto di Ivrea.

Compriamo latte, formaggio, verdura, carne e altro.

Lo so che può sembrare inverosimile ma questi acquisti mi hanno insegnato che:

nell’insalata a volte può esserci oltre che la terra, qualche bruco, quindi va lavata mooolto bene e ogni lattughina perserà circa un etto. Inizio a domandarmi quanto sono “pompate” le lattughe che al supermercato pesano anche fino a sette etti;

la mozzarella ha un sapore e una consistenza che non ha nulla da spartire con il concetto di mozzarella cittadino;

il latte e anche i tomini hanno un vago retrogusto di stalla, di stalla!!!!!!

il pollo non è solo quello “igienico” venduto nei vassoi di polistirolo sui banchi dell’esselunga, ma ha un pelle di un certo spessore e delle articolazioni con cartilagini che non sono così facili da lussare, nemmeno quando è cotto. E poi te lo vendono intero, dove per intero intendo proprio intero, cioè con la testa, le interiora, le zampe, tutto!

parliamo dei tortelli alle erbe che sanno veramente di erbe, senza bisogno di aggiungere strani ingredienti per esaltarne il sapore;

le uova hanno un tuorlo e un albume di una consistenza decisamente differente da quelle acquistate normalmente, per fare una frittata bisogna impugnare bene la forchetta e sbattere con energia

belle scoperte a 33 anni.

Cosa ho comprato per tutto questo tempo?

Sono preoccupata…

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Ipertensione e nuovo governo Berlusconi IV

Da quasi due anni ormai, per motivi troppo lunghi da spiegare, ho una lieve ipertensione che mi costringe ad assumere un medicinale per far sì che la mia pressione arteriosa rimanga in valori compresi tra 80 e 120.
Assumo un quartino di pastiglia tutti i i giorni alle 11.00 e un altro quartino sempre tutti i i giorni alle 23.00, regolarmente… certo affinché tutto avvenisse con cadenza “svizzera” ho dovuto impostare una serie di sveglie sul cellulare per ricordamene, soprattutto quando sono al lavoro e impegnata a passare e duplicare carte.

Questa è la premessa per dire che stamattina, mentre sulla 51 mi leggevo su Repubblica la composizione del nuovo governo, ho provato l’impulso di prendermi non un quartino fuori orario, ma un intero blister di pastiglie fuori orario.

Non so cosa mi sia preso a vedere quelle facce sorridenti ed incorniciate da altisonanti Prof. Avv. e via dicendo, nel più alto stile fantozziano (granproffiglputt), alle quali si stanno affidando le nostri sorti per i prossimi anni.

Mi domandavo se Calderoli alle “semplificazioni” mi fa soffire di più o di meno di Maroni agli Interni?

È come dire: preferisci un calcio sugli stinchi o un pugno in un occhio? a volte è difficile scegliere tra due mali…

Maroni dovrà affrontare insieme ad Alfano la questione sicurezza, questo bombardamento mediatico che ormai ci sta convincendo che DOBBIAMO avere paura, di tutto e di tutti, che la sera è meglio se rimaniamo a casa e quali saranno i risultati? Città blindate? Stato di polizia? Cosa c’è di peggio della Bossi-Fini in una società civile? L’ufficiale istituzione delle ronde cittadine? Ho paura ad immaginarlo. Mi vengono in mente le scene del film “I figli degli uomini”, con delle enormi gabbie in strada piene di gente dal colore della pelle differente dal bianco.

E la Carfagna alle pari opportunità? La brunetta che Silvio si sarebbe sposata se non fosse già sposato? Lei ha dimenticato, dice, il passato da subrette tv per dedicarsi ormai solo alla politica, suo UNICO interesse. Perché è così, la politica ti rapisce da un giorno all’altro, è come una illuminazione sulla via di Damasco, è FOLGORANTE e non presume più, come un tempo, che chi si occupi di questioni generali (nel senso di: rivolte alla generalità dei consociati) abbia un minimo di preparazione in materia e, perché no? abbia anche un modesto background culturale. Bleah! Ha veramente dell’incredibile. Saranno pari opportunità per tutti o solo per i “primus inter pares”?

E poi Tremonti… Giulio Tremonti!Certo, apprezzeremo Guzzanti che ne farà la parodia e ci farà sorridere non sappiamo se potrà farlo in televisione o se dovrà farlo in un teatro, ma la realtà che ci aspetta quale sarà? Tornerà in tv la pubblicità delle grandi opere, pubblicità che paghiamo noi per grandi opere mai realizzate o irrealizzabili o realizzabili con soldi che non ci sono. Però ci racconteranno che la pressione fiscale diminuirà che la tassazione irpef va rifatta ma alla fine ci basteranno 10 euro per fare la spesa?

Rivivremo l’incubo dei condoni a partire da quello edilizio per finire a quello fiscale, giusto per fare sempre certa gente contenta?

E poi ancora quei Bondi, Scajola, La Russa…e Bossi alle riforme, perchè il federalismo si farà, perchè si era già espresso con un simpatico “Quando vedo il Tricolore mi incazzo. Il Tricolore lo uso per pulirmi il culo” nel lontano 1997 ed ora è arrivato il momento

A volte ritornano, come in un racconto horror di King

…Scusate, non posso farcela, ho bisogno di prendere immediatamente una pastiglia!

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La magia della neve

Dicono che Slava Polunin sia il Clown più bravo del mondo e che sia diventato, grazie al suo spettacolo, anche il più famoso.

Non so esattamente cosa mi aspettassi quando ho prenotato due posti per il suo “Snow Show”, ma qualsiasi cosa io abbia pensato non si avvicina nemmeno minimamente a quello che è stato.

Entrando in sala delle luci blu, intense, dall’alto tagliano la platea, e sui sedili e per terra pezzettini di carta velina bianca: è già neve!

Poi le luci si abbassano e lo spettacolo inizia.

Non è più Slava in persona ad indossare la grande tuta gialla, ad allungarsi ed accorciarsi, a spaventarsi, a raccontare; Slava segue ormai da dietro le quinte i suoi allievi che portano in scena lo spettacolo… ma solo in pochissimi lo sanno e comunque non è fondamentale: Yellow, si chiama così il personaggio, accompagna il pubblico in un viaggio che è il viaggio della vita di Slava e poi anche il viaggio della vita di ognuno di noi, dove momenti di serenità, spensieratezza e tranquillità si alternano a momenti di estremo dinamismo, di dolce malinconia, di risate e anche di tristezza. Sono così tante le sensazioni che si provano e ci colgono così impreparati da arrivare a fine spettacolo e provare un senso di stordimento che dura almeno per le 24 ore successive.

Non mi è mai capitato di essere a teatro e di vedere la gente che alla fine dello spettacolo invece di andare a casa, rimane là, sotto il palco, con l’espressione sorridente e intontita, intenta a toccare le scarpe dei clown che hanno preso parte allo show, ed è esattamente qui che Slava è riuscito a compiere il miracolo, a fare in modo che gli spettatori si portino veramente lo spettacolo a casa.

Io ho accompagnato mia mamma e l’ho vista ridiventare bambina e ridere e commuoversi e saltare ed allungarsi per prendere parte al grande spettacolo che coinvolge tutti i presenti, indifferentemente dalla prima all’ultima fila. Proprio lei ha voluto uscire dal teatro con in mano un grosso pallone gonfiabile bianco e ce lo siamo portati con i mezzi ATM fino a casa per almeno 45 minuti, canticchiando

Blue canary
di ramo in ramo
gorgheggi al vento
il tuo richiamo.

Blue canary
attendi in vano
che torni al nido
chi andò lontano.

Ogni fior del mio giardino
sullo stelo s’è reclinato
ed ascolta intimidito
la tua favola accorata.

Sopra i rami del grande pino
da quel nido dimenticato
s’ode a sera disperato
il richiamo a chi è partito.

Blue canary
che affidi al vento
le tristi note
del tuo tormento.

Blue canary
nel bel tramonto
ti sento amico
del mio rimpianto

Blue blue blue canary
tweet tweet tweet si perde l’eco
se piangi o canti al tramontar
tweet tweet ripete il vento.

Questo il miracolo di Slava, far sognare quelli che già sono bambini e sull’onda delle emozioni riportare alla loro fanciullezza quelli che bambini, almeno anagraficamente, non sono più.

E’ magia.

“Per me la neve è una cosa reale, è il legame con la mia infanzia…

E’ un’immagine bellissima, come un abito da sposa, come un foglio bianco quando un pittore comincia a disegnare,ma nello stesso tempo mi riempie di paura e di freddo…

Come spesso succede alle cose che affascinano i bambini…”

Slava Polunin

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Ciao Sbancor

Ci ha lasciato Sbancor, dopo averci letteralmente illuminato, stupito, spiegato come vanno alcune cose oscure ai più, il primo maggio ci ha lasciati qui, senza di lui.

Ho recuperato in un vecchio post il necrologio che lui stesso si era scritto

Sbancor è morto: particolari in cronaca.

Sbancor è morto in uno scontro frontale con un autobotte di vodka russa, guidata da uno stalinista di nome “Keoma” (il cui vero nome nulla mi dice di più sull’infame soggetto). Solo gli stalinisti attaccano le persone e non le teorie. Tant’è che Stalin, sembra, ci sia morto avvelenato.
“Niente pettegolezzi, il defunto li odiava” V.Majakovsky
Buon anno a tutti

F. L. (Sbancor)

Molti dei suoi interventi sono raccolti su Carmilla. Vale la pena leggere e riflettere.

Ne riporto uno pubblicato nel novembre del 2007 a proposito dell’appello “Triangolo Nero” ovvero: i delitti individuali non giustificano castighi collettivi.

“La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori.

Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L’odioso crimine scuote l’Italia, il gesto di altruismo viene rimosso.

Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l’assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.

Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere.

Su queste vicende si scatena un’allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell’ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada.

E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l’emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell’ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L‘omicidio volontario in Italia e l’indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto.

Nell’estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l’aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell’influenza politica, l’Italia è 84esima. Ultima dell’Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.

Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?

Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.

Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.

Succede che sotto il tappeto dell’equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno.
Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco.
Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere).
Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver “delocalizzato” e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.

Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.

Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti.
Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom.

E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.

Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione.
Delitti individuali non giustificano castighi collettivi.
Essere rumeni o rom non è una forma di “concorso morale”.
Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti.

Nessun popolo è illegale.”

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May Day May Day

Il 25 aprile e il 1 maggio Milano mi manca.

Cosa accumuna le due giornate di festività e il capoluogo lombardo?

E’ chiaro: le manifestazioni.

La manifestazione nazionale del 25 aprile è sempre molto partecipata, aprono il corteo le istituzioni, l’ANPI, la banda del comune e a seguire una marea umana che ospita circoli ARCI, ARCIGAY, CENTRI SOCIALI, SINDACATI, ASSOCIAZIONI ONLUS e chi più ne ha più ne metta… e tutti insieme, tra musica e cori si parte da porta Venezia e si arriva in piazza Duomo, passando per la nera San Babila.

Una marea umana festante, una goduria totale. Una festa pe rnon dimenticare.

Anche il 1 maggio al pomeriggio c’è una bellissima manifestazione, all’interno della quale però non c’è un cazzo da festeggiare. E’ il MAYDAY, il giorno di San Precario ed è una manifestazione che serve a buttare in faccia alla gente che non lo sa (e purtroppo ce n’è tanta, troppa) che il mondo del lavoro non è più quello di una volta.

Ho provato a spiegare a mio papà, l’altra sera, che oggi anche i lavoratori del teatro alla scala sono precari, anche quelli della banca lo sono e quelli della moda e quelli dei supermercati e bla bla bla….

Ho provato a raccontare ad una collega di mia sorella, che fa l’infermiera da molti anni, che nella fantastica e giovane azienda in cui lavoro ci sono dei consulenti non proprio giovanissimi, bravi, che si fanno il culo tutti i giorni, che sono pagati due lire per un contratto MENSILE e vengono pure pagati in ritardo.

Ho provato a spiegare ad una delle mie “brillanti” colleghe che se la situazione lavorativa delle persone più giovani non si risolve in contratti VERI nessuno mai pagherà i contributi per le nostre pensioni (quelle che devono arrivarci a compensazione del nostro tfr, chiaramente).

Sguardi spenti.

Pronto, c’è qualcuno?

Quindi quello che può sembrare una chiara realtà, per molti non lo è.

Ho però capito che il segreto per essere informati su queste situazioni è avere dei figli che ne sono coinvolti.

Le mamme che hanno filgi precari in genere sanno tutto di stage, co.co.co, co.co.pro, co.pro.co e altre 22 forme contrattuali create da silvio e non riviste da romano.

Di qui nasce una manifestazione con carri allegorici (il tradizionale carro di Serpica Naro è imperdibile, così come lo è quello di Cascina Torchiera Senz’acqua) colorata e rumorosa in cui il coming-out è forse eccessivo ma necessario.

Io quest’anno non ci sarò, ma sono sicura che anche questa volta, il MAYDAY sarà un successo!


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Bentornati Dinosauri

Charles Bukoswki, una vita di stenti e di vizi insieme (se mai questo connubio è possibile), una sofferenza e un disagio sociale che gli hanno permesso di raccontarsi senza timori, senza veli, senza pregiudizi.

Lui si racconta per quello che è e per quello che prova e per quello che fa.

In una società dove il suo essere brutto e povero lo confinano ai margini di stanze in affitto supereconomiche, di sbronze colossali, di sesso regalato da generose prostitute o donne laide e il lavoro non è qualcosa che fa parte del quotidiano.

Ci regala così una serie di racconti e romanzi e poesie che spaziano tra l’erotico crepuscolare e l’avventura grottesca e la rabbia di aver ancora perso ai cavalli, un genere riconducibile solo a lui.

E poi c’è questa poesia che parla di noi

Dinosauropoli noi,

nati così / in mezzo a tutto questo /tra facce di gesso che ghignano /e la signora Morte che se la ride / e mentre gli ascensori si guastano /e gli orizzonti politici si dissolvono / e il ragazzino che riempie le buste al supermercato è laureato / e i pesci sporchi di petrolio sputano fuori la loro preda oleosa / e il sole è lì nascosto.

Noi siamo nati così / in mezzo a tutto questo / in mezzo a queste guerre ragionatamente folli / in mezzo al vuoto spettacolo dei finestroni di fabbrica rotti / in mezzo ai bar dove le persone non si parlano più / in mezzo alle scazzottate che finiscono con coltelli e pistole / siamo nati in mezzo a tutto questo / tra ospedali così costosi che conviene lasciarsi morire / tra avvocati talmente esosi che è meglio dichiararsi colpevoli / in una nazione dove le prigioni sono piene e i manicomi chiusi / in un posto dove le masse trasformano i cretini in eroi di successo / siamo nati in mezzo a tutto questo / in mezzo a tutto questo ci muoviamo e viviamo / a causa di tutto questo moriamo / siamo ridotti al silenzio / castrati / corrotti / diseredati / per tutto questo / questa roba / ci inganna / ci sfrutta / ci piscia addosso / ci rende folli e perversi / ci trasforma in violenti / ci rende inumani / il cuore è annerito / le dita cercano la gola / la pistola / il coltello / la bomba / le dita vanno in cerca di un Dio insensibile / le dita cercano la bottiglia / le pillole / qualcosa da sniffare / siamo nati in mezzo a questa morte dolorosa che incombe / siamo nati in una nazione che da sessant’anni accumula debiti / e che presto non potrà neanche pagare gli interessi su quei debiti / e le banche bruceranno / e i soldi saranno inutili / ammazzarsi per strada in pieno giorno non sarà più un crimine / resteranno solo pistole e folle di sbandati / la terra sarà inutile / il cibo diventerà un rendimento decrescente / l’energia nucleare finirà in mano alle masse / il pianeta sarà scosso da un’esplosione dopo l’altra / uomini-robot ormai radioattivi si tenderanno agguati / i ricchi e gli eletti scruteranno il mondo da piattaforme spaziali / l’inferno di Dante al confronto / sembrerà un parco giochi per bambini / non si vedrà più il sole e sarà per sempre notte / gli alberi moriranno / morirà tutta la vegetazione / uomini radioattivi / si nutriranno della carne di altri uomini radioattivi / l’acqua del mare sarà avvelenata / i laghi e i fiumi spariranno / la pioggia diventerà preziosa come l’oro / la puzza delle carcasse di uomini e animali / si propagherà nel vento scuro / i pochi sopravvissuti saranno colpiti da nuove spaventose malattie / e le piattaforme spaziali saranno distrutte dall’attrito / dall’esaurirsi delle scorte / dall’effetto naturale del generale decadimento delle cose / e da tutto questo nascerà / il silenzio più incantevole che abbiate mai sentito / il sole resterà ancora lì nascosto / in attesa del prossimo capitolo.

Hank

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25 aprile 2008

Letto su un manifesto attaccato ad un cestino fermata M1 Precotto:

“25 aprile
ieri lotta partigiana
oggi lotta metropolitana”


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iocucinonelcoccio

Cucinare nel coccio mi dà una grande soddisfazione. Risveglia desideri antichi, mi sento come fossi un mio avo, mi porta indietro in un passato che non ho mai vissuto.

E’ una questione principalmente tattile e visiva e poi anche di gusto.

Tattile e visiva perchè la pentola di coccio è bella da vedere e da maneggiare e rappresenta un’assoluta novità per chi è cresciuto tra le pentole in inox e per quello che rigurada il gusto …bhè… assaporare i legumi che si sono cotti sposandosi con i cereali e l’alloro e il timo fresco e poi ci metto anche un po’ di alga e un cucchiaio di olio, piano piano, con il frangifiamma che ha permesso una equa ripartizione del calore disponibile, ti regala tutte altre emozioni rispetto alla frettolosa pentola a pressione.

Comoda finchè si vuole, io rappresento l’utilizzatrice di eccellenza, sopratutto quando devo prepararmi delle lentichhie lampo da portare in ufficio nelle sportina del mezzogiorno, ma quando poi mi pappo i legumi cucinati nel coccio dopo averlo inumidito con l’acqua e riempito di tante crude bontà che ci saranno restituite centuplicate in sapore, bhè è il trionfo del gusto e delle sensazioni.

Il più bel regalo di San Valentino che abbia mai ricevuto!

Se ci fosse qualche novello in materia ecco la mia ricetta:

dovete disporre di un coccio capiente, di un frangifiamma e di un cucchiaio di legno, oltre che degli ingredienti per una poter servire una bella zuppa di fagioli e cerealiintegrali o lenticchie e cereali integrali. Ovvio che la materia prima mangereccia dovrebbe essere bio.

Procedimento:

bagnare il coccio dentro e fuori con l’acqua fredda, inserire all’interno i legumi e i cereali (li avrete preventivamente messi a bagno per almeno 12 ore… a meno che non vogliate tenere il coccio sul fuoco per le 8 ore successive), un filo di olio, acqua (per tre volte i legumi e tre volte i cerali), timo, lauro, porro tagliato sottile e un bello spicchio aglio.

Accendere il gas e coprire con il coperchio di coccio.

lasciar cuocere almeno un’ora e mezza.

A fine cottura aggiungere un po’ di alga, un cucchiano di miso a testa e servire.

Gustatevelo alla facciazza di tutti quelli che non hanno mai provato il sapore cucinato a fuoco così delicato

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