Sabato scorso sono andata a vedere Juno.
Devo dire che era da un po’ di tempo che aspettavo arrivasse nelle sale italiane questa pellicola.
Il regista, Jason Reitman, ci aveva già deliziato con un piccolo gioiello di originalità dal messaggio “very strong” con “Thank you for smoking” e mi ha lasciato decisamente soddisfatta con questa nuova storia che ci racconta di una ragazzina dal faccino pulito che per qualche motivo, legato forse all’abbigliamento della protagonista, alla sua voglia di non appiattirsi su tutto quello che le amiche considerano fondamentale, alle idee un po’ buffe suggerite da una testa peperina e alla sfrontataggine con cui affronta alcune situazioni, mi ha ricordato me stessa.
Un bell’esempio di piccola donna fuori dalle righe, io me ne sono innamorata. O se fossi un uomo e l’avessi incontrata, sarei caduto cotto marcio ai suoi piedi e le avrei detto: fa’ di me ciò che vuoi, ma soprattutto risvegliami lo spirito, riaccendimi le idee.
Certo, poi c’è anche la storia della “dolce attesa” che accompagna questo ritratto di freschezza, di ironia, di carattere, di forza nell’affrontare situazioni così fuori portata per una sedicenne, fatto anche di momenti di debolezza, di sconforto e di nevrosi (e chi non li avuti, anche in situazioni normali?).
Chi è Juno se non una ragazzina molto sveglia e pronta ad uscire dal mondo incantato per affrontare quello disincantato?
Non lo considero un film sulla gravidanza, men che meno un film sull’aborto.
Piuttosto un film di ampio respiro sul desiderio di esprimere se stessi.






