Cristina Crippa ha gli occhi che sembrano spiritati mentre recita “la Numero 13″ di Pia Fontana in scena al teatro dell’Elfo questa settimana.
Regia di Elio De Capitani e in scena solo lei: Cristina Crippa. Marito e moglie, un binomio perfetto, un equilibrio ricavato da un affiatamento totale… non solo lavorativo.
Su un fondale completamente bianco, che andrà a tingersi di giallo man mano che le parole accompagnano lo spettatore attraverso questo monologo di follia che pare lucidità, lei parla, sorride, canta e si guarda intorno con occhi sgranati.
Non ho mai letto nulla di Pia Fontana ma mi ha incantato il susseguirsi delle parole recitate.
Cristina Crippa ha dato corpo a speranze e paure e follia, e quello che scrive sul programma di sala rende molto bene l’idea: ha incamerato e poi ributtato fuori, in faccia ai pochi spettatori racchiusi in un teatro completamente stravolto dal punto di vista strutturale, stralci di vita reinterpretata…
Come avviene nella nostra mente a volte, in cui ci raccontiamo realtà differenti rispetto alla quotidianità che viviamo tutti i giorni, mentiamo a noi stessi per stare bene, dipingiamo di giallo le nostre pareti per nascondere il bianco che ci sta sotto, perchè il bianco non ci piace…
E quindi colpi di pennellessa, gialli chiari, luminosi, belli… e poi la descrizione della numero 13, la tomba del cimitero monumentale, un angelo senza testa con ali dorate e il corpo blu, per sfuggire alla morte, all amiseria della vita, alla verità.
“Piccolina mia, quando noi moriremo andremo in putrefazione, ma tu no… tu no… tu sarai come questo angelo, con le ali dorate e il vestito blu… “






