Archivio per autoproduzione
Febbraio 16, 2009
· Archiviato in Decrescita, autoproduzione, b'io, ricette · Tagged mele renette, torta di farina integrale, torta di mele integrale, torta dietetica

Ma cosa c’è di più buono di una buona torta di mele renette che si senta bene sotto il palato?
Che dia quella sensazione di “torta di una volta”, sia per l’aspetto che per il sapore?
Che si possa mangiare tranquillamente senza preoccuparsi troppo di calorie e colesterolo?
Ecco qui una buona ricetta, nata dalla mia fantasia, che questa mattina ci ha permesso di fare un’ottima colazione:
150 gr di farina integrale
150gr di farina di manitoba
1 cucchiaino raso di burro
2 cucchiai di olio
3 uova
150gr di zucchero mascobado
3 mele renette
il succo di mezzo limone
una bustina di lievito
8 noci tritate grossolanamente
Io ho un modo un po’ tutto mio di fare le torte… nel senso che solo in rarissimi casi monto le chiare dell’uovo a parte, questo non è uno di quei casi. Molto selvaggiamente ho messo tutti gli ingredienti insieme in una terrina (escluse mele e noci) e con il frullino li ho amalgamati.
Quando l’impasto ha raggiunto una discreta omogeneità ma una non eccessiva fluidità (scusate il gioco di parole, però è andata proprio così, impasto ben mescolato ma non particolarmente fulido) l’ho steso sulla carta forno, ho farcito con mele tagliate a fettine e noci e
ho infornato la teglia per circa 25 minuti a 180°.
Noi i baffi ce li siamo leccati!
Gennaio 21, 2009
· Archiviato in autoproduzione, b'io, ricette · Tagged ingredienti pizza, pizza al farro, pizza con farina integrale, ricette con farina di farro
Domenica scorsa, approfittando di una pronta consegna del nostro GAS, ho impastato la pizza con la farina di farro.
Inizialmente l’avevo presa perchè avevo idea di provare a fare dei maltagliati, infatti non ero proprio sicura di quello che poteva essere il risultato finale però, dopo aver sperimentato con successo la pizza con la classica farina integrale, ho pensato che anche il farro avrebbe fatto la sua buona figura dopo esser stata sapientemente impastata, farcita e cotta.
Così ho proceduto:
250 gr di farina di farro biologica
100 gr di farina di manitoba
circa 1 bicchiere d’acqua
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaino di zucchero
2 cucchiaini di olio extravergine
lievito di birra.
Abbiamo sfornato la classica “rita” (come la chiamo io, e sarebbe la marghe… rita, retaggio di due anni di lavoro da spizzico in gioventù)
con pomodoro e scamorza lucana.
Devo dire che la scamorza lucana fa la differenza, ma anche il risultato dell’impasto mi ha dato molta soddisfazione.
E’ lievitato bene e la pizza è risultata fragrante.
Il dosaggio degli ingredienti è da intendersi per due persone di buon appetito.
Gennaio 20, 2009
· Archiviato in Giardino sul balcone, autoproduzione, b'io · Tagged 'nzerta, aglio autoprodotto, aglio biologico, aglio in vaso, aglio sul balcone

…il titolo di questo post vuole essere un incoraggiamento al tentativo che sto facendo di coltivare l’aglio in vaso.
La procedura sembrerebbe facile, si prende una bella testa di aglio biologico, si staccano tanti spicchi per quante piante si vuole mettere a coltura, si prepara un bel vaso di terra e si sotterrano gli spicchi selezionati come se fossero dei bulbi di fiori.
Si copre il tutto, si annaffia e si inizia a sperare che il bulbo dia i suoi frutti.
Questa operazione l’ho fatta domenica su suggerimento di un orticoltore di esperienza, spero mi dia un buon risultato. L’obiettivo a cui punto è di avere un numero sufficiente di agli da poter almeno intrecciare ed ottenre così la famosa ‘nzerta
Novembre 11, 2008
· Archiviato in Decrescita, autoproduzione, natura · Tagged giardinaggio per bambini, patata americana, piante d'appartamento per tutti, piante facili

Immagino che a tante persone, spesso, sia venuto il desiderio di tenere a casa una pianta, c’è chi ci è ruscito ma ci sono anche tanti che vi abbiano rinunciato perchè “negati”.
C’è chi dice che riesce anche a far morire le piante grasse e in genere, davanti a questa affermazione, già sappiano che siamo in presenza di un individuo che delle piante non sa proprio nulla. Non tanto perchè fa morire le piante grasse, quanto perchè non sa quanto siano difficili da curare le suddette succulente e le affronta con un semplicismo un po’ imbarazzante. Davanti ad una persona che afferma che fa morire anche le piante grasse siamo certi al 100% di essere davanti a qualcuno che di piante proprio non ne sa NIENTE.
Quindi questo piccolo post vuol essere dedicato a chi vorrebbe avere almeno una piantina in casa, ma non si sente portato per averla.
Una pianta facilissima, verde, simpatica e che richiede poche cure (bata mettere l’acqua nel vaso dopo che la pianta se l’è bevuta tutta) è la patata americana. Si va al supermercato nel periodo autunnale e si compra una bella patata americana di forma conica, si va a casa e si riempie un vaso grande abbastanza per infilarci la patata in senso verticale, in modo che il tubero abbia la punta rivolta verso il basso.
Si posiziona il vaso in una zona della casa nella quale arriva una discreta di luce. A questo punto ci si arma di santa pazienza e dopo circa una settimana dovrebbero inziare a spuntare le radici, dopo tre settimane le prime foglie e poi la crescita sarà inarrestabile. I rami della pianta si allungheranno parecchio e rimarranno verdi per almeno tre/quattro mesi, al termine dei quali il tubero si autoesaurirà.
Le foglie diventeranno gialle e poi secche, capirete da soli che è ora di buttarla nella frazione di umido ed eventualmente rinnovarla (se nel vostro supermercato la patata è ancora in vendita) L’unica cosa che compete agli umani è mettere l’acqua nel vaso quando questa si finisce.
Facilissimo, di sicura riuscita e di grande soddisfazione.
Novembre 3, 2008
· Archiviato in Decrescita, autoproduzione, verde canavese · Tagged Comune di Banchette, mais rosso, Polenta di pignoletto, sagra del Pignoletto Rosso, tradizioni canavesane

Accorete numerosi all’annuale Sagra del Pignoletto Rosso che ha ormai reso il comune di Banchette famoso nel mondo!
Venite per assaggiare la polenta di mais rosso, per sgranocchiarvi una miassa, per pescare un biglietto alla pesca di beneficienza della scuola elementare, per aggirarvi tra i trattori messi in esposizione, per vedere la lavorazione del mais, per sentire i cori, per acquistare l’artigianato locale.
Noi fortunatamente dovremo scendere solo 4 piani di scale per essere già immersi nella festa!
Ottobre 9, 2008
· Archiviato in autoproduzione, b'io, ricette · Tagged conserve di frutta, marmellata fatta in casa
Settimana scorsa ho voluto replicare la preparazione della crostata, con un qualcosa che aumentasse il valore dell’autoproduzione: farcirla con una marmellata fatta in casa.
Nulla di più semplice!
Abbiamo comprato delle prugne belle mature, lavate con argilla verde ventilata, denocciolate, tagliate a pezzi e messe sul fuoco in una pentola dal fondo bello spesso.
Mi sono permessa di aggiungere 3 cucchiai di zucchero, ho dato una rugata e ho lasciato cuocere per circa un’ora a fuoco molto basso.
Quando la frutta si è ridotta ad una poltiglia gelatinosa di molto simile ad una marmellata ho spento il gas e ho lasciato raffreddare il composto, per poi inserirlo in un bel vasetto.
Da consumarsi in tempi brevi è un prodotto genuino, buono, a km quasi zero e che non produce rifiuti, quindi un ottimo esempio di diecrescita.
Questa preparazione facilitata non è ultizzabile per fare marmellate che si debbano conservare a lungo.
Nel caso in cui si voglia preparare un prodotto da consumarsi anche dopo qualche mese è necessario sterilizzare il vaso e subito dopo mettere a bollire lo stesso vaso pieno di marmellata in modo che il prodotto sia sottovuoto.
Settembre 30, 2008
· Archiviato in autoproduzione, b'io, esperienze!, qualcosa di me, resistenza quotidiana · Tagged bagno ecosostenibile, bagno in vasca, detergenti naturali, pubblicità ingannevole, ritmi umani

La domenica pomeriggio, quando inizia a fare buio, mi piace riempirmi la vasca e fare il bagno. E’ un rito che coltivo da parecchi anni ma che negli ultimi tempi, causa frenesie varie, troppi spostamenti e mancanza di tempo, ho un po’ trascurato.
Tornata dalle vacanze estive mi sono ripromessa che i mesi freddi mi devono aiutare a ritrovare dei ritmi più corretti per impostare le mie giornate. Lo so che sembrerà scontato ma mi sono imposta di non fare più due cose contemporaneamente tipo parlare al cellulare mentre cammino per strada, non scrivere in chat mentre lavoro o non consumare il mio “packed lunch” davanti ad internet. E poi mi sono proposta di riappropiarmi del gusto di preparare un dolce ogni tanto, di cucinare delle cose sfiziose, di riuscire a dipingere una maglietta, di fare un lavoro di decoupage e anche di tornare ad immergermi nell’acqua calda.
Credo sia importante riuscire a darsi dei ritmi che permettano alla mente di “respirare” e che ci facciano riscoprire il piacere di ritagliarsi delle finestre di tempo; quindi ritorna il rito del bagno e se qualche anno fa mi immergevo in vasca in modo “alternativo” , oggi il modo è diventato ecosostenibile.
Ecco qui la ricetta per un bagno rilassante, profumato ed ecosostenibile:
1 – ACQUA: riempire la vasca solo per metà, non è necessario che l’acqua ci arrivi sotto il mento per poter stare al caldo e rilassarsi. Importante chiudere le porte della stanza da bagno per poter raccogliere il più possibile i vapori che riscalderanno anche l’ambiente circostante; quando l’acqua arriva anche sotto lo sterno staremo più che bene;
2 – DETERGENTE: come detergente utilizzo l’olio di mandorle dolci, ne aggiungo un po’ direttemente in acqua, e sapone di marsiglia naturale. Il primo ha il vantaggio di lasciare la pelle morbidissima, il secondo lo applico direttamente sulla pelle e lo friziono con una spugna morbida;
3 – AROMATERAPIA: all’acqua aggiungo sempre tre gocce di olio essenziale di limone o arancio o lavanda o melissa (sono olii essenziali venduti in farmacia a dei prezzi abbastanza ragionevoli) e quindi mi inalo l’aroma che viene diffuso dai vapori.
Alternative a quanto sopra esposto sono il bagno con un mezzo chilo di sale grosso disciolto in acqua caldissima e qualche goccia di olio essenziale, fa sudare molto, sgonfia e abbassa la pressione oppure il bagno con bicarbonato.
In nessun caso ho rimpianto il bagnoschiuma che, oltre ad essere sintetico per eccellenza, secca la pelle in modo a volte “desquamante”, soprattutto nella stagione più fredda.
Ormai quando vedo o sento le pubblicità dei vari prodotti da bagno e cure della persona al tè verde, al ginseng o altre fesserie simili, mi rendo conto di quanta spazzatura ci propinano quotidianamente e di come ci trattino per dei veri fessi. Triste, ma è così!
Settembre 25, 2008
· Archiviato in Giardino sul balcone, autoproduzione, b'io, ecologia · Tagged insalata in vaso, insalata sul balcone, orto sul balcone, piante aromatiche in vaso, piante aromatiche sul balcone, pomodori in vaso, pomodori sul balcone, rapanelli in vaso, rapanelli sul balcone, verdura sul balcone
Ed eccoci all’autunno… tempo di resoconti e bilanci per quello che riguarda il raccolto del nostro piccolo orto allestito sul balcone.
Siamo rimasti soddisfatti e sicuramente la prossima promavera si ripeterà l’esperienza, magari anche più in grande, con più vasi e più sperimentazioni.
Ma vediamo com’è finita l’esperienza lasciata insospesa nella prima puntata:
INSALATA: ci ha dato tante soddisfazioni, è cresciuta bella, croccante e rigogliosa, complice anche l’alto tasso di umidità che c’è nel canavese. Ne abbiamo mangiato per circa due mesi, una volta finita purtroppo non è stato più possibile reperire le piantine da interrare. Inoltre c’era l’approssimarsi delle vacanze e quindi non abbiamo proceduto nè con il rinnovo nè con la semina. A fine agosto però siamo tornati da Potenza e lì l’isalatina da trapiantare la vendono per tutta la primavera e tutta l’estate, così abbiamo fatto viaggiare l’insalata gentilina per 100 km e l’abbiamo accomodata in tre bei vasi. Il risultato è stato una crescita più modesta delle piante di due vasi, una crescita completamente nulla delle piante del terzo vaso. Effettivamente le giornate non sono più calde e soleggiate e quindi mi sembra chiaro che un’insalata che richiede luce e calore faccia fatica a venir su. A breve sperimenteremo il pan di zucchero, tipica insalata invernale.
FRAGOLE: ne abbiamo mangiate, belle, rosse e di dimensione variabile, ma 6 piantine sono davvero troppo poche per poter avere un cestino di frutti da portare a tavola. Maturano un po’ per volta per cui si riesce a staccarne 7 o 8 per ogni raccolto. La prossima estate provvederemo a ripiantarle di nuovo in maggior numero, dato che non hanno resistito alla nostra assenza nel mese di agosto.
RAPANELLI: un disastro. ma proprio un disastro completo. Bevevano tantissima acqua, hanno fatto delle foglie enormi, ma la radice rossa è rimasta sottile sottile, non si è mai ingrossata. Ho dovuto eliminare tutto… non credo che li riproveremo.
POMODORI:ci hanno dato una grande soddisfazione, ne sono maturati molti e per quasi due mesi abbiamo raccolto tutti giorni e le piante erano solo due ! La prossima primavera proveremo ciliegini e perini, sperando di avere lo stesso risultato.
Le piante aromatiche ci hanno accompagnato fedeli, per strada si son persi il rosmarino e la menta, difficilissimi irrigarli in vaso.
Al prossimo aggiornamento!
Settembre 16, 2008
· Archiviato in autoproduzione, b'io, ricette · Tagged crostata, farina integrale, marmellata da finire, ricetta per una torta ipocalorica

In una domenica mattina un po’ piovosa e con un barattolo di marmellata non proprio ottima da dover finire, ci siamo inventati una crostata con gli ingredienti che già avevamo a casa.
La dispensa offriva solo la farina integrale, inizialmente un po’ dubbiosa ho deciso di procedere lo stesso come da normale ricetta, apportando qualche piccola modifica:
300 gr. di farina integrale
150 gr di zucchero mascobado
2 uova
70 gr di burro (attenzione, la ricetta originale ne prevede almeno 150 gr!)
tutti gli ingredienti utilizzati sono biologici.
si impasta il tutto con energia e si mette a riposare in frigo per almeno 40 minuti, passati i quali si può stendere l’impasto in una teglia, guarnire con marmellata a piacimento e infornare a 180° per una ventina di minuti.
Il risultato sarà una bella crostata dall’impasto scuro, non troppo dolce e con una giusta ruvidità al palato. Essendoci meno burro rispetto alla ricetta originaria risulterà un po’ più dura al taglio, ma non sotto i denti.
Settembre 8, 2008
· Archiviato in Libri, Terre di Lucania, autoproduzione, b'io · Tagged Aglianico, Basilicata, F.lli Masi, Gaetano Cappelli, Lucania, Potenza, Storia controversa dell'innarestabile fortuna del vino
“Storia controversa dell’innarestabile fortuna del vino Aglianico del mondo” di Gaetano Cappelli edito da Marsilio.
Sul web si trovano pareri molto contrastanti su questo libro, c’è chi lo trova fantastico e chi lo descrive totalmente privo di basi, il mondo è bello perchè e vario e per quel che mi riguarda a me è piaciuto molto.
Sarà il fatto che condivido la mia vita con un Lucano, sarà che il suddetto Cappelli è un collega del padre del mio compagno, sarà che almeno un paio di volte l’anno frequento Potenza e questa storia controversa parte proprio dal capoluogo di regione più alto d’Italia, cioè proprio Potenza.
Sarà anche che mi piace l’ Aglianico.
Quello che bevo io è delle cantine “I F.lli Leonardo e Donato Masi“, una piccolissimo vigneto che basta giusto all’autoproduzione di uva da vino per un anno per due famiglie e qualche bottiglia regalata agli amici più intimi.
E’ anche grazie a questo non del tutto trascurabile dettaglio che mi sento coinvolta da questo romanzo, che è un romanzo certamente “leggero” ma estremamente piacevole e che fa quello che ogni buon romanzo dovrebbe fare: ti fa sognare, ti fa prendere le parti dei personaggi, ti ritrovi a tifare per uno contro un altro, ti trasporta attraverso lo svolgersi degli eventi fino all’ironico finale. E diciamo che l’Aglianico, nominato fin dal titolo, più che da padrone, fa da sfondo, da leit motiv, da anello di giuntura, sicuramente non da protagonista. Ma forse è proprio così che si svolgono anche le improbaili vicende della nostra vita, perchè sono proprio quegli elementi che pare ci accompagnino senza avere troppo importanza che, alla fine e spesso inaspettatamente, ci fanno prendere importanti risoluzioni, permettono grandi ribaltoni e spesso decidono addirittura loro per noi.
Ho chiuso il libro con il sorriso sulle labbra o forse è più corretto dire che ho letto tutto il libro con il sorriso.
E’ così raro di questi tempi trovare dei romanzi che mi divertano, che siano spumeggianti senza essere stupidi o banali, difficile anche trovare scritti che siano geniali per la loro tecnica narrativa senza per questo essere intricati o pesanti nella lettura.
Non mi lascerò sfuggire il suo precedente “Parenti lontani” perchè ho già la sensazione che non mi deluderà.