Archivio per Ottobre, 2008

Memorie di un Cecchettaro nella neve

Ieri sera al Teatro della Cooperativa,  per soli 6 spettatori (ahimè), si è esibito Giorgio Felicetti in uno spettacolo sulla vita operaia.

Il testo, scritto da Felicetti, Nicolini e Chesi è un monologo semplice e asciutto, recitato in cadenza marchigiana, sulla storia della Cecchetti e su chi, dagli anni 40 e per quasi quarant’anni, ci ha lavorato.
Solite storie direbbe qualcuno, di cui non si parla mai abbastanza aggiungerei io, o di cui si sa sempre troppo poco.

55 minuti di riflessione, ironia, storia d’Italia,  visti dalla vita di fabbrica, di sveglia alle 5 del mattino, di spogliatoi senza nemmeno una doccia, di tute blu tutte intere che trasformano chi le indossa in uomini da sposare, in uomini con il lavoro sicuro e garantito perchè rappresentano un taglio netto con l’incerto e il sottopagato lavoro dei campi.

Anni e anni di lavoro duro e pericoloso, perchè chi lavora in certe fabbrica già si sa che campa poco, chi sta alle verniciature, chi sta alla fonderia, chi sta alla sega circolare,  chi si fa un bel sonnellino sui sacchi di amianto dopo la pausa pranzo… e giorno dopo giorno la fabbrica ti uccide.

Ti uccide in diversi modi: con una disattenzione che si trasforma in invalidità a vita, con un sonnellino che girono dopo giorno si trasforma in tumore.

Ma anche di padroni illuminati che dentro alla fabbrca creano la “provvida”, spaccio aziendale dove gli operai possono acquistare tutto, ma proprio tutto a basso costo e anche a credito.

Le Officine Cecchetti di Civitanova Marche nel 1994, dopo una serie di vicissitudini legate a continui cambi di proprietà chiude e lascia a casa i suoi uomini, la causa principale è ovviamente la presenza dell’amianto in fabbrica, la neve. Sì perchè le fibre d’amianto venivano trasformate in fiocchi filabili ed erano così morbidi, simili alla neve…

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Ogni tempo

Ogni tempo ha il suo fascismo.
A questo si arriva in molti modi,
non solo con il terrore e l’intimidazione poliziesca,
ma anche distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia,
diffondendo la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine.

Primo Levi 1974

Grazie a Un mondo di bene

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effetti collaterali da ora legale

Poesia per la mia personalissima metà del cielo

Cambia l’ora
e l’autunno
poi
cederà il passo all’inverno
e io
sono pronta
ad affrontarlo
se mi tieni
almeno tu
al calduccio
del tuo corpo

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Il GOverno della caMORRA è sul palco

Sabato sera ho dato il via alla stagione teatrale 2008/2009 con il mio abbonamento ai Teatridithalia.

Un’ ottima inaugurazione con lo spettacolo del Teatro Mercadante di Napoli che ha portato in scena GOMORRA, un estratto dal libro dell’ormai arcinoto Roberto Saviano, affascinante e maledetto… mi viene da aggiungere in scioltezza.

Bravi gli attori, sia quelli che si fanno amare che quelli che si fanno odiare.

Scene semplici e dialoghi taglienti, di quelli che proprio fanno male,  feriscono per la semplicità e il distacco con cui pensieri pesanti diventano parole pronunciate  crude e troppo  distanti dalla nostra patinata (in)civiltà.

Sui loro volti, alla fine dello spettacolo, si legge tutta la consapevolezza con cui recitano uno spettacolo così duro e tutta la responsabilità di cui si sentono caricati: raccontare la loro terra in questo modo triste, rappresentare uno spettacolo che parla di Gomorra in giro per l’Italia, affinchè l’opera di Saviano sia conosciuta sempre di più e davvero a tutti  perchè chi non ama il cinema può vederla a teatro, chi non ama il teatro può leggerla,  chi non ama leggerla ne ha sentito sicuramente parlare, perchè l’importante è parlare per iniziare a  conoscere e per poter capire.

Perchè è essenziale  capire per potersi difendere.

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“Ci sei su facebook?”

Nelle ultime due settimane me lo hanno chiesto almeno 10 persone.

“Ci sei su Facebook?”

“No”, rispondo più o meno garbatamente “non solo non ci sono , ma nemeno mi piace Facebook”.

Non mi piace e lo trovo inutile. Questo far credere di essere in contatto con tutti, di poter riportare in vita vecchie amicizie erose dal tempo, riesumare amori passati, rianimare rapporti che vivono continui alti e bassi, tornare in contatto  con i tuoi compagni di classe delle elementari e volendo addirittura dell’asilo… che come minimo quando ci si incontra in coda alla posta ci si ignora palesemente perchè per anni e anni e anni e per lepiù strane vicissitudini non ci si è più incontrati, però nonostante ne siano passati almeno 40 di quegli anni  ci si riconosce ancora per strada si fa  finta di non conoscersi.

Però oggi per fortuna c’è  Facebook, per strada puoi continuare a far finta di niente, ma sul web puoi sempre proporre un’amicizia…

E poi già mi immagino aquali sono i primi pensieri che animano chi si iscrive, cose del tipo: “oh, vediamo come è diventata la più brutta della classe” e se poi la si trova iscritta con tanto di foto (che susciterà i commenti del caso), ecco che la si contatta, perchè dopo che lei accetta “la nostra amicizia” (mai parola fu più azzeccata per dare l’illusione di qualcosa che assolutamente non c’è) sarà possibile superare la barriera dell’avatar e farci i fatti suoi, vedere le sue foto, che lavoro fa, se si è fidanzata/o ed eventualmente con chi, quindi commentare, ridere, stupirsi.

Dopo la ricerca della  più brutta della classe, seguono:

il figone pazzesco che ci piaceva da morire
il nostro primo fidanzato
quella che pensavamo essere la nostra amica del cuore ma poi ci ha mollato in asso
qualche parente ci sarà pure su facebook, no?
e quei colleghi della prima azienda in cui ho lavorato?

e così via….

il tempo passa (nel senso di quello dell’orologio, spiccio … non di anni )  e scorrono volti, foto, amarezza se qualcuno che proprio ci tenevamo un casino a vedere non si è iscritto, gioia quando arrivano le prime richieste di amicizia: posso entrare a farmi i cazzi tuoi? Certo cara, vieni pure… guarda quante belle foto possiamo scambiarci, quante informazioni e poi alzi gli occhi e tu accorgi di essere lì in rete “in compagnia” di tanti amici da almeno 2 ore e intanto sei ancora sola, seduta alla tua scrivania, con gli occhi pallati dal monitor ma con l’illusione di essere in contatto con tante persone, di aver ritrovato i vecchi amici e di essere connesso anche con gli amici degli amici e che poi più contatti hai e più figo sei. Vuol dire che sei apprezzato, che sei uno che piaci!

per quello che mi riguarda credo che siano tutte fesserie.

Non mi sento un’esperta di sociologia del network, odio già il fatto di dover convivere con due cellulari, due indirizzi mail, due recapiti telefonici fissi. Chi mi cerca davvero sa come trovarmi. Invece chi vuol farsi i fatti miei solo per il gusto di farseli … bhè mi spiace, rimarrà un po’ deluso.

Io non mi iscrivo a Facebook.

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Facile come fare una marmellata

Settimana scorsa ho voluto replicare la preparazione della crostata, con un qualcosa che  aumentasse il valore dell’autoproduzione: farcirla con una marmellata fatta in casa.

Nulla di più semplice!

Abbiamo comprato delle prugne belle mature, lavate con argilla verde ventilata, denocciolate, tagliate a pezzi e messe sul fuoco in una pentola dal fondo bello spesso.

Mi sono permessa di aggiungere 3 cucchiai di zucchero, ho dato una rugata e ho lasciato cuocere per circa un’ora a fuoco molto basso.

Quando la frutta si è ridotta ad una poltiglia gelatinosa di molto simile ad una marmellata ho spento il gas e ho lasciato raffreddare il composto, per poi inserirlo in un bel vasetto.

Da consumarsi in tempi brevi è un prodotto genuino, buono, a km quasi zero e che non  produce rifiuti, quindi un ottimo esempio di diecrescita.

Questa preparazione facilitata non è ultizzabile per fare marmellate che si debbano conservare a lungo.

Nel caso in cui si voglia preparare un prodotto da consumarsi anche dopo qualche mese è necessario sterilizzare il vaso e subito dopo mettere a bollire lo stesso vaso pieno di marmellata in modo che il prodotto sia sottovuoto.

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Mamma Mia, How can I resist you???

Ancora cinema!

E sì, perchè si è deciso che il venerdì sera si va a godersi un po’ di pellicola sul grande schermo e poi con la tessera Aice, che consente l’ingresso a 4,50€ è davvero un piacere potersi guardare anche un film solo ed esclusivamente per il gusto di guardarlo.

Ricordo abbastanza lucidamente e senza nostalgia che l’ingresso in un cinema di Milano arriva anche a 8€. Certo c’è la poltrona avvolgente, il dolby  sourround, la vasca di pop-corn giganti ad un prezzo gigante,  ma visto quanto paghi il biglietto non puoi assolutamente permetterti di sbagliare film.

Così questa settimana con estremo piacere e anche con gioia (almeno mia) siamo andati a vedere Mamma Mia! il musical costruito sui testi delle degli Abba.

Io sono stata una noiosa bambina cresciuta a pane, Abba, Rodrigo’s guitar e Platters, così devo ammettere che al cinema canticchiavo a bassa voce i pezzi rivisti e ricantati da Maryl Streep (fantastica) e dal resto del cast. Ho anche un po’ ballucchiato sulla poltrona, ma con discrezione, odio chi infastidisce il pubblico durante gli spettacoli sia cinematografici che teatrali, quindi sono una persona che in sala sa come comportarsi.

So che può sembrare assurdo, ma nella settimana precedenta alla visione del film mi sono stampata i testi delle canzoni che sarebbero state cantate e me le sono studiate, tradotte e ho cercato di coglierne il senso. Sapevo che sarebbe stato più bello gustarmi il film senza dovermi leggere i sottotitoli, infatti così è stato.

Lo sfondo di una Grecia bellissima, così come me la ricordavo, ha reso questo film davvero scoppiettante.

Nulla di particolare in sè, una storiellina simpatica, ma per gli appassionati  del complesso svedese, dopo “Le nozze di Muriel” rimane un film imperdibile!

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