Il nostro sangue

Il sangue dei bambini costa caro”, gridava lo striscione della gente di Chiaiano: ma forse no, invece, quel sangue è a buon mercato. E può, anzi deve irrigare l’immagine plastica dello Stato. Il pugno di ferro che s’abbatte sull’”inconveniente della società”.

Adesso è una popolazione in lotta per la vita, la salute e la terra. E giacché sono uomini, donne e bambini, ben venga il sangue, anche di questi ultimi.

Domani sarà l’esercito disarmato del lavoro migrante, se cercherà di resistere alla sua criminalizzazione, stabilita per sancirne la schiavitù. E sacrosanto sarà mostrare il trofeo del sangue dello «straniero», perché stia al suo posto.

Dopodomani saranno le donne, se tenteranno di difendere la libertà di scelta. E sarà bene che il volto maschio dello Stato si sporchi un poco di sangue muliebre.

Dopodomani ancora sarà lo studente, il precario della ricerca, la giovane leva dell’economia della conoscenza, se proverà a invertire l’immiserimento culturale del Paese, se rivendicherà libertà di accesso e di riproduzione del sapere. E un sacrificio di sangue giovane servirà a domare gli spiriti ribelli.

E’ cosa buona e giusta che l’autorità si affermi sui corpi, contro i corpi. E’ democratica, perché la esercita chi ha vinto le elezioni. E’ sovrana, perché a schiacciare i corpi umani che resistono è il corpo dello Stato. E’ legale, perché a coronare la repressione si fanno leggi che la moltiplicheranno.

Anubi D’Avossa Lussurgiu “Liberazione” 25.05.08

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