L’inferno è la violenza, l’inferno è la guerra, è lo stupro, è un bambino che muore di stenti, è una crisi epilettica che non sai mai come starai quando sarà finita, l’inferno è una camera d’albergo di lusso in cui il personale è straniero, l’inferno è la volgarità, il sesso senza amore, l’ubriachezza sudata e vomitata, l’inferno è sul palco in questa piece di Sarah Kane. Imperdibile.
Dal 22 al 26 Novembre a Montalto Dora si festeggia la sagra del Cavolo Verza.
Giro obbligatorio tra le bancarelle del mercatino dell’antiquariato e la via dei sapori, acquisto dei torcetti d’Agliè, degustazione di frittelle di mele e ovviamente pasto a base di cavolo verza. Ai neofiti consiglio caldamente i ravioli al cavolo verza e la zuppa di cavolo verza.
Da non perdere le terracotte di Maniterra, esposte generalmente sulla strada principale, prima di arrivare al centro del paese e se capita anche i cioccolatini ripieni di liquore al Cavolo Verza e i pasticcini di Dolci Tentazioni.
Immagino che a tante persone, spesso, sia venuto il desiderio di tenere a casa una pianta, c’è chi ci è ruscito ma ci sono anche tanti che vi abbiano rinunciato perchè “negati”.
C’è chi dice che riesce anche a far morire le piante grasse e in genere, davanti a questa affermazione, già sappiano che siamo in presenza di un individuo che delle piante non sa proprio nulla. Non tanto perchè fa morire le piante grasse, quanto perchè non sa quanto siano difficili da curare le suddette succulente e le affronta con un semplicismo un po’ imbarazzante. Davanti ad una persona che afferma che fa morire anche le piante grasse siamo certi al 100% di essere davanti a qualcuno che di piante proprio non ne sa NIENTE.
Quindi questo piccolo post vuol essere dedicato a chi vorrebbe avere almeno una piantina in casa, ma non si sente portato per averla.
Una pianta facilissima, verde, simpatica e che richiede poche cure (bata mettere l’acqua nel vaso dopo che la pianta se l’è bevuta tutta) è la patata americana. Si va al supermercato nel periodo autunnale e si compra una bella patata americana di forma conica, si va a casa e si riempie un vaso grande abbastanza per infilarci la patata in senso verticale, in modo che il tubero abbia la punta rivolta verso il basso.
Si posiziona il vaso in una zona della casa nella quale arriva una discreta di luce. A questo punto ci si arma di santa pazienza e dopo circa una settimana dovrebbero inziare a spuntare le radici, dopo tre settimane le prime foglie e poi la crescita sarà inarrestabile. I rami della pianta si allungheranno parecchio e rimarranno verdi per almeno tre/quattro mesi, al termine dei quali il tubero si autoesaurirà.
Le foglie diventeranno gialle e poi secche, capirete da soli che è ora di buttarla nella frazione di umido ed eventualmente rinnovarla (se nel vostro supermercato la patata è ancora in vendita) L’unica cosa che compete agli umani è mettere l’acqua nel vaso quando questa si finisce.
Facilissimo, di sicura riuscita e di grande soddisfazione.
Mi piace la pioggia, perchè quando cade penso che sta lavando l’aria che respiriamo,
perchè il sabato e la domenica mi permette di rincantucciarmi in casa sotto la mia coperta preferita per leggere un libro o per schiacciare un pisolino, quasi certamente di fianco alla persona a cui voglio bene.
Perchè poi penso che le piante si nutrono di pioggia e con sollievo ricevono questo naturale nutrimento.
Mi piace anche quando piove su Milano, per vedere come basti davvero poco per bloccare gli spostamenti di milioni di persone che non sanno più come e dove indirizzare la loro fretta.
E poi è bello stare dietro il vetro e guardare come piove, come le gocce rimbalzano sul profilo degli oggetti di tutti i giorni.
Il sole è nel mio cuore, non importa se fuori piove.
Accorete numerosi all’annuale Sagra del Pignoletto Rosso che ha ormai reso il comune di Banchette famoso nel mondo!
Venite per assaggiare la polenta di mais rosso, per sgranocchiarvi una miassa, per pescare un biglietto alla pesca di beneficienza della scuola elementare, per aggirarvi tra i trattori messi in esposizione, per vedere la lavorazione del mais, per sentire i cori, per acquistare l’artigianato locale.
Noi fortunatamente dovremo scendere solo 4 piani di scale per essere già immersi nella festa!
Le scene e i dialoghi sono di una semplicità disarmante, ma mai banali e la storia è attraversata da canzoni appassionate, vissute, sconcertati, dolorose.
Bellissimo.
Una storia d’amore così intensa che i protagonisti non si scambiano nemmeno un bacio.
Inutile dirlo, ma alla fine un po’ mi ha fatto piangere.