Archivio per Maggio, 2008

la vertigine della Dora

Come molti curiosi ieri sera sono andata al ponte del Borghetto a vedere la Dora mooolto ingrossata e a possibile rischio esondazione.

Appena scesa dal pullman Sadem a Ivrea ho guardato dritto negli occhi il mio fidanzato e con passione gli ho chiesto ” ti prego, andiamo a vedere la Dora” … e lui, sant’uomo, mi ci ha portato.

Armati di macchina fotografica abbiamo passeggiato lungo il nobile Lungo Dora per vedere da vicino un fiume veramente incazzato.

Premessa necessaria: io non ho mai assistito in vita mia ad un evento naturale dalla forza devastante. Però conosco tante persone che hanno vissuto tifoni, terremoti, frane, smottamenti, alluvioni, incendi. Io no, mai niente di tutto questo. L’ordinata Milano non prevede terremoti, mare grosso, tornadi, alluvioni… a Milano il massimo che può accadere è che piova a dirotto e si intasino le fognature, allagando la città in alcuni punti si assiste ad un lento salire delle acque a partire in genere dalla linea verde della metro. Nulla di più.

Così per me la Dora rappresentava il primo evento naturale fuori dall’ordinario e affascinante, lo definisco affascinante perché è ancora un fenomeno di piena controllata e al momento non nocivo.

Non nascondo però che la vista di tutta quell’acqua e quello scorrere impetuoso mi ha fatto venire le vertigini. Guardando la forza e la velocità con cui gorghi e pezzi di tronchi passavano sotto il ponte e quello scorrere, quello spumeggiare, quella forza dirompente, quella velocità, provavo come un senso di vortice e a tratti avevo quasi paura che se mi fossi sporta un pochino di più anche solo per scattare una foto sarei potuta cadere di sotto, in quell’impazzato e mortale fluire.

Mai visto un fiume così impetuoso e più volte ho pensato che basta un po’ d’acqua pwe cancellarci dal mondo. Piove per giorni e giorni e giorni e un poetico e vertiginoso fiume d’acqua, nella notte, ci spazza via.

Mentre rifletto tra me e me su queste cose mi cade l’occhio su una mamma con figlio piccolo (tre mesi forse?) che si fa fotografare con, sullo sfondo, i vortici della Dora impazzita.

Meglio non farsi troppe domande, scattiamo ancora un paio di foto e poi sotto la pioggia andiamo a casa.

Speriamo che nella notte il fiume d’acqua non ci seppelisca e ancora per una volta nostra mamma Natura non ci faccia troppo male e abbia pietà del nostro povero, indegno e irresponsabile genere umano e magari ci conceda ancora un po’ di tempo per poter rimediare ai danni che abbiamo fatto.

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Il nostro sangue

Il sangue dei bambini costa caro”, gridava lo striscione della gente di Chiaiano: ma forse no, invece, quel sangue è a buon mercato. E può, anzi deve irrigare l’immagine plastica dello Stato. Il pugno di ferro che s’abbatte sull’”inconveniente della società”.

Adesso è una popolazione in lotta per la vita, la salute e la terra. E giacché sono uomini, donne e bambini, ben venga il sangue, anche di questi ultimi.

Domani sarà l’esercito disarmato del lavoro migrante, se cercherà di resistere alla sua criminalizzazione, stabilita per sancirne la schiavitù. E sacrosanto sarà mostrare il trofeo del sangue dello «straniero», perché stia al suo posto.

Dopodomani saranno le donne, se tenteranno di difendere la libertà di scelta. E sarà bene che il volto maschio dello Stato si sporchi un poco di sangue muliebre.

Dopodomani ancora sarà lo studente, il precario della ricerca, la giovane leva dell’economia della conoscenza, se proverà a invertire l’immiserimento culturale del Paese, se rivendicherà libertà di accesso e di riproduzione del sapere. E un sacrificio di sangue giovane servirà a domare gli spiriti ribelli.

E’ cosa buona e giusta che l’autorità si affermi sui corpi, contro i corpi. E’ democratica, perché la esercita chi ha vinto le elezioni. E’ sovrana, perché a schiacciare i corpi umani che resistono è il corpo dello Stato. E’ legale, perché a coronare la repressione si fanno leggi che la moltiplicheranno.

Anubi D’Avossa Lussurgiu “Liberazione” 25.05.08

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Scivola, scivola vai via… via da me!

Ho un preciso ricordo dei concerti di Vinicio Capossela ai quali ho assistito, ne conto almeno 8 e non mi sembrano pochi.

Concerti in cui eravamo veramente 4 gatti in quello che è stato il centro sociale più “in” a Milano, poi ne ricordo uno sotto i portici della stazione centrale in un freddo 26 dicembre, lui sempre molto eccentrico, spesso abbastanza ubriaco piano piano è approdato anche al concerto in teatro e c’ero anche lì.

Nei concerti, che ricordo più sentiti, si passava da Pongo sbronzo, al Ballo di san vito a che cos’è l’amor, transitando per canzoni malinconiche, non necessariamente solo d’amore ma anche sulla grigia e piovosa milano, sulla solitudine e sull’abbandono e che sapientemente miscelate formavano un carica esplosiva, concerti in cui si ballava come pazzi e la canzone un po’ più lenta dava l’opportunità di andare a bersi una birra, riprendersi, asciugarsi il sudore.

Concerto dopo concerto, passando per incontri in Feltrinelli per il lancio/lettura del suo libro (?) ,si è arrivati a star seduti in teatro, per finire (almeno per quello che mi riguarda) nella baia del silenzio mortalmente annoiata, vedermi girare i tacchi e abbandonare l’evento.

Non mi sembra vero ma è proprio andata così…

Sabato sera a Sestri levante, per il premio Andersen, Vinicio Capossela si è esibito nella bellissima cornice del baia del silenzio (cornice in cui un mio amico ha anche la fortuna di avere l’ufficio…), a bordo di un piccolo peschereccio ancorato nella baia ha voluto deliziare i suoi spettatori con un reading.

Letture tratte da Moby Dick, da declamare direttamente dal mare. L’idea di partenza non sembra male, se ben strutturata…

A parte il libro di Melville, che già non rappresenta proprio un esempio di facile lettura e dà grosse difficoltà nell’essere macinato pagina dopo pagina anche ai lettori più accaniti, lui si rivolge al pubblico lagnandosi infinitamente. Inascoltabile. Va bene, magari ogni due pagine ci infila una canzone, pensano la maggior parted ei presenti, seduti sulla stuoia fornita gentilmente dall’amministrazione comunale, invece no, le canzoni non arrivano, o meglio alcune canzoni proprio non arrivano, ma non c’è nemmeno l’atmosfera per farle arrivare e in un certo qual modo stonerebbero addirittura con il contesto, allora vai di capitano Achab, vai di avvistamenti, di guizzi di balena bianca intervallati solo da alcuni stacchetti a mo’ di filastrocca che si ripetono come litanie infinite e si mescolano alle letture. Un risultato sorprendente, un tutt’uno così ben fuso da essere pesante come un macigno, da essere inascoltabile e oltremodo soporifero.

Qualcuno dal pubblico, sfiancato dalla lettura di Melville, urla anche “vogliamo coss’è l’ammor” ma la baia non accoglie il grido, che di sicuro non arriva fino al piccolo peschereccio dove sta esibendosi il nostro, sempre più visionario.

Del resto ormai era qualche anno che ci stava lavorando per farci abituare a questo nuovo modo di comunicarci la sua arte e le sue idee, a partire dalla pubblicazione del libro (?) in cui quello che viene raccontato (?) si scolla completamente dall’idea di racconto, di romanzo, di descrizione, per spostarsi in una realtà parallela e decisamente visionaria. Qui, a Sestri Levante la visionarietà, ovviamente, continua.

Delusione e ormai certezza, Vinicio Capossela è cambiato, come molti artisti, giustamente , lo sono. E’ corretto evolversi e seguire una propria strada, si è noiosi quando si è sempre fedeli a se stessi.

Giro le spalle alla spiaggia e me ne vado, chiuso un altro capitolo. Anche io sono cambiata.

“…E ci siam poi noi musicisti
un po’ beoni, un poco artisti
compagnoni e nati tristi
sempre afflitti dal denaro
perche’ la roba costa caro
ma l’arte e’ cosa sacra e seria da salvar
per cento sacchi alla serata
facciamo una vita sregolata
ma il grande mito ci ha fregato
che sei un eroe se sei suonato…”

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a volte piango di gioia

Sono una sensibile.
A volte mi fanno piangere poche parole o delle azioni qualunque.

Non sono sempre stata così, lo sono diventata.

Non so se questo sia un bene, so che è un qualcosa con cui devo convivere e che a volte mi fa stare male, che mi fa sentire di combattere ad armi impari la battaglia della vita.

Mi sembra che le lacrime spesso mi tolgano forza e non mi diano la possibilità di vederci chiaro, che servano solo ad offuscare la vista e spesso e volentieri a farmi fare la figura della stupida.

Non so esattamente cosa si concentri in quelle gocce d’acqua quando scendono, a volte non so nemmeno perché scendano, succede e basta.

Non é quasi mai colpa di brutti pensieri che mi capita di fare o di preoccupazioni perché spesso mi capita di emozionarmi per una gioia che mi sembra incontenibile e che io riesco solo a tradurre in lacrime.

Forse è proprio questo che mi spaventa, il fatto di non riuscire a trasformare le emozione in un modo diverso se non in lacrime, rendendole liquide le butto fuori da me, le esterno, le faccio vedere purtroppo anche agli altri, non riesco a nasconderle perché mi rigano il volto prima ancora che io me ne accorga.

Come funziona questa trasposizione? Perché non sono diventata capace di urlare dalla gioia o di tirare un pugno contro il muro per un’arrabbiatura?

Perché devo sempre “non manifestare” questo modo silenzioso di gioire o soffrire o arrabbiarmi? Questo modo così doloroso che paradossalmente mi fa soffrire anche quando sono felice?

Quale viaggio dentro me stessa dovrei intraprendere per capire?

Il dolore non si seppelisce, io non sono riuscita a farlo e vive dentro di me, sempre. La sofferenza e il peccato sono forme di perfezione dice Oscar Wilde, perché dietro il dolore c’è sempre un’anima e che il segreto della vita sta nella sofferenza e che il piacere è per il corpo e la sofferenza per la bella anima.

Non so… tutto questo non mi consola.

Tutto questo non mi restituisce un modo di interpretare la realtà che me la faccia accettare.

Continuerò ad emozionarmi ascoltando Redemption Song di Bob Marley, guardando le foto dei miei nonni, per una manifestazione del 25 aprile, per le idee di uomini che hanno dato loro stessi credendo in un ideale, continuerò ad emozionarmi leggendo Spoon River e per tutte queste cose che sento ribollire continuamente dentro di me. Continuerò ad emozionarmi per tutto quello che alla fine mi fa sentire viva ma sicuramente non perfetta, non me ne voglia Oscar Wilde!

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Una poesia per il mio cuore

Una piccola poesia scritta da un grande rivoluzionario, un grande oppositore che è anche un grande poeta.

Un importante poesia per il mio cuore romantico che si fa sempre rapire dalle piccole cose di tutti i giorni.

Ti amo come se mangiassi il pane

Ti amo come se mangiassi il pane
spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia
pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il
crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

N. Hikmet

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Orto sul balcone – 1° puntata

è il primo anno che proviamo a coltivare qualcosa di commestibile sul balcone di casa.

Io facevo sogni grandiosi perché già mi immaginavo piante di fagiolini, zucchine, peperoni, piattoni ma poi, sono stata riportata, come al solito, alla realtà dalla mia personalissima metà del cielo, anche perché non abbiamo un terrazzo ma solo due piccoli balconi, uno esposto a est e uno esposto a ovest

Così alla fine, dopo pochi essenziali ragionamenti, abbiamo invasato fragole, pomodori, rapanelli e insalata non in grandi quantità, visto che il progetto è in fase sperimentale, non avevamo la più pallida idea di quale sarebbe stato il risultato finale.

Per ora è possibile fare un vero aggiornamento solo su insalata e fragole.

Insalata: siamo andati in una serra a comprare delle piantine già cresciute di insalata Gentilina da taglio, pare che per coltivare in vaso l’utilizzo del seme non sia il procedimento più adatto se si vogliono avere dei buoni risultati. Io ho interpretato che se si è alle prime armi è meglio acquistare le piantine già cresciute e la semina è per gli esperti.

In aprile le piantine le abbiamo rinvasate nei tipici vasi rettangolari da fiori, adeguatamente distanziate a 20 cm una dall’altra e baciate dal sole del mattino. Quando la stagione si è fatta un po’ più calda abbiamo messo un telo per ombreggiare la parte di balcone dedicata ai vasi, le piantine infatti arrivavano a fine giornate “esauste” dal troppo calore. In poco più di un mese abbiamo avuto degli ottimi risultati, settimana prossima dovremmo iniziare a fare i primi tagli.

Fragole: anche in questo caso abbiamo comprato 6 piantine già cresciute di fragole rampicanti, sistemate in vaso lungo in pieno sole e concimate con concime biologico ogni tre settimane. Bagnate regolarmente dal sottovaso (senza esagerare perché le radici delle fragole marciscono facilmente), hanno iniziato a dare i primi risultati a fine aprile. Da tenere presente che 6 piantine non sono sufficienti a raccogliere un cestino di fragole, neppure piccolo. I frutti infatti non maturano tutti insieme e se ne raccolgono 6 o 7 per volta.

Le due piante di pomodori crescono piano piano. Anche queste le abbiamo posizionate in pieno sole e concimate con frequenza trisettimanale. Le abbiamo invasate a metà aprile e questa settimana dovremo già cambiare il bastoncino che sorregge la pianta. A differenza delle fragole i pomodori sono sempre “assetati”, infatti bevono parecchio. I fiori gialli si sono presto trasformati in piccoli frutti tondi e verdi, assisteremo alla maturazione di giorno in giorno.

I rapanelli invece sono un mistero, li abbiamo posizionati al sole, concimato il substrato e per ora crescono bene le foglie ma cosa avviene sottoterra non si sa. Appena le foglie ci sembreranno di dimensione adeguata ne tireremo su uno per verificarne la maturazione e di conseguenza la commestibilità.

Arriveranno aggiornamenti quando tutte queste primizie passeranno dalla pianta al piatto e dal piatto ai nostri voraci stomaci.

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Malessere di stagione

In questo periodo dell’anno in cui inizia la stagione estiva mi si muovono dentro delle emozioni che mi riportano ad una giovinezza passata, a sentimenti vissuti intensamente , puri e assoluti. L’amore quando avevo 20 anni era amore puro, mi avessero chiesto di tagliarmi una mano lo avrei fatto senza pensarci due volte. Una lacrima che scendeva era solo un’emozione tradita, una piccola delusione che sembrava essere la più insostenibile, quasi mai mancanza di forze, mai profonda e infinita tristezza. E una risata nasceva da dentro ed era spesso segno di una gioia incontenibile, difficilmente era solo liberatoria e tutto era sospeso tra il sogno e l’illusione della realtà.

La mia vita, tanti anni fa, in questo periodo dell’anno, sembrava una commedia brillante dove tutto può succedere, dove per “tutto” si intendeva “possono succedere tantissime cose, ma tutte saranno belle”.

La scuola stava per finire e fatte le ultime interrogazioni l’estate incipiente la si percepiva pieni di eventi che ci avrebbero coinvolto, di sensazioni di trasporto, canzoni nuove, il concerto di Vasco a giugno (sempre, da anni) che si andava a vedere anche a torino o a bergamo per urlare che “siamo solo noi” e arrivare a fine serata sudati, abbronzati, senza voce, con le orecchie che fischiano, spossati, spensierati.

E serate passate con rossetto, gonne corte e scarpe coi tacchi per i locali di milano, quelli fighi, con la selezione all’ingresso che alle volte capita anche di rimanere fuori, perché sembrava essere anche quella una parte essenziale di quel momento, una parte della trama della commedia.

E poi, come in tutte le cose, è arrivata la fine.

Il sipario è calato sulla commedia brillante e, ironia della sorte, è calato proprio quando iniziava la stagione estiva, più o meno come in questi giorni

La mia giovinezza è finita a 22 anni. Morta insieme a quello che era il mio ragazzo di 10 anni fa. Il 18 giugno del 1997 c’era la stessa temperatura e lo stesso cielo che ormai da qualche anno il clima sempre più rovente ci propone dai primi giorni di maggio. Non ho mai più indossato il vestito che avevo quel giorno. “Quel giorno” rappresenta l’intervallo, gli spettatori si alzano, si sgranchiscono, vanno a bere qualcosa, poi la commedia riprende, è sicuro, ma non si sa con che toni, non ci si immagina con quali battute, non ci si aspettava nemmeno questo ultimo colpo di scena… andava tutto così bene, era tutto così normale… e poi?

Quando si rialza il sipario la commedia brillante lascia il posto alla vita vera. Basta illusioni, basta sogni, solo realtà. Il tacco e il rossetto non servono più, le relazioni sempre pure ma non più totalizzanti.

Si rialza il sipario e ci sono io, quella di oggi che non sa più nemmeno cosa sia un filo di trucco

Questo caldo di metà maggio, ogni anno orami da anni, mi ricorda di essere uscita dal guscio di una realtà ovattata con dolore, sofferenza, inaspettatamente. Di esserne uscita con un lutto. E questo caldo e questi odori di sambuco e i pioppi che invadono la città me lo ricordano di continuo.

Mi ricordano di continuo che ancora, forse di nuovo inaspettatamente, la mia vita potrà essere completamente stravolta, ribaltata, che tra 10 anni, guardandomi indietro, di nuovo non mi riconoscerò più e di nuovo delle vecchie foto, che saranno più nuove di quelle vecchie di oggi, dirò “non sono io, quella lì, quella che vedi, non sono io…”

Will you stay with me, will you be my love
Among the fields of barley
We’ll forget the sun in his jealous sky
As we lie in fields of gold

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la vita che vorrei

è esattamente questa:

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Il digerito di 33 anni

E’ da poco più di un mese che frequentiamo il gruppo d’acquisto di Ivrea.

Compriamo latte, formaggio, verdura, carne e altro.

Lo so che può sembrare inverosimile ma questi acquisti mi hanno insegnato che:

nell’insalata a volte può esserci oltre che la terra, qualche bruco, quindi va lavata mooolto bene e ogni lattughina perserà circa un etto. Inizio a domandarmi quanto sono “pompate” le lattughe che al supermercato pesano anche fino a sette etti;

la mozzarella ha un sapore e una consistenza che non ha nulla da spartire con il concetto di mozzarella cittadino;

il latte e anche i tomini hanno un vago retrogusto di stalla, di stalla!!!!!!

il pollo non è solo quello “igienico” venduto nei vassoi di polistirolo sui banchi dell’esselunga, ma ha un pelle di un certo spessore e delle articolazioni con cartilagini che non sono così facili da lussare, nemmeno quando è cotto. E poi te lo vendono intero, dove per intero intendo proprio intero, cioè con la testa, le interiora, le zampe, tutto!

parliamo dei tortelli alle erbe che sanno veramente di erbe, senza bisogno di aggiungere strani ingredienti per esaltarne il sapore;

le uova hanno un tuorlo e un albume di una consistenza decisamente differente da quelle acquistate normalmente, per fare una frittata bisogna impugnare bene la forchetta e sbattere con energia

belle scoperte a 33 anni.

Cosa ho comprato per tutto questo tempo?

Sono preoccupata…

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Ipertensione e nuovo governo Berlusconi IV

Da quasi due anni ormai, per motivi troppo lunghi da spiegare, ho una lieve ipertensione che mi costringe ad assumere un medicinale per far sì che la mia pressione arteriosa rimanga in valori compresi tra 80 e 120.
Assumo un quartino di pastiglia tutti i i giorni alle 11.00 e un altro quartino sempre tutti i i giorni alle 23.00, regolarmente… certo affinché tutto avvenisse con cadenza “svizzera” ho dovuto impostare una serie di sveglie sul cellulare per ricordamene, soprattutto quando sono al lavoro e impegnata a passare e duplicare carte.

Questa è la premessa per dire che stamattina, mentre sulla 51 mi leggevo su Repubblica la composizione del nuovo governo, ho provato l’impulso di prendermi non un quartino fuori orario, ma un intero blister di pastiglie fuori orario.

Non so cosa mi sia preso a vedere quelle facce sorridenti ed incorniciate da altisonanti Prof. Avv. e via dicendo, nel più alto stile fantozziano (granproffiglputt), alle quali si stanno affidando le nostri sorti per i prossimi anni.

Mi domandavo se Calderoli alle “semplificazioni” mi fa soffire di più o di meno di Maroni agli Interni?

È come dire: preferisci un calcio sugli stinchi o un pugno in un occhio? a volte è difficile scegliere tra due mali…

Maroni dovrà affrontare insieme ad Alfano la questione sicurezza, questo bombardamento mediatico che ormai ci sta convincendo che DOBBIAMO avere paura, di tutto e di tutti, che la sera è meglio se rimaniamo a casa e quali saranno i risultati? Città blindate? Stato di polizia? Cosa c’è di peggio della Bossi-Fini in una società civile? L’ufficiale istituzione delle ronde cittadine? Ho paura ad immaginarlo. Mi vengono in mente le scene del film “I figli degli uomini”, con delle enormi gabbie in strada piene di gente dal colore della pelle differente dal bianco.

E la Carfagna alle pari opportunità? La brunetta che Silvio si sarebbe sposata se non fosse già sposato? Lei ha dimenticato, dice, il passato da subrette tv per dedicarsi ormai solo alla politica, suo UNICO interesse. Perché è così, la politica ti rapisce da un giorno all’altro, è come una illuminazione sulla via di Damasco, è FOLGORANTE e non presume più, come un tempo, che chi si occupi di questioni generali (nel senso di: rivolte alla generalità dei consociati) abbia un minimo di preparazione in materia e, perché no? abbia anche un modesto background culturale. Bleah! Ha veramente dell’incredibile. Saranno pari opportunità per tutti o solo per i “primus inter pares”?

E poi Tremonti… Giulio Tremonti!Certo, apprezzeremo Guzzanti che ne farà la parodia e ci farà sorridere non sappiamo se potrà farlo in televisione o se dovrà farlo in un teatro, ma la realtà che ci aspetta quale sarà? Tornerà in tv la pubblicità delle grandi opere, pubblicità che paghiamo noi per grandi opere mai realizzate o irrealizzabili o realizzabili con soldi che non ci sono. Però ci racconteranno che la pressione fiscale diminuirà che la tassazione irpef va rifatta ma alla fine ci basteranno 10 euro per fare la spesa?

Rivivremo l’incubo dei condoni a partire da quello edilizio per finire a quello fiscale, giusto per fare sempre certa gente contenta?

E poi ancora quei Bondi, Scajola, La Russa…e Bossi alle riforme, perchè il federalismo si farà, perchè si era già espresso con un simpatico “Quando vedo il Tricolore mi incazzo. Il Tricolore lo uso per pulirmi il culo” nel lontano 1997 ed ora è arrivato il momento

A volte ritornano, come in un racconto horror di King

…Scusate, non posso farcela, ho bisogno di prendere immediatamente una pastiglia!

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