Mi capita ogni tanto di guardare un film o uno spettacolo teatrale ed emozionarmi. Non so se sono una con le palle cotte e con una fragilità latente o semplicemente sono solo sensibile e facilmente emozionabile.
Più raramente invece mi capita di guardare un film o uno spettacolo teatrale, leggere un libro o essere testimone di un evento ed emozionarmi, non tanto per un sentimento di commozione e compartecipazione verso quello a cui sto assistendo o leggendo, ma perché queste rappresentazioni mi fanno sentire parte di un tutt’uno universale , accumunata a delle idee, degli ideali, delle aspettative che mi danno consapevolezza del fatto che non sono sola, che con me e come me ci sono, ci sono state e ci saranno tante persone con cui poter condividere sentimenti e pensieri.
Questo ideale abbracciarsi lo provo sempre alla manifestazione del 25 aprile, l’ho provato a Roma quando si manifestava per i fatti di Genova, a Milano alla manifestazione seguita alla morte di Dax
Questo mi è successo ieri sera guardando il film di Alina Marazzi “Vogliamo anche le rose”, uno squarcio sul ventennio 1960-1980 una serie di filmati storici e immagini e storie così ben dosato da essere poetico. Un film documentario sulle lotte portate avanti dalle donne, sul disagio di ieri e di oggi, sulla mercificazione della donna, sull’aborto, sulla sessualità ma anche sugli assurdi del femminismo politico,
Quindi poesia, politica, impegno civile, ricordo, memoria, lotta, ironia, intimità
Questo è il cinema che mi piace e che non è così facile vedere.
E poi uno slogan inquadrato più e più volte scritto con lo spray in grafia tondeggiante sul muro della Casa della Donna a Roma in via Governo Vecchio:
“Siamo realiste: vogliamo l’impossibile” .
Molto semplicemente alla fine del film si ha voglia di ringraziare una per una queste donne che volevano l’impossibile.
Grazie a loro se oggi si può prendere la pillola contraccettiva come se fosse un qualsiasi farmaco acquistato in farmacia,
se oggi si ha la possibilità di decidere sulla propria maternità e se le donne di tutti i ceti sociali hanno la possibilità di abortire senza rischiare la vita,
se si è diffusa una cultura di pari dignità sociale, di famiglia in cui i coniugi hanno gli stessi diritti e doveri.
Non diamo nulla per scontato, qualcuno si è battuto ieri per i nostri diritti di oggi.
E oggi c’è ancora molto per cui combattere.






