Archivio per Settembre, 2008
Settembre 30, 2008
· Archiviato in autoproduzione, b'io, esperienze!, qualcosa di me, resistenza quotidiana · Tagged bagno ecosostenibile, bagno in vasca, detergenti naturali, pubblicità ingannevole, ritmi umani

La domenica pomeriggio, quando inizia a fare buio, mi piace riempirmi la vasca e fare il bagno. E’ un rito che coltivo da parecchi anni ma che negli ultimi tempi, causa frenesie varie, troppi spostamenti e mancanza di tempo, ho un po’ trascurato.
Tornata dalle vacanze estive mi sono ripromessa che i mesi freddi mi devono aiutare a ritrovare dei ritmi più corretti per impostare le mie giornate. Lo so che sembrerà scontato ma mi sono imposta di non fare più due cose contemporaneamente tipo parlare al cellulare mentre cammino per strada, non scrivere in chat mentre lavoro o non consumare il mio “packed lunch” davanti ad internet. E poi mi sono proposta di riappropiarmi del gusto di preparare un dolce ogni tanto, di cucinare delle cose sfiziose, di riuscire a dipingere una maglietta, di fare un lavoro di decoupage e anche di tornare ad immergermi nell’acqua calda.
Credo sia importante riuscire a darsi dei ritmi che permettano alla mente di “respirare” e che ci facciano riscoprire il piacere di ritagliarsi delle finestre di tempo; quindi ritorna il rito del bagno e se qualche anno fa mi immergevo in vasca in modo “alternativo” , oggi il modo è diventato ecosostenibile.
Ecco qui la ricetta per un bagno rilassante, profumato ed ecosostenibile:
1 – ACQUA: riempire la vasca solo per metà, non è necessario che l’acqua ci arrivi sotto il mento per poter stare al caldo e rilassarsi. Importante chiudere le porte della stanza da bagno per poter raccogliere il più possibile i vapori che riscalderanno anche l’ambiente circostante; quando l’acqua arriva anche sotto lo sterno staremo più che bene;
2 – DETERGENTE: come detergente utilizzo l’olio di mandorle dolci, ne aggiungo un po’ direttemente in acqua, e sapone di marsiglia naturale. Il primo ha il vantaggio di lasciare la pelle morbidissima, il secondo lo applico direttamente sulla pelle e lo friziono con una spugna morbida;
3 – AROMATERAPIA: all’acqua aggiungo sempre tre gocce di olio essenziale di limone o arancio o lavanda o melissa (sono olii essenziali venduti in farmacia a dei prezzi abbastanza ragionevoli) e quindi mi inalo l’aroma che viene diffuso dai vapori.
Alternative a quanto sopra esposto sono il bagno con un mezzo chilo di sale grosso disciolto in acqua caldissima e qualche goccia di olio essenziale, fa sudare molto, sgonfia e abbassa la pressione oppure il bagno con bicarbonato.
In nessun caso ho rimpianto il bagnoschiuma che, oltre ad essere sintetico per eccellenza, secca la pelle in modo a volte “desquamante”, soprattutto nella stagione più fredda.
Ormai quando vedo o sento le pubblicità dei vari prodotti da bagno e cure della persona al tè verde, al ginseng o altre fesserie simili, mi rendo conto di quanta spazzatura ci propinano quotidianamente e di come ci trattino per dei veri fessi. Triste, ma è così!
Settembre 25, 2008
· Archiviato in Giardino sul balcone, autoproduzione, b'io, ecologia · Tagged insalata in vaso, insalata sul balcone, orto sul balcone, piante aromatiche in vaso, piante aromatiche sul balcone, pomodori in vaso, pomodori sul balcone, rapanelli in vaso, rapanelli sul balcone, verdura sul balcone
Ed eccoci all’autunno… tempo di resoconti e bilanci per quello che riguarda il raccolto del nostro piccolo orto allestito sul balcone.
Siamo rimasti soddisfatti e sicuramente la prossima promavera si ripeterà l’esperienza, magari anche più in grande, con più vasi e più sperimentazioni.
Ma vediamo com’è finita l’esperienza lasciata insospesa nella prima puntata:
INSALATA: ci ha dato tante soddisfazioni, è cresciuta bella, croccante e rigogliosa, complice anche l’alto tasso di umidità che c’è nel canavese. Ne abbiamo mangiato per circa due mesi, una volta finita purtroppo non è stato più possibile reperire le piantine da interrare. Inoltre c’era l’approssimarsi delle vacanze e quindi non abbiamo proceduto nè con il rinnovo nè con la semina. A fine agosto però siamo tornati da Potenza e lì l’isalatina da trapiantare la vendono per tutta la primavera e tutta l’estate, così abbiamo fatto viaggiare l’insalata gentilina per 100 km e l’abbiamo accomodata in tre bei vasi. Il risultato è stato una crescita più modesta delle piante di due vasi, una crescita completamente nulla delle piante del terzo vaso. Effettivamente le giornate non sono più calde e soleggiate e quindi mi sembra chiaro che un’insalata che richiede luce e calore faccia fatica a venir su. A breve sperimenteremo il pan di zucchero, tipica insalata invernale.
FRAGOLE: ne abbiamo mangiate, belle, rosse e di dimensione variabile, ma 6 piantine sono davvero troppo poche per poter avere un cestino di frutti da portare a tavola. Maturano un po’ per volta per cui si riesce a staccarne 7 o 8 per ogni raccolto. La prossima estate provvederemo a ripiantarle di nuovo in maggior numero, dato che non hanno resistito alla nostra assenza nel mese di agosto.
RAPANELLI: un disastro. ma proprio un disastro completo. Bevevano tantissima acqua, hanno fatto delle foglie enormi, ma la radice rossa è rimasta sottile sottile, non si è mai ingrossata. Ho dovuto eliminare tutto… non credo che li riproveremo.
POMODORI:ci hanno dato una grande soddisfazione, ne sono maturati molti e per quasi due mesi abbiamo raccolto tutti giorni e le piante erano solo due ! La prossima primavera proveremo ciliegini e perini, sperando di avere lo stesso risultato.
Le piante aromatiche ci hanno accompagnato fedeli, per strada si son persi il rosmarino e la menta, difficilissimi irrigarli in vaso.
Al prossimo aggiornamento!
Settembre 22, 2008
· Archiviato in Band dessinée, Libri, qualcosa di me · Tagged campo scout, michela rabagliati, paul ha un lavoro estivo, vivere nella natura

Ieri sera ho finito di rileggere per la seconda volta questa storia scritta e disegnata da Michael Rabagliati.
Un tratto semplice per una storia semplice e tenera, sulla giovinezza e sui sentimenti puri che si vivono prima che il mondo adulto ci rapisca e confonda con le sue disillusioni e le sue amarezze.
Paul, dopo aver lasciato la scuola ed essersi scontrato con una prima fallimentare esperienza lavorativa, partecipa ad un campo scout per aiutare ragazzi in difficoltà. Nel racconto di quel campo scout ho ritrovato le belle sensazioni della vita di gruppo, quel sentirsi “una cosa sola” quando si è tutti insieme immersi nella natura e lontani dalla civiltà, le paure del campeggio nel bosco, la scomodità di avere una latrina (un buco scavato nella terra e coperto da una tenda), gli incontri con gli animali notturni e gli insetti fastidiosi, l’inquietudine delle notti passate nelle tende, soprattutto quando si ha poca esperienza, ritratti con ironia.
E poi la sfida quotidiana di riuscire a fare qualcosa di buono per qualcuno meno fortunato di noi, la sfida di crescere mentre le porte dell’età adulta sono all’orizzonte.
E poi l’amore, ovviamente! Quando si è lontani dalla città, dallo studio, dal lavoro, dalla frenesia e il nostro corpo si fonde con il suo antenato selvaggio tra fuoco, torrente e bosco e lo spirito di gruppo diventa perfetto… ecco che c’è posto oltre che per l’amicizia, anche per l’amore, che riesce a ritagliarsi uno spazio a misura solo per quei tempi e per quei luoghi, difficile portarselo in città, esattamente come gli amori estivi.
Ci sono proprio io disegnata in questa romanzo, ci sono io che ho paura nel bosco, ci sono io che mi sento responsabile del gruppo che accompagno, ci sono io che mi innamoro di un ragazzo e dei luoghi che ci hanno ospitato, ci sono io che faccio di tutto pur di non usare la latrina ufficiale, ci sono io che mi sento parte di un gruppo invincibile e indivisibile.
Poi si cresce e tutto assume una piega diversa. Il tempo ha diviso il gruppo e lo ha reso anche perdente.
Il ricordo però rimane vivo e quelle sensazioni che credevo sepolte le ho trovate proprio qui, tra le pagine di questa storia.
Settembre 17, 2008
· Archiviato in cinema · Tagged Alba Rohrwacher, cinema realista, film, il papà di giovanna, Pupi Avati, Silvio Orlando

Silvio Orlando ha sempre un’espressione malinconica, sembra abbia occhi che scrutano un orizzonte alla ricerca di un qualcosa che non trova mai e questo qualcosa, che manca sempre, gli impedisca di sorridere.
Non di sorridere con la bocca, ma con il viso intero, perchè la bocca può incurvarsi in un sorriso, ma i suoi occhi tradiscono sempre malinconia.
Così in questo film dalle atmosfere d’altri tempi, male illuminate, esattamente come sessanta anni fa erano male illuminate le case e le strade, con appartamenti arredati a volte senza nemmeno quello che oggi possiamo considerare essenziale, Pupi Avati attraverso il sorriso triste di Silvio Orlando, ci porta attraverso una storia fortemente drammatica sul fallimento dei rapporti tra marito e moglie e tra genitori e figli, in uno sfondo storico che va dal 1940 al 1950, anni di guerra e di ricostruzione visti dai portici di Bologna, insieme alla vita misera di un professore contro la vita agiata dei funzionari di Stato e al rincorrersi di desideri che portano alla disperazione.
Attraverso lo sguardo mai del tutto presente di Alba Rohrwacher che recita una ragazzina insicura, bruttina e a tratti anche folle, Avati ci racconta le difficili ragioni della drammatica storia di una figlia iperprotetta e quotidianamente testimone del matrimonio senza amore dei suoi genitori.
Quindi eterni e irrisolti conflitti umani che non sappiamo mai, alla fine, dove ci porteranno.
Settembre 16, 2008
· Archiviato in autoproduzione, b'io, ricette · Tagged crostata, farina integrale, marmellata da finire, ricetta per una torta ipocalorica

In una domenica mattina un po’ piovosa e con un barattolo di marmellata non proprio ottima da dover finire, ci siamo inventati una crostata con gli ingredienti che già avevamo a casa.
La dispensa offriva solo la farina integrale, inizialmente un po’ dubbiosa ho deciso di procedere lo stesso come da normale ricetta, apportando qualche piccola modifica:
300 gr. di farina integrale
150 gr di zucchero mascobado
2 uova
70 gr di burro (attenzione, la ricetta originale ne prevede almeno 150 gr!)
tutti gli ingredienti utilizzati sono biologici.
si impasta il tutto con energia e si mette a riposare in frigo per almeno 40 minuti, passati i quali si può stendere l’impasto in una teglia, guarnire con marmellata a piacimento e infornare a 180° per una ventina di minuti.
Il risultato sarà una bella crostata dall’impasto scuro, non troppo dolce e con una giusta ruvidità al palato. Essendoci meno burro rispetto alla ricetta originaria risulterà un po’ più dura al taglio, ma non sotto i denti.
Settembre 8, 2008
· Archiviato in Libri, Terre di Lucania, autoproduzione, b'io · Tagged Aglianico, Basilicata, F.lli Masi, Gaetano Cappelli, Lucania, Potenza, Storia controversa dell'innarestabile fortuna del vino
“Storia controversa dell’innarestabile fortuna del vino Aglianico del mondo” di Gaetano Cappelli edito da Marsilio.
Sul web si trovano pareri molto contrastanti su questo libro, c’è chi lo trova fantastico e chi lo descrive totalmente privo di basi, il mondo è bello perchè e vario e per quel che mi riguarda a me è piaciuto molto.
Sarà il fatto che condivido la mia vita con un Lucano, sarà che il suddetto Cappelli è un collega del padre del mio compagno, sarà che almeno un paio di volte l’anno frequento Potenza e questa storia controversa parte proprio dal capoluogo di regione più alto d’Italia, cioè proprio Potenza.
Sarà anche che mi piace l’ Aglianico.
Quello che bevo io è delle cantine “I F.lli Leonardo e Donato Masi“, una piccolissimo vigneto che basta giusto all’autoproduzione di uva da vino per un anno per due famiglie e qualche bottiglia regalata agli amici più intimi.
E’ anche grazie a questo non del tutto trascurabile dettaglio che mi sento coinvolta da questo romanzo, che è un romanzo certamente “leggero” ma estremamente piacevole e che fa quello che ogni buon romanzo dovrebbe fare: ti fa sognare, ti fa prendere le parti dei personaggi, ti ritrovi a tifare per uno contro un altro, ti trasporta attraverso lo svolgersi degli eventi fino all’ironico finale. E diciamo che l’Aglianico, nominato fin dal titolo, più che da padrone, fa da sfondo, da leit motiv, da anello di giuntura, sicuramente non da protagonista. Ma forse è proprio così che si svolgono anche le improbaili vicende della nostra vita, perchè sono proprio quegli elementi che pare ci accompagnino senza avere troppo importanza che, alla fine e spesso inaspettatamente, ci fanno prendere importanti risoluzioni, permettono grandi ribaltoni e spesso decidono addirittura loro per noi.
Ho chiuso il libro con il sorriso sulle labbra o forse è più corretto dire che ho letto tutto il libro con il sorriso.
E’ così raro di questi tempi trovare dei romanzi che mi divertano, che siano spumeggianti senza essere stupidi o banali, difficile anche trovare scritti che siano geniali per la loro tecnica narrativa senza per questo essere intricati o pesanti nella lettura.
Non mi lascerò sfuggire il suo precedente “Parenti lontani” perchè ho già la sensazione che non mi deluderà.
Settembre 5, 2008
· Archiviato in pensierini, qualcosa di me, storia · Tagged nonni, persone anziane, rughe

Nelle pieghe delle rughe dei nonni con cui si chiacchiera
si nasconde una vita intera
e se guardi bene riesci anche a leggerla.
La leggi nelle mani dure dalle unghie spesse, nello sguardo lucido,
nella postura affaticata,
nella barba che non riesce più rasa come un tempo,
nelle orecchie ingrandite dall’età, per il troppo ascoltare, per il troppo sentire.
C’è una storia che vuole essere raccontata se sai come fare per fartela raccontare.
se sai come leggerla
se sai interpretarla.
I nonni sono un tesoro prezioso, sono il nostro inizio visibile, sono gli ultimi dei nostri antenati.
I nonni sono il legame con la nostra storia.
Settembre 3, 2008
· Archiviato in b'io, donne, ecologia, natura · Tagged ciclo mestruale, coppetta mestruale, donne del 2000, idee innovative, mestruazioni, mooncup, riduzione rifiuti
Di cosa si parla?
Della Mooncup, ovviamente!
Ovvero di una comoda coppetta mestruale in silicone che ha cambiato la mia vita di donna-consumatore, legata ai tradizionali rimedi pubblicizzati per ovviare alle mensili mestruazioni.
Mi domando solo come ho fatto per tanti anni a sopportare tutti questi prodotti studiati e testati da eminenti ricercatori e designer per il benessere della donna “in quei giorni”…
Oggi quasi mi vergogno nel dire che dopo essere venuta a conoscenza dell’esistenza di questo miracoloso oggetto, ho esitato sull’acquisto, ho riflettutto lungamente sulla possibilità di usarla, me la sono immaginata poco pratica e anche un pochino “schifosa”; sai tutto il sangue che si raccoglie e poi LO VEDI lì dentro e devi SVUOTARLA. No, pensavo,non ce la posso fare, non è per me.
Non posso contribuire ulteriormente alla diminuzione dei rifiuti, del resto i lines seta ultra sono così comodi abbinati ai tampax e al salvaslip, no?
Poi però un giorno, senza pensarci troppo, l’ho ordinata ed è stata una vera e propria benedizione.
Oggi sono una donna con mestruazioni eco-sostenibili, ma soprattutto una donna che non tornerebbe mai più ai tradizionali assorbenti del tipo seta-lunghi-con-ali-anatomici-zone-più per la notte, ultrapiatto-flussi-medi-senza-ali-petalo-blu di giorno, tampax regoular per i primi giorni, mini per quelli successivi. Niente più armadietti del bagno pieni di scatole e bustine e nemmeno niente più soldi (tanti) spesi per i vari prodotti lines, nuvenia e quant altro.
Magari l’avessi scoperta qualche anno fa!
Welcome Mooncup!
Sito istituzionale: labottegadellaluna
Settembre 1, 2008
· Archiviato in Giardino sul balcone, esperienze!, riciclo · Tagged annaffiare durante le vacanze, piante sul balcone, riciclo bottiglie

Siamo infine ritornati dalle nostre vacanze e devo dire che il balcone e la maggior parte delle piante che vi avevamo lasciato, ci hanno accolto ancora verdeggianti.
Il sistema delle bottiglie ha funzionato alla perfezione.
Ecco come abbiamo fatto affinchè la nostra assenza non si traducesse necessariamente in un periodo arido per le nostra flora:
nel mese di luglio abbiamo iniziato a mettere da parte un po’ di bottiglie di plastica da un litro e mezzo e da due litri,
il giorno prima di partire le abbiamo riempite e con delle forbici ho praticato un foro non troppo grosso su ciascun tappo e tutti i tappi, così forati, li abbiamo usati per chiudere le bottiglie.
A questo punto si capovolge la bottiglia, in modo che il tappo si possa ben conficcare nel terreno e si cerca di far penetrare il più possibile la bottiglia in profondità.
Per ogni vaso è necessario mettere un numero di bottiglie proporzionale alla normale sete/irragazione della pianta, infatti alla fine avevamo vasi corredati anche con 6 bottiglie (un piccolo cespuglio di erika) a vasi con una bottiglia sola (una Aloe molto grande).
Il sistema è perfetto perchè la pianta si serve da sola assorbendo il liquido con il normale uso delle radici, non ci sono quindi rischi di marciscenza. Se siete insicuri sul numero di bottiglie da mettere in ogni vaso è meglio abbondare, l’acqua che avete messo in più non sarà comunque bevuta dalla pianta e ve la ritroverete ancora lì nella bottiglia.
Che spettacolo vi aspetterà al vostro rientro? Un sacco di bottiglie vuote e schiacciate per il sottovuoto che crea l’assorbimento delle radici, in un certo senso io l’ho trovato anche uno spettacolo…. come dire… affascinante!