Settembre 3, 2008
· Archiviato in b'io, donne, ecologia, natura · Tagged ciclo mestruale, coppetta mestruale, donne del 2000, idee innovative, mestruazioni, mooncup, riduzione rifiuti
Di cosa si parla?
Della Mooncup, ovviamente!
Ovvero di una comoda coppetta mestruale in silicone che ha cambiato la mia vita di donna-consumatore, legata ai tradizionali rimedi pubblicizzati per ovviare alle mensili mestruazioni.
Mi domando solo come ho fatto per tanti anni a sopportare tutti questi prodotti studiati e testati da eminenti ricercatori e designer per il benessere della donna “in quei giorni”…
Oggi quasi mi vergogno nel dire che dopo essere venuta a conoscenza dell’esistenza di questo miracoloso oggetto, ho esitato sull’acquisto, ho riflettutto lungamente sulla possibilità di usarla, me la sono immaginata poco pratica e anche un pochino “schifosa”; sai tutto il sangue che si raccoglie e poi LO VEDI lì dentro e devi SVUOTARLA. No, pensavo,non ce la posso fare, non è per me.
Non posso contribuire ulteriormente alla diminuzione dei rifiuti, del resto i lines seta ultra sono così comodi abbinati ai tampax e al salvaslip, no?
Poi però un giorno, senza pensarci troppo, l’ho ordinata ed è stata una vera e propria benedizione.
Oggi sono una donna con mestruazioni eco-sostenibili, ma soprattutto una donna che non tornerebbe mai più ai tradizionali assorbenti del tipo seta-lunghi-con-ali-anatomici-zone-più per la notte, ultrapiatto-flussi-medi-senza-ali-petalo-blu di giorno, tampax regoular per i primi giorni, mini per quelli successivi. Niente più armadietti del bagno pieni di scatole e bustine e nemmeno niente più soldi (tanti) spesi per i vari prodotti lines, nuvenia e quant altro.
Magari l’avessi scoperta qualche anno fa!
Welcome Mooncup!
Sito istituzionale: labottegadellaluna
Giugno 20, 2008
· Archiviato in desideri, donne, esperienze!, pensierini, qualcosa di me, resistenza quotidiana · Tagged mamma, regalo, serenità

Se potessi, se fosse facile ma anche se fosse molto difficile, vorrei farti un bel regalo. Uno di quelli inaspettati, non per un compleanno o per natale, ma un regalo inatteso, in giorno qualsiasi, magari di pioggia. Vorrei poter uscire dall’ufficio con un bel pacchetto sotto il braccio, decorato da un bel nastro colorato, e prendere l’autobus fino a casa, citofonare, salire i due piani di scale a piedi in preda all’entusiasmo, arrivare alla porta e con un bel sorriso mostrartelo e dirti “ho un regalo per te” e andare in cucina insieme, appoggiandoci sul tavolo vedertelo aprire e sentirmi gli occhi un po’ umidi, dopo che avrai sciolto il fiocco, vedendoti contenta del contenuto . Mi piacerebbe tutto questo, ma so che non è realizzabile, perchè il regalo che cerco non si vende da nessuna parte, perchè ho fatto di tutto per trovarlo e portartelo, ma non c’è stato niente da fare, non ha un prezzo e non è nemmeno in regalo. Non potrò dirti “Mamma, è finita! La vita può tornare quella di un tempo! Guarda, ti ho regalato la serenità, non la desideravi tanto? Non chiedermi dove, ma l’ho trovata!”
E allora la sera, uscendo dall’ufficio, tristemente arrivo a casa, sapendo di non poter leggere sul tuo volto la luce di un tempo e di non riuscire più a vedere i tuoi occhi che sorridono.
Maggio 29, 2008
· Archiviato in bambini, donne, lavoro, resistenza quotidiana · Tagged Anubi D'Avossa Lussurgiu, chiaiano, lavoro, liberazione, migranti, precarietà, sangue, studenti

“Il sangue dei bambini costa caro”, gridava lo striscione della gente di Chiaiano: ma forse no, invece, quel sangue è a buon mercato. E può, anzi deve irrigare l’immagine plastica dello Stato. Il pugno di ferro che s’abbatte sull’”inconveniente della società”.
Adesso è una popolazione in lotta per la vita, la salute e la terra. E giacché sono uomini, donne e bambini, ben venga il sangue, anche di questi ultimi.
Domani sarà l’esercito disarmato del lavoro migrante, se cercherà di resistere alla sua criminalizzazione, stabilita per sancirne la schiavitù. E sacrosanto sarà mostrare il trofeo del sangue dello «straniero», perché stia al suo posto.
Dopodomani saranno le donne, se tenteranno di difendere la libertà di scelta. E sarà bene che il volto maschio dello Stato si sporchi un poco di sangue muliebre.
Dopodomani ancora sarà lo studente, il precario della ricerca, la giovane leva dell’economia della conoscenza, se proverà a invertire l’immiserimento culturale del Paese, se rivendicherà libertà di accesso e di riproduzione del sapere. E un sacrificio di sangue giovane servirà a domare gli spiriti ribelli.
E’ cosa buona e giusta che l’autorità si affermi sui corpi, contro i corpi. E’ democratica, perché la esercita chi ha vinto le elezioni. E’ sovrana, perché a schiacciare i corpi umani che resistono è il corpo dello Stato. E’ legale, perché a coronare la repressione si fanno leggi che la moltiplicheranno.
Anubi D’Avossa Lussurgiu “Liberazione” 25.05.08
Marzo 13, 2008
· Archiviato in cinema, donne, pensierini · Tagged aborto, Alina Marazzi, lotte sociali, sessualità, vogliamo anche le rose

Mi capita ogni tanto di guardare un film o uno spettacolo teatrale ed emozionarmi. Non so se sono una con le palle cotte e con una fragilità latente o semplicemente sono solo sensibile e facilmente emozionabile.
Più raramente invece mi capita di guardare un film o uno spettacolo teatrale, leggere un libro o essere testimone di un evento ed emozionarmi, non tanto per un sentimento di commozione e compartecipazione verso quello a cui sto assistendo o leggendo, ma perché queste rappresentazioni mi fanno sentire parte di un tutt’uno universale , accumunata a delle idee, degli ideali, delle aspettative che mi danno consapevolezza del fatto che non sono sola, che con me e come me ci sono, ci sono state e ci saranno tante persone con cui poter condividere sentimenti e pensieri.
Questo ideale abbracciarsi lo provo sempre alla manifestazione del 25 aprile, l’ho provato a Roma quando si manifestava per i fatti di Genova, a Milano alla manifestazione seguita alla morte di Dax
Questo mi è successo ieri sera guardando il film di Alina Marazzi “Vogliamo anche le rose”, uno squarcio sul ventennio 1960-1980 una serie di filmati storici e immagini e storie così ben dosato da essere poetico. Un film documentario sulle lotte portate avanti dalle donne, sul disagio di ieri e di oggi, sulla mercificazione della donna, sull’aborto, sulla sessualità ma anche sugli assurdi del femminismo politico,
Quindi poesia, politica, impegno civile, ricordo, memoria, lotta, ironia, intimità
Questo è il cinema che mi piace e che non è così facile vedere.
E poi uno slogan inquadrato più e più volte scritto con lo spray in grafia tondeggiante sul muro della Casa della Donna a Roma in via Governo Vecchio:
“Siamo realiste: vogliamo l’impossibile” .
Molto semplicemente alla fine del film si ha voglia di ringraziare una per una queste donne che volevano l’impossibile.
Grazie a loro se oggi si può prendere la pillola contraccettiva come se fosse un qualsiasi farmaco acquistato in farmacia,
se oggi si ha la possibilità di decidere sulla propria maternità e se le donne di tutti i ceti sociali hanno la possibilità di abortire senza rischiare la vita,
se si è diffusa una cultura di pari dignità sociale, di famiglia in cui i coniugi hanno gli stessi diritti e doveri.
Non diamo nulla per scontato, qualcuno si è battuto ieri per i nostri diritti di oggi.
E oggi c’è ancora molto per cui combattere.
Marzo 4, 2008
· Archiviato in Teatro, donne, lavoro · Tagged donne, lavoro, mitiprese, petri, teatro elfo
Roma ore 11 
di Elio Petri
regia Mitipretese
con Anna Gualdo, Manuela Mandracchia, Sandra Toffolatti, Mariàngeles Torres
Sarà ospite al teatro dell’Elfo ancora per pochi giorni questo ottimo lavoro del teatro Eliseo di Roma e delle 4 attrici in scena che sono poi anche le registe.
Roma ore 11, spettacolo scritto da Elio Petri, trasposizione teatrale di un film girato nel 1952 da Giuseppe De Santis, si rifà ad un fatto di cronaca italiana e porta a teatro il problema del lavoro femminile nell’arco temporale che va dagli anni 40 fino ai nostri giorni.
Con un’ironia pungente e un senso critico che a tratti fa addirittura male per come colpisce dritto al cuore e alla mente, lo spettacolo parte da un “innocente” annuncio per la selezione di una segretaria “di miti pretese” per parlare delle condizioni sociali e culturali delle donne a partire dal secondo dopoguerra. Gli argomenti trattati sono attuali ancora oggi, la segretaria “oggetto” e bella presenza con quell’aria di una che ci sta, vanto di tanti uffici più o meno in vista, l’emancipazione impossibile della donna che si trova ancora oggi legata a problematiche familiari che spesso impediscono una vera affermazione professionale, il problema della classe sociale e della voglia di riscattarsi da situazioni familiari spesso disastrose e imbarazzanti.
Emozionante e divertente, un’ora e mezza di spettacolo che scivola via tra i diverse racconti delle protagoniste della drammatica e vera vicenda in cui a causa del crollo di una scala 1 donna perde la vita e 77 donne in attesa di un colloquio rimangono ferite.
Da non perdere.