Archivio per Luglio, 2008

Migrazione in corso

Ci ho messo qualche mese, ma alla fine sono riuscita a togliere dal mio paniere una buona parte di cosmetici che non consideravo etici.

Purtroppo ho preso coscienza un po’ tardi del fatto che i normali prodotti che ci vengono venduti per l’igiene personale in realtà nascondono delle insidie note spesso solo a chi decide di perdere un po’ di tempo per informarsi e sapere che ci laviamo con detergenti che vantano nei loro ingredienti componenti derivati dal petrolio o da sostanze chimiche usate a livello industriale come sgrassanti, solventi, antigelo e altre cose innominabili.

Riporto un piccolo estratto da un sito che parla di 6 prodotti di acquisto comune:

-Il primo prodotto è lo Shampoo Pantene Pro-V antiforfora che presenta tra i suoi primi ingredienti il Dimethicone, sostanza chimica considerata altamente pericolosa; a seguire ci sono otto ingredienti catalogati come pericolosi e due come potenzialmente pericolosi.

-Il secondo prodotto è lo Shampoo The Body Shop Palmshine che presenta al secondo posto (dopo l’acqua) un ingrediente accettabile solo se fosse posto fra gli ultimi della lista e in quarta, quinta e sesta posizione tre componenti considerati pericolosi; a cui si aggiungono altri cinque componenti considerati pericolosi e uno potenzialmente pericoloso.

-Il terzo prodotto è una Crema per il contorno-occhi dell’Erbolario (dico crema per il contorno occhi!) di una marca che si pretende ‘naturale’ e di erboristeria: presenta cinque (dico cinque!) ingredienti chimici considerati pericolosi (tra i quali l’Urea, un conservante che rilascia formaldeide, sostanza per la quale oggi come oggi non c’è bisogno più di fare alcun commento) e uno potenzialmente pericoloso.

-Il quarto prodotto è la Crema al polline di fiori dell’Erbolario, giusto per rincarare la dose, che contiene al terzo posto (al primo come sempre c’è l’acqua) un ingrediente chimico considerato pericoloso (il C12-20 Acid Peg-8 Ester) e al settimo e all’ottavo posto altre due componenti considerate pericolose, a cui si aggiungono un altro componente considerato pericoloso e uno potenzialmente pericoloso.

-Il quinto prodotto è specifico per neonati e bambini, venduto in tutte le farmacie e commercializzato dalla Johnson e Johnson, l’Aveeno Derm Baby (crema barriera). Contiene al terzo posto (al primo c’è l’acqua come sempre) un ingrediente pericoloso (la paraffina, che è un grasso derivato dalla lavorazione del petrolio e che nel tempo si può arricchire all’interno dell’organismo), al settimo posto e al sedicesimo posto (ma la crema contiene ancora molti ingredienti, non siamo neppure a metà) addirittura due componenti altamente pericolosi come il cyclomethicone e il dimethicone, a cui si aggiungono in posizioni intermedie tra i due altri due componenti pericolosi, e dopo, altri tre componenti pericolosi e due potenzialmente pericolosi. Meglio di così per la cura del nostro bambino!!!

-Il sesto prodotto, specifico per neonati e bambini, lo voglio citare per la sua semplicità e per mostrare come tutta la produzione dei cosmetici sia in completamente improntata al massimo guadagno, dunque al massimo risparmio produttivo (questo significa che i componenti devono costare il meno possibile: difficile perciò che si tratti di prodotti di qualità, come vorrebbero farci credere nel caso dei prodotti per neonati!). Si tratta di un olio per la pelle, l’Olio Baby Johnson, che contiene soltanto tre ingredienti, di cui uno è la profumazione (e ricordate, se non specificato, le profumazioni sono sempre sintetiche). Il primo ingrediente, il più importante, cioè l’olio, soprattutto nel caso di un prodotto specifico per bambini, dovrebbe essere un olio di origine naturale (anche perché la pubblicità parla di qualcosa che avvolge e protegge la pelle del nostro bebè con estrema cura e delicatezza) e, invece, udite udite, l’olio è uno scadentissimo derivato della lavorazione del petrolio, la paraffina liquida (anche detto mineral oil), componente pericoloso che può nel tempo addirittura arricchirsi nell’organismo: “[…] usato in molti prodotti per la cura personale, l’olio per bambini è 100% mineral oil, questo ingrediente riveste la pelle come una pellicola di plastica, disgregando la barriera naturale della pelle ed impedendo la sua capacità di respirare ed assorbire l’umidità e i nutrienti” [Sono sicuri i prodotti per la cura…], proprio l’effetto contrario rispetto a quello che cerchiamo di ottenere per suo mezzo. (fonte: http://xoomer.alice.it/tatanone/Cosmetici_mio.htm)

tutto ciò premesso ho iniziato piano piano le sostituzioni:

purtroppo avevo dei prodotti Clinique da finire e mi sono chiesta se era il caso di buttarli o se, tutto sommato, i prodotti ormai acquistati valeva comunque la pena finirli per sostituirli gradatamente con quelli che superavano il mio test di qualità. Così ho aspettato che i vari shampoo e dentifrici finissero per iniziare a sostituirli degnamente e oggi sulla mensola del bagno fanno bella mostra di sè i seguenti prodotti:

  • Latte detergente e tonico Helan, acquistati a prezzi ragionevolissimi in una bottega bioetica, hanno sostituito le famose tre fasi di clinique
  • sapone di marsiglia dei provenzali, il saponificio giannasso che lo produce vanta si vanta di non testare i prodotti sugli animali, di essere un’azienda a impatto zero e di non usare derivati del petrolio nei suoi prodotti. Acquistato al supermercato ad una cifra in tutto e per tutto simile alle altre saponette;
  • allume di potassio, quest ultimo sostituisce il deodorante che spesso acquistavo abbastanza a caso, in base più alla fragranza che alla conoscienza di cosa mi stavo mettendo addosso, l’allume di potassio è un po’ caro, ma dura molto tempo (almeno 3 anni…) è totalmente naturale ed è un ottimo antiodorante
  • crema corpo di vagheggi: prodotto di phytocosmesi scoperto  dal mio estetista, una crema dall’odore buonissimo e a carattere altamente idratante, sostituisce la nivea, mi sono così liberata anche della paraffina;
  • dentrificio bjobj, decisamente più caro del consuento dentifricio del supermercato, ma non è testato sugli animali e non contiene sodium Laureth solfate o sodium laurylsulfate, basta metterene un po’ meno sullo spazzolino per ammortizzare il costo. Non dimentichiamoci che il dentifricio è solo un cosmetico e non serve ad aumentare la pulizia dell abocca;
  • in un primo momento ho abbandonato lo shampoo pantene (sì, se ci penso è da innoridire, usavo lo shampoo pantene, ma anche quello garnier) per uno shampoo solido di lush. Poi ho scoperto che il prodotto non era così naturale come voleva sembrare, nel senso che anche qui si fa uso del solito  sodium Laureth solfate, così ho acquistato al supermercato uno shampoo dei provenzali. Ammirevole l’idea di lush di eliminare la confezione dello shampoo, da perfezionare però ancora l’ inci degli ingredienti.

Inizialmente pensavo che non mi sarei potuta permettere questo genere di spese, ma devo dire che posso tranquillamente ricredermi, oggi è possibile acquistare etico se non tutto, almeno una parte dei prodotti che usiamo più spesso.

Per il momento sono soddisfatta, me devo fare ancora qualche passo … c’è ancora la sostituzione di mascara e fondotinta che mi aspettano….

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Un ricordo dal sangue del mio sangue

Ho tantissimi bei ricordi legati ai miei nonni.

Tra questi c’è una filastrocca salentina che mia nonna mi recitava di tanto in tanto e di cui non perdo memoria, ma per non rischiare che possa comunque perdersi nella memoria affollata dell’uomo moderno, la appunto qui

La cummare furmiculicchia

Na fiata la cummare furmicuicchia sta scupà an terra e truau tre sordi. “Ce mi cattu?” dicia sempre la cummare furmiculicchia

“Mi cattu caramelle?? No, no poi mi dicinu ca so cannaruta… Mo’ mi cattu nzagareddhre e mi maritu!!!”

Allora si giustau bona e si nfacciau alla finescia.

Passau lu iaddru e disse:”Cummare furmiculicchia ce sta faci alla finescia ttt mutata?”

E la cummare rispose:”M aggiu mmaritare!!”.

Rispose lu iaddru “Mi uei a me?? “

e la cummare:”Come faci la notte??”

“Chicchirichì chicchirichì!!!” rispose lu iaddru.

“No, no” dicia la furmiculiccha, ” mi faci ‘mpaurare.”

Passau lu grillu e disse:”Cummare furmiculicchia, Cummare furmiculicchia ce sta faci alla finescia?”

E la cummare:”M aggiu mmaritare!!”

Rispose lu grillu “Mi uei a me?? “

e la cummare: “Come faci la notte??”

“Cri Cri- Cri Cri!!!” rispose lu grillu.

“No, no”, dicia la furmiculiccha, “mi faci ‘mpaurare.”

Passarono tnt animali e cu ttt la stessa storia ca la notte nn la facianu durmire e la facianu ‘mpaurare.

Alla fine passau compare surgicchio e chiese:

“Cummare furmiculicchia, Cummare furmiculicchia ce sta faci alla finescia?”

E la cummare:”M aggiu mmaritare!!”

Rispose lu surge “Mi uei a me?? “

e la cummare: “Come faci la notte??”

“Squit!!!” rispose compare surgicchio

e la cummare furmiculicchia disse:” Ti vogghiu cumme mmaritu che la notte m faci mpannare e non ‘mpaurare.”.

Così si maritarono.

Na dumenica stianu a messa e la cummare mannau lu cumpare surgicchiu cu ba bete ci la carne da intra la pignata si era cotta.

Lu surgicchiu cu varda intra la pignata catiu intra e si coce paru paru alla carne.

La cummare furmiculicchia, vedendo ca lu maritu no rià si ni turnau a casa e ziccau cu lu cerca, ma nun l’ucchiao.

Quannu pigghiau la pignata troau cumpare surgicchiu morze.

E chiangennu disse:

“Surgicchiu mia surgicchiu t ha cuettu an pignaticchiu.. Ci no purtai la cota eri qunt na malota, ci no purtai lu culu eri qnt nu pasulu!!”.

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…per le strade di Roma

Ho due giorni da passare, per motivi di lavoro, per le strade della capitale.

Vie del centro alberate, vento fresco per essere luglio, i negozi che vendono la pizza al taglio e le case d’epoca che fanno da sfondo alle vie. Le strade piene di gente per la pausa pranzo, il rumore dei clacson che fa da sfondo costante, la solita Roma insomma!

Continuo a subirne il fascino, forse solo perchè non abito qui, di fatto tutte le persone non autoctone  che da qui sono transitate per tempi medio-lunghi, hanno poi preferito scegliere altri luoghi dove vivere e mentre passeggio non so spiegarmi come si può non desiderare di vivere in un museo a cielo aperto dalla temperatura tiepida.

Mi ricordo passeggiate in Campo dei Fiori a fine agosto, per mano con mio papà, alla sera, quando ero piccola, ospite di alcuni zii; oppure fontana di Trevi, sempre di sera, solo qualche anno fa, in cui ho desiderato di poter essere lì con una persona che mi volesse bene davvero per poter esternare il mio entusiasmo e anche il mio a volte banale romanticismo.

Chiudo quindi con un pizzico di malinconia e nell’attesa di poter essere qui con la mia personalissima metà del cielo (con la quale vorrei fare tutto, dal pranzo da Ciro a Mergellina, fino a un viaggio in Islanda, fino a stare fermi nel nostro nido) fischietto un motivetto…

“T’invidio turista che arrivi,
t’imbevi de fori e de scavi,
poi tutto d’un colpo te trovi
fontana de Trevi ch’e tutta pe’ te!

Ce sta ‘na leggenda romana
legata a ’sta vecchia fontana
per cui se ce butti un soldino
costringi er destino a fatte tornà.

E mentre er soldo bacia er fontanone
la tua canzone in fondo è questa qua!

Arrivederci, Roma…
Good bye…au revoir…
Si ritrova a pranzo a Squarciarelli
fettuccine e vino dei Castelli
come ai tempi belli che Pinelli immortalò!”

da ARRIVEDERCI ROMA (Garinei, Giovannini e R.Rascel)

La foto è di Giorgio Marinelli, che ringrazio per la disponibilità

http://www.pbase.com/giorgionews/roma

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Henri Charriere, la noce di cocco e un bellissimo libro

Sabato scorso ci siamo comprati una bella noce di cocco, ieri l’abbiamo aperta e ne abbiamo mangiata una parte.

Per me oggi la noce di cocco è legata in modo indissolubile ad uno romanzo che ho letto parecchi anni fa: Papillon di Henri Charriere.

L’autore, ergastolano e condannato ingiustamente, racconta della sua prigionia  nella guyane francesce,  racconta di tentate evasioni, di speranze, di isolamento, di digiuni punitivi, d’amore, di fiducia, di denuncia e di isolamento.

Papillon  è il soprannome con cui Charriere veniva chiamato “per via del suo petto tatuato con una farfalla, ad indicare il volo e quindi la libertà.

Libertà che alla fine riesce ad ottenere, non tramite la giustizia, ma grazie ad un ennesimo tentativo di evasione e alla libertà ritrovata seguirà un nuovo libro dal titolo Banco, che narra il dopo prigionia, libro ormai introvabile, se non nel mercato dell’usato.

Ora, giustamente, verrebbe da chiedere, che centra tutto questo con il cocco? bhè, Papillon è un romanzo in cui il cocco svolge una parte molto importante, infatti il nostro eroe sopravvive alla sua crudele storia di prigionia  non solo grazie alla sua forte personalità, ma grazie anche ad una guardia che di nascosto gli dà dei pezzi di cocco.

Il cocco infatti è ricco di potassio, contiene anche sodio, calcio e fosforo. Ha un alto contenuto in lipidi ed è molto calorico… e permette a Papillon di sopravvivere ad uno degli isolamenti e digiuni più duri che gli vengono inferti a seguito di una evasione andata male.

Così ora, tutte le volte che mi mangio il mio quadratino di questo preziosissimo frutto penso sempre all’avventura di Charriere, uno dei più libri che io abbia letto!

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vergogna d’italia

Forse, a seguito della sentenza di martedì sui fatti di Bolazaneto, ci sentiremmo di essere daccordo con il fatto che  la magistratura è da rifare.

Ma questa è un’idea fuorviante e la sentenza di martedì è l’ulteriore conferma che il problema con cui abbiamo a che fare non riguarda esattamente la magistratura ma lo stato.

Uno stato odioso, razzista, purulento, invischiato e tutto da rifare, uno stato che ci regala l’esercito in strada, uno stato nel quale io inizio seriamente a vergognarmi di abitare.

Questa sentenza cade come un’ulteriore mannaia su una situazione giudiziaria stroicamente insopportabile, almeno relativamente a tutti i fatti “nodali” del nostro passato di “italiani brava gente”.

Una sentenza odiosa, che cancella sofferenze ed umiliazioni, che riduce e minimizza senza chiamare le cose con il loro nome: tortura, consumata in uno stato che si professa civile, in uno stato che tutela l’uomo e i suoi diritti, in uno stato in cui è necessario denunciare e punire fatti che non hanno a che fare  con la dignità, con il rispetto, con la tutela. Uno stato che in vent’anni non ha mai trovato il tempo di aggiornare i suoi codici al diritto internazionale.

In uno stato in cui il reato di tortura non esiste, era indispensabile dover ufficializzare e punire ciò che è successo a Bolzaneto.

Invece, a distanza di 7 anni arriva una sentenza cieca, che non vede la gravità degli atti, derubricandoli ad abuso d’ufficio e a violenza privata, che non ferma il punto sull’inaccetabilità  delle gravi violenze fisiche e morali e fa scivolare via  tutto come se si fosse trattato di cose che … sì, non dovrebbero, ma possono succedere…

Invece a tutti questi fatti, denunciati da oltre 200 persone, segue il vuoto giudiziario.

L’immagine delle forze dell’ordine non ne esce nemmeno scalfita.

Quindi sentiamoci ormai ufficialmente parte del nostro nuovo e riconfermato stato, non più democratico, ma di polizia.

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Una cena al fornel


Pioveva di brutto sabato a sera, quella pioggia che proprio non ti permette di uscire perchè sai che appena il naso spunterà fuori dal portone ti ritroverai bagnato da capo a piedi e non importa se hai l’ombrello, dal gionocchio in giù sarai fradicio…
poi si trattava di arrampicarsi su per un pezzettino della Valchiusella, non una strada difficile, ma pur sempre una strada di montagna!
Abbiamo solo aspettato che spiovesse e poi ci siamo messi in macchina, non potevamo rinunciare alla nostra cena, prenotata il venerdì dopo aver scelto il menu del mese che più ci attirava.

Arriviamo al Fornel con mezz’ora di ritardo sull’orario previsto e sul tavolo troviamo, oltre al cestino del pane (almeno tre varietà: ai semi di papavero, normale, integrale)  un piccolo foglio che elenca le prelibatezze che verranno servite al nostro desco:

Rimango stupita, come sempre, dalla varietà di piatti… ogni mese, salvo l’appuntamento con i fritti piemontesi, ci sono sempre piatti differenti e fantasiosi e buonissimi e ad altissima digeribilità, perchè il belllo di tutto questo è che nonostante a fine cena ci si senta sazi, si digerisce tutto con estrema facilità e, quando si va a mangiare fuori, questa non è una cosa affatto scontata. Quante notti ho passato tra incubi di vario tipo a scolare bottiglie d’acqua per colpa di presunti cuochi che avvelenano la loro clientela? A volte anche una semplice pizza può rivelarsi fatale…

Così noi nell’arco temporale che va dalle 21.00 alle 22.30  si è mangiato un sacco di cose buone e “presidiate localmente”, vorrei potr replicare a casa la vellutata di patate, porri e zucchine per una cena estiva tiepida se Paolo è così carino da cedermi la ricetta… :-)

Abbiamo chiuso questa ottima cena con un fresco e gustoso bicchierino alla pesca frullata e con una deliziosa tartelletta con crema e frutta fresca, un dessert da leccarsi i baffi.

Per questa stagione ci fermiamo qui, arrivederci al fornel nel mese di settembre.

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Aspettando di partire…

Mancano ancora 3 settimane alla partenza per le agognate vacanze. Un anno di intero lavoro per arrivare a quelle tre settimane nel cuore di agosto per riappropriarsi, almeno per un po’, del proprio tempo.

Quest’anno come meta abbiamo scelto di passare una settimana a Parigi, qualche giorno nella regione della Loira e una decina di giorni nella verde Lucania.

L’ asso nella manica che di sicuro mi giocherò in questa vacanze, è il volo dell’angelo, recensito anche dall’edizione Metro londinese.

Nel frattempo Milano in Luglio è sempre la solita, sembra sempre troppo calda, anche quando non lo è poi così tanto, un sacco di gente dal colore della pelle variabile affolla metropolitane roventi e vie assolate, il supermercato di quartiere ti regala sempre un quarto d’ora d’aria condizionata anche se entri per non comprare nulla, i più fortunati sono già partiti e tornati abbronzati, la classe maschile impiegatizia soffre in giacca e cravatta anche nei giorni in cui l’afa non risparmia guardando con invidia chi si aggira in tenuta da piscina, ciabatte incluse.

II nostro nido Banchettese invece ci offre delle serate ancora piuttosto fresche, se possiamo mangiamo in giardino (cioè sul nostro piccolo balconcino) e progettiamo come impegnare questi fine settimana.

Sicuramente domani sera ci sarà una cena al Fornel, che nel mese di luglio propone funghi alla sua affezionata clientela, la stufa sarà spenta ma l’ambiente sarà accogliente come sempre e già mi lecco i baffi al pensiero del burro della valchiusella e del salampatata artigianale e alle altre ghiotte preparazioni e succulenti intingoli che ci verranno proposti;

Poi ci saranno da sistemare le piante per le tre settimane di assenza, soprattutto le piante utili, che vorrei ritrovare vive al nostro ritorno (fragole, salvia, basilico, menta e pomodori) e dobbiamo ideare un sistema di innaffiatura intelligente che provveda per noi, quando non ci saremo. Sembra facile,ma di sicuro non lo sarà. La prima idea che cercheremo di mettere in pratica è quella di bucare delle bottiglie e inserirle con la parte del tappo inserita nella terra.

Poi l’estate è sempre il momento migliore affinchè il governo combini le peggio porcherie, gli italiani sono in vacanza e chi si occupa più degli affari di politica? Chissà cosa ci riserveranno per questa estate 2008 i nostri…

Tra una cose e l’altra passeranno questa ventina di giorni, e poi partiremo anche noi.

Non vedo l’ora!

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A mano armata – Vita violenta di Giusva Fioravanti

Scorrono rapidamente le pagine di questo libro  che, con calcolato distacco, racconta la gioventù dell’ormai arcinoto Valerio Fioravanti.
Sembra di leggere un bel romanzo alla Carlotto, un Lucarelli appassionante, si ha sempre voglia di girare la pagina successiva per sapere con cosa ci stupirà il cinico Giuseppe Valerio.
La trama assorbe completamente il lettore, come in una storia noir ben scritta e dal prezzo di copertina non troppo alto.
E ad ogni pagina che giriamo ci stupisce non solo il protagonista,  ma tutto contesto in cui si muove. Ci stupiscono i suoi comprimari (Francesca Mambro e Cristiano Fioravanti), i luoghi che fanno da scenografia, dipinti come le città in cui ci muoviamo
tutti i giorni e come covi e stanze che si possono solo immaginare.

Vie, piazze, targhe di marmo che oggi ricordano che in quell’angolo una persona è stato uccisa per mano fascista, in quell’altro un’altra persona è stato uccisa per mano comunista e mentre il libro scorre si attraversano dieci anni di storia italiana, da piazza Fontana alla strage di Bologna, tragedie che non si possono e non si devono dimenticare. Tragedie per le quali è stato difficile ottenere anche solo parziale giustizia.


Bravo Giovanni Bianconi a raccontarci dei NAR, dell’attacco armato e della vita da terrorista come risposta ad un universo politico che Fioravanti e “i suoi” considerano inadeguato, per esprimere il proprio disagio e il proprio dissenso alle istituzioni e allo Stato; bravo a non farci dimenticare della storia di Giusva, di   Francesca Mambro e  dei tanti che hanno riempito le pagine di cronaca, ma soprattutto a non farci dimenticare della nostra storia.

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La famiglia lodo

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Riflettendo….

OVERTURE:
“Il consenso è divenuto un valore desueto, e sospetto; lo stesso non si può dire per la giustizia.
Occorre dunque pervenire ad un’idea e ad una pratica di giustizia che non siano legate a quelle del consenso.”

J.F. Lyotard

SVOLGIMENTO
mi sembra che questa frase calzi a pennello alla nostra triste e preoccupante situazione attuale.

Alzare gli standard di inumanità, strategia vecchia ma sempre funzionale del potere più ipocrita, quello che sottrae se stesso alla propria giustizia.

CONCLUSIONE
“Se si tollera qualcosa, diventa sopportabile e, poco tempo dopo, anche normale.”

I. Zangwill

Tolleranza zero contro chi vuol farci spegnere il cervello.

Tieni accesi i tuoi neuroni: leggi Diario

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