Archivio per Gennaio, 2009

La pizza come quella di una volta…..

Domenica scorsa, approfittando di una pronta consegna del nostro GAS, ho impastato la pizza con la farina di farro.

Inizialmente l’avevo presa perchè avevo idea di provare a fare dei maltagliati, infatti non ero proprio sicura di quello che poteva essere il risultato finale però, dopo aver sperimentato con successo la pizza con la classica farina integrale, ho pensato che anche il farro avrebbe fatto la sua buona figura dopo esser stata sapientemente impastata, farcita e cotta.

Così ho proceduto:
250 gr di farina di farro biologica
100 gr di farina di manitoba
circa 1 bicchiere d’acqua
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaino di zucchero
2 cucchiaini di olio extravergine
lievito di birra.

Abbiamo sfornato la classica “rita” (come la chiamo io, e sarebbe la marghe… rita, retaggio di due anni di lavoro da spizzico in gioventù)
con pomodoro e scamorza lucana.
Devo dire che la scamorza lucana fa la differenza, ma anche il risultato dell’impasto mi ha dato molta soddisfazione.

E’ lievitato bene e la pizza è risultata fragrante.

Il dosaggio degli ingredienti è da intendersi per due persone di buon appetito.

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Aglio sul balcone

aglio
…il titolo di questo post vuole essere un incoraggiamento al tentativo che sto facendo di coltivare l’aglio in vaso.

La procedura sembrerebbe facile, si prende una bella testa di aglio biologico, si staccano tanti spicchi per quante piante si vuole mettere a coltura, si prepara un bel vaso di terra e si sotterrano gli spicchi selezionati come se fossero dei bulbi di fiori.

Si copre il tutto, si annaffia e si inizia a sperare che il bulbo dia i suoi frutti.

Questa operazione l’ho fatta domenica su suggerimento di un orticoltore di esperienza, spero mi dia un buon risultato. L’obiettivo a cui punto è di avere un numero sufficiente di agli da poter almeno intrecciare ed ottenre così la famosa ‘nzerta

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Storia color terra

Immagine di Storia color terra vol. 1
Ho terminato di leggere ieri sera questo bellissimo volume edito da Planeta De Agostini, il primo di tre.
Vicissitudini lavorative non mi fanno nutrire molta simpatia per questa casa editrice, ma devo dire che le scelte editoriali mi sembrano sempre molto azzeccate.
Una storia “tenera” sul rapporto madre-figlia, sul rapporto uomo-donna, nella Corea degli anni ‘40. Le illustrazioni sembrano frammenti di sogno con tratti delicatissimi. Bellissimo.

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Amelie Nothomb e il paradosso dell’inferno gelido

librineve188

Ieri sera al teatro Filodrammatici, bellissimo capolavoro architettonico di “grande teatro” in versione “piccolo teatro”, nel cuore più segreto di Milano, ho ri-visto la messa in scena di “Libri da ardere”, scritto da  Amelie Nothomb.
Ho “ri-visto” perchè avevo già avuto modo di assistere alla lettura scenica dello spettacolo, ma in un certo senso non mi era bastata, così ho approffitato della nuova messa in scena (nella scorsa stagione teatrale me la ero persa) per non farmelo scappare nuovamente.

Io non so per quale motivo, ma dai libri della Nothomb non sono attratta  per niente. Non posso dire che non mi piacciano, perchè non li ho mai letti, ma tutte le volte che me li sono trovata davanti in libreria, e vi assicuro che sono molte, non ho avuto neppure il desiderio di acquistarli o la curiosità di leggerli.
Semplicemente li apro, li sfoglio, penso che almeno uno potrei provare a leggerlo e poi lo rimetto giù per poi dimenticarmene completamente. Forse è colpa delle grafiche di  copertina, forsa il fatto di vederne tanti e tutti rigorosamente dello stesso spessore (normalmente basso) o forse il lettering, insomma li ho sempre snobbati.

Però lo spettacolo ri-visto ieri sera, recitato in modo impeccabile da Elio de Capitani, Elena Russo Arman e Corrado Accordino, è trascinante, è un vortice che porta davvero agli inferi e gli inferi, in questa storia, sono il freddo e le bombe. Il freddo, la guerra come nuovi protagonisti che pervadono la quotidianità e una nuova necessità di sopravvivenza che , come è ovvio, sovverte i normali rapporti umani.
Allora anche la dissertazione culturale si inverte, il focus non è più su quale libro salveresti dalla distruzione, ma su quale bruceresti per primo pur di avere qualche minuto di tepore. E spostare l’ottica delle cose è sempre molto affascinante, nonostante i risultati siano a volte abominevoli. Mi è piaciuto, molto… ma comunque non so se comprerò mai un libro della Nothomb.

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