
E’ il titolo di un bellissimo libro fotografico, purtroppo dal costo abbastanza alto, che racconta per immagini cosa mangiano le famiglie del mondo.
Curioso vederne la composizione familiare, l’ambiente in cui vivono e ciò di cui si nutrono. Agghiacciante il rapporto membri della famiglia/quantità di cibo disponbile.

Mi riprometto sempre che vorrei regalarmelo, ma poi per un motivo o per un altro non mi decido, ammetto che è anche una questione di costo.
Però ieri sera, mentro ero a tavola insieme ai miei genitori, mia sorella e i miei nipotini ero quasi stupita del fatto che, come per magia, dal nostro frigo potessero uscire con facilità nell’ordine: carne, insalata, pomodori, carote, patate, mele, pere, formaggio, funghi, yougurt, acqua in bottiglia, latte. Ok, non è granchè, anche perchè noi siamo una famiglia abbastanza semplice e il nostro frigo non ospita raffinatezze o preparati di gastronomia da gambero rosso, inoltre non abbiamo mai avuto in casa junk food tipo bibite, merendine, patatine… ma l’idea che dal nostro frigo comunque possano uscire delle cose buone e salutari, in gradi di nutrirci, saziare la fame, farci crescere in modo sano e che tutto questo è disponibile senza troppa fatica, mi ha fatto riflettere ancora una volta sulle pari opportunità mondiali, sull’etica delle nostre azioni, su quante cose della nostra quotidianità diamo per scontate.
E allora, sempre ieri sera, mentre mia mamma, da nonna solerte qual è, sbucciava la mela al niotino che innocentemente ne faceva richista, mi è venuto in mente questo libro e mi sono immaginata la mia famiglia reimpiantata in una realtà lontana, differente da questa, dove la necessità di avere del cibo essenziale alla sopravvivenza non può essere soddisfatta.
Mai dimenticarsi di interrogarsi a scapito di chi, o di cosa, viviamo tutti i giorni il nostro benessere. Per questo dovrei alla fine acquistare il libro, per avere sotto gli occhi quotidianamente le altre realtà.

Il mondo è affamato, lo dice anche il titolo di questo libro, ed è solo per caso che io appartengo a quel 20% della popolazione che accede all’80% delle risorse disponibili. Non devo dimenticarlo.