Archivio per bambini

L’amore non è possesso…

bambola_

…ma è cura, dedizione, pazienza.
Ci vuole ricordare questo lo spettacolo allestito al Teatro Studio in queste giornate, rappresentazione infrasettimanale per le scuole e solo nel fine settimane per il pubblico serale, quindi diciamo quello adulto.
In scena ci sono i bambini, accompagnati da Andrea onasson, che in passato ha avuto la fortuna di lavorare con Giorgio Strehler e vengono rappresentate, tratte da Alfonso Sastre e Bertolt Brecht, “La storia della bambola abbandonata” e “Il cerchio di gesso del Caucaso”.
Due racconti che hanno in comune lo stesso quesito di fondo: “le cose sono di chi le lavora, di chi le migliora, di chi le ama oppure di chi le ha ricevute senza aver fatto nulla per conquistarle?
Uno spettacolo imperdibile, tenero, delicato e commovente; poi io come al solito, alla fine, non riesco a trattanere una piccola lacrimuccia sulla ninnananna cantata con così tanto amore da una bimba alla sua bambola, stringendosela delicatamente al petto.
 

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Un ricordo dal sangue del mio sangue

Ho tantissimi bei ricordi legati ai miei nonni.

Tra questi c’è una filastrocca salentina che mia nonna mi recitava di tanto in tanto e di cui non perdo memoria, ma per non rischiare che possa comunque perdersi nella memoria affollata dell’uomo moderno, la appunto qui

La cummare furmiculicchia

Na fiata la cummare furmicuicchia sta scupà an terra e truau tre sordi. “Ce mi cattu?” dicia sempre la cummare furmiculicchia

“Mi cattu caramelle?? No, no poi mi dicinu ca so cannaruta… Mo’ mi cattu nzagareddhre e mi maritu!!!”

Allora si giustau bona e si nfacciau alla finescia.

Passau lu iaddru e disse:”Cummare furmiculicchia ce sta faci alla finescia ttt mutata?”

E la cummare rispose:”M aggiu mmaritare!!”.

Rispose lu iaddru “Mi uei a me?? “

e la cummare:”Come faci la notte??”

“Chicchirichì chicchirichì!!!” rispose lu iaddru.

“No, no” dicia la furmiculiccha, ” mi faci ‘mpaurare.”

Passau lu grillu e disse:”Cummare furmiculicchia, Cummare furmiculicchia ce sta faci alla finescia?”

E la cummare:”M aggiu mmaritare!!”

Rispose lu grillu “Mi uei a me?? “

e la cummare: “Come faci la notte??”

“Cri Cri- Cri Cri!!!” rispose lu grillu.

“No, no”, dicia la furmiculiccha, “mi faci ‘mpaurare.”

Passarono tnt animali e cu ttt la stessa storia ca la notte nn la facianu durmire e la facianu ‘mpaurare.

Alla fine passau compare surgicchio e chiese:

“Cummare furmiculicchia, Cummare furmiculicchia ce sta faci alla finescia?”

E la cummare:”M aggiu mmaritare!!”

Rispose lu surge “Mi uei a me?? “

e la cummare: “Come faci la notte??”

“Squit!!!” rispose compare surgicchio

e la cummare furmiculicchia disse:” Ti vogghiu cumme mmaritu che la notte m faci mpannare e non ‘mpaurare.”.

Così si maritarono.

Na dumenica stianu a messa e la cummare mannau lu cumpare surgicchiu cu ba bete ci la carne da intra la pignata si era cotta.

Lu surgicchiu cu varda intra la pignata catiu intra e si coce paru paru alla carne.

La cummare furmiculicchia, vedendo ca lu maritu no rià si ni turnau a casa e ziccau cu lu cerca, ma nun l’ucchiao.

Quannu pigghiau la pignata troau cumpare surgicchiu morze.

E chiangennu disse:

“Surgicchiu mia surgicchiu t ha cuettu an pignaticchiu.. Ci no purtai la cota eri qunt na malota, ci no purtai lu culu eri qnt nu pasulu!!”.

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Il nostro sangue

Il sangue dei bambini costa caro”, gridava lo striscione della gente di Chiaiano: ma forse no, invece, quel sangue è a buon mercato. E può, anzi deve irrigare l’immagine plastica dello Stato. Il pugno di ferro che s’abbatte sull’”inconveniente della società”.

Adesso è una popolazione in lotta per la vita, la salute e la terra. E giacché sono uomini, donne e bambini, ben venga il sangue, anche di questi ultimi.

Domani sarà l’esercito disarmato del lavoro migrante, se cercherà di resistere alla sua criminalizzazione, stabilita per sancirne la schiavitù. E sacrosanto sarà mostrare il trofeo del sangue dello «straniero», perché stia al suo posto.

Dopodomani saranno le donne, se tenteranno di difendere la libertà di scelta. E sarà bene che il volto maschio dello Stato si sporchi un poco di sangue muliebre.

Dopodomani ancora sarà lo studente, il precario della ricerca, la giovane leva dell’economia della conoscenza, se proverà a invertire l’immiserimento culturale del Paese, se rivendicherà libertà di accesso e di riproduzione del sapere. E un sacrificio di sangue giovane servirà a domare gli spiriti ribelli.

E’ cosa buona e giusta che l’autorità si affermi sui corpi, contro i corpi. E’ democratica, perché la esercita chi ha vinto le elezioni. E’ sovrana, perché a schiacciare i corpi umani che resistono è il corpo dello Stato. E’ legale, perché a coronare la repressione si fanno leggi che la moltiplicheranno.

Anubi D’Avossa Lussurgiu “Liberazione” 25.05.08

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La magia della neve

Dicono che Slava Polunin sia il Clown più bravo del mondo e che sia diventato, grazie al suo spettacolo, anche il più famoso.

Non so esattamente cosa mi aspettassi quando ho prenotato due posti per il suo “Snow Show”, ma qualsiasi cosa io abbia pensato non si avvicina nemmeno minimamente a quello che è stato.

Entrando in sala delle luci blu, intense, dall’alto tagliano la platea, e sui sedili e per terra pezzettini di carta velina bianca: è già neve!

Poi le luci si abbassano e lo spettacolo inizia.

Non è più Slava in persona ad indossare la grande tuta gialla, ad allungarsi ed accorciarsi, a spaventarsi, a raccontare; Slava segue ormai da dietro le quinte i suoi allievi che portano in scena lo spettacolo… ma solo in pochissimi lo sanno e comunque non è fondamentale: Yellow, si chiama così il personaggio, accompagna il pubblico in un viaggio che è il viaggio della vita di Slava e poi anche il viaggio della vita di ognuno di noi, dove momenti di serenità, spensieratezza e tranquillità si alternano a momenti di estremo dinamismo, di dolce malinconia, di risate e anche di tristezza. Sono così tante le sensazioni che si provano e ci colgono così impreparati da arrivare a fine spettacolo e provare un senso di stordimento che dura almeno per le 24 ore successive.

Non mi è mai capitato di essere a teatro e di vedere la gente che alla fine dello spettacolo invece di andare a casa, rimane là, sotto il palco, con l’espressione sorridente e intontita, intenta a toccare le scarpe dei clown che hanno preso parte allo show, ed è esattamente qui che Slava è riuscito a compiere il miracolo, a fare in modo che gli spettatori si portino veramente lo spettacolo a casa.

Io ho accompagnato mia mamma e l’ho vista ridiventare bambina e ridere e commuoversi e saltare ed allungarsi per prendere parte al grande spettacolo che coinvolge tutti i presenti, indifferentemente dalla prima all’ultima fila. Proprio lei ha voluto uscire dal teatro con in mano un grosso pallone gonfiabile bianco e ce lo siamo portati con i mezzi ATM fino a casa per almeno 45 minuti, canticchiando

Blue canary
di ramo in ramo
gorgheggi al vento
il tuo richiamo.

Blue canary
attendi in vano
che torni al nido
chi andò lontano.

Ogni fior del mio giardino
sullo stelo s’è reclinato
ed ascolta intimidito
la tua favola accorata.

Sopra i rami del grande pino
da quel nido dimenticato
s’ode a sera disperato
il richiamo a chi è partito.

Blue canary
che affidi al vento
le tristi note
del tuo tormento.

Blue canary
nel bel tramonto
ti sento amico
del mio rimpianto

Blue blue blue canary
tweet tweet tweet si perde l’eco
se piangi o canti al tramontar
tweet tweet ripete il vento.

Questo il miracolo di Slava, far sognare quelli che già sono bambini e sull’onda delle emozioni riportare alla loro fanciullezza quelli che bambini, almeno anagraficamente, non sono più.

E’ magia.

“Per me la neve è una cosa reale, è il legame con la mia infanzia…

E’ un’immagine bellissima, come un abito da sposa, come un foglio bianco quando un pittore comincia a disegnare,ma nello stesso tempo mi riempie di paura e di freddo…

Come spesso succede alle cose che affascinano i bambini…”

Slava Polunin

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Barbapapà, ecologista da 48 anni

barbapapa.jpg

L’altra sera, sul divano con mio nipote Franceschino, ci siamo guardati bel belli “Barbapapà cerca casa”, cartone animato famosissimo che ho acquistato in DVD in edicola un paio di anni fa.

Ero legata da un bel ricordo ai questo cartone, grazie anche ad un libro dallos tesso titolo, che ho letto più e più volte.

Così appena l’ho visto spuntare tra le varie cagate che normalmente vendono in edicola non me lo sono lasciato sfuggire pensando alla gioa di rivederlo e immaginando di propinarlo al più presto ai miei “nipotini” (le virgolette sono d’obbligo, dato che sotto questo nome si nascondono 3 bambini vivacissimi che io in genere chiamo “nipotastri”).

La prima volta che ho guardato il cartone animato avrò avuto si e no 8 anni, a distanza di 25 eccomi sullo stesso divano, con lo stesso cartone, ancora affascinata dal mondo di Barbabpapà, o meglio, più che affascinato dal suo mondo direi che questa volta sono affascinata dal genio creatore di un personaggio che nei primi anni 70 parlava ai bambini di pace ed ecologia, messaggio che colgo cosciamente solo ora.

Barbapapà, creatura informe ma di tutte le forme, gommoso e di e così diverso dalle persone normali, attenta ai problemi dell’integrazione, nasce dalla matita di Annette Tison e Talus Taylor, suo marito, francesi, chde nel pieno del famoso Maggio inventano questa famiglia un po’ sui generis.

Il maggio francese ha ispirato diversi artisti, in Italia lo abbiamo ascoltato nelle canzoni di De Andrè (storia di un impiegato) e visto nel film di Bertolucci (The Dreamers) che hanno voluto parlare del disagio giovanile in essere in quel momento storico.

Questa coppia di coniugi crea inizialmente un fumetto e poi il cartone.

Barbapapà è contemporaneamente ingombrante e delicato ha lo sguardo un po’ smarrito ma è sempre attento e pronto ad intervenire, il suo prodigarsi è sempre per gli altri indipendentemente dal fatto che questi altri siano la sua famiglia o degli animali o dei perfetti sconosciuti.

Fa fatica a farsi accettare all’inizio, su di lui i classici pregiudizi su chi è diverso (finisce in gabbia allo zoo) ma gli basta davvero poco per riscattarsi, un paio di trasformazioni ed è già l’eroe di turno.

Un messaggio perfetto per i bambini di tutte le età, soprattutto perchè abbinato ad un discorso di ottima politica ecologistica e di critica alla cementificazione con la quale conviviamo giornalmente.

Diffondere quindi, diffondere ancora di più di quanto non sia già diffuso.

Fate vedere il cartone ai vostri figli, nipoti, bambini che conoscete, adulti, riguardatelo voi… tutti dovrebbero conoscere il messaggio di pace leggero di questa pesante creatura!

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