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Il lusso del bagno in vasca

La domenica pomeriggio, quando inizia a fare buio, mi piace riempirmi la vasca e fare il bagno. E’ un rito che coltivo da parecchi anni ma che negli ultimi tempi, causa frenesie varie, troppi spostamenti e mancanza di tempo, ho un po’ trascurato.

Tornata dalle vacanze estive mi sono ripromessa che i mesi freddi mi devono aiutare a ritrovare dei ritmi più corretti per impostare le mie giornate. Lo so che sembrerà scontato ma mi sono imposta di non fare più due cose contemporaneamente tipo parlare al cellulare mentre cammino per strada, non scrivere in chat mentre lavoro o non consumare il mio “packed lunch” davanti ad internet. E poi mi sono proposta di riappropiarmi del gusto di preparare un dolce ogni tanto, di cucinare delle cose sfiziose, di riuscire a dipingere una maglietta, di fare un lavoro di decoupage e anche di tornare ad immergermi nell’acqua calda.

Credo sia importante riuscire a darsi dei ritmi che permettano alla mente di “respirare” e che ci facciano riscoprire il piacere di ritagliarsi delle finestre di tempo; quindi ritorna il rito del bagno e se qualche anno fa mi immergevo in vasca in modo “alternativo” , oggi il modo è diventato ecosostenibile.

Ecco qui la ricetta per un bagno rilassante, profumato ed ecosostenibile:

1 – ACQUA: riempire la vasca solo per metà, non è necessario che l’acqua ci arrivi sotto il mento per poter stare al caldo e rilassarsi. Importante chiudere le porte della stanza da bagno per poter raccogliere il più possibile i vapori che riscalderanno anche l’ambiente circostante; quando l’acqua arriva anche sotto lo sterno staremo più che bene;
2 – DETERGENTE: come detergente utilizzo l’olio di mandorle dolci, ne aggiungo un po’ direttemente in acqua, e sapone di marsiglia naturale. Il primo ha il vantaggio di lasciare la pelle morbidissima, il secondo lo applico direttamente sulla pelle e lo friziono con una spugna morbida;
3 – AROMATERAPIA: all’acqua aggiungo sempre tre gocce di olio essenziale di limone o arancio o lavanda o melissa (sono olii essenziali venduti in farmacia a dei prezzi abbastanza ragionevoli) e quindi mi inalo l’aroma che viene diffuso dai vapori.

Alternative a quanto sopra esposto sono il bagno con un mezzo chilo di sale grosso disciolto in acqua caldissima  e qualche goccia di olio essenziale, fa sudare molto, sgonfia e abbassa la pressione oppure il bagno con bicarbonato.

In nessun caso ho rimpianto il bagnoschiuma che, oltre ad essere sintetico per eccellenza, secca la pelle in modo a volte “desquamante”, soprattutto nella stagione più fredda.

Ormai quando vedo o sento le pubblicità dei vari prodotti da bagno e cure della persona al tè verde, al ginseng o altre fesserie simili, mi rendo conto di quanta spazzatura ci propinano quotidianamente e di come ci trattino per dei veri fessi. Triste, ma è così!

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come ti annaffio quando non ci sono!

Siamo infine ritornati dalle nostre vacanze e devo dire che il balcone e la maggior parte delle piante che vi avevamo lasciato, ci hanno accolto ancora verdeggianti.

Il sistema delle bottiglie ha funzionato alla perfezione.

Ecco come abbiamo fatto affinchè la nostra assenza non si traducesse necessariamente in un periodo arido per le nostra flora:

nel mese di luglio abbiamo iniziato a mettere da parte un po’ di bottiglie di plastica da un litro e mezzo e da due litri,

il giorno prima di partire le abbiamo riempite e con delle forbici ho praticato un foro non troppo grosso su ciascun tappo e tutti i tappi, così forati, li abbiamo usati per chiudere le bottiglie.

A questo punto si capovolge la bottiglia, in modo che il tappo si possa ben conficcare nel terreno e si cerca di far penetrare il più possibile la bottiglia in profondità.

Per ogni vaso è necessario mettere un numero di bottiglie proporzionale alla normale sete/irragazione della pianta, infatti alla fine avevamo vasi corredati anche con 6 bottiglie (un piccolo cespuglio di erika) a vasi con una bottiglia sola (una Aloe molto grande).

Il sistema è perfetto perchè la pianta si serve da sola assorbendo il liquido con il normale uso delle radici, non ci sono quindi rischi di marciscenza. Se siete insicuri sul numero di bottiglie da mettere in ogni vaso è meglio abbondare, l’acqua che avete messo in più non sarà comunque bevuta dalla pianta e ve la ritroverete  ancora lì nella bottiglia.

Che spettacolo vi aspetterà al vostro rientro? Un sacco di bottiglie vuote e schiacciate per il sottovuoto che crea l’assorbimento delle radici, in un certo senso io l’ho trovato anche uno spettacolo…. come dire… affascinante!

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Migrazione in corso

Ci ho messo qualche mese, ma alla fine sono riuscita a togliere dal mio paniere una buona parte di cosmetici che non consideravo etici.

Purtroppo ho preso coscienza un po’ tardi del fatto che i normali prodotti che ci vengono venduti per l’igiene personale in realtà nascondono delle insidie note spesso solo a chi decide di perdere un po’ di tempo per informarsi e sapere che ci laviamo con detergenti che vantano nei loro ingredienti componenti derivati dal petrolio o da sostanze chimiche usate a livello industriale come sgrassanti, solventi, antigelo e altre cose innominabili.

Riporto un piccolo estratto da un sito che parla di 6 prodotti di acquisto comune:

-Il primo prodotto è lo Shampoo Pantene Pro-V antiforfora che presenta tra i suoi primi ingredienti il Dimethicone, sostanza chimica considerata altamente pericolosa; a seguire ci sono otto ingredienti catalogati come pericolosi e due come potenzialmente pericolosi.

-Il secondo prodotto è lo Shampoo The Body Shop Palmshine che presenta al secondo posto (dopo l’acqua) un ingrediente accettabile solo se fosse posto fra gli ultimi della lista e in quarta, quinta e sesta posizione tre componenti considerati pericolosi; a cui si aggiungono altri cinque componenti considerati pericolosi e uno potenzialmente pericoloso.

-Il terzo prodotto è una Crema per il contorno-occhi dell’Erbolario (dico crema per il contorno occhi!) di una marca che si pretende ‘naturale’ e di erboristeria: presenta cinque (dico cinque!) ingredienti chimici considerati pericolosi (tra i quali l’Urea, un conservante che rilascia formaldeide, sostanza per la quale oggi come oggi non c’è bisogno più di fare alcun commento) e uno potenzialmente pericoloso.

-Il quarto prodotto è la Crema al polline di fiori dell’Erbolario, giusto per rincarare la dose, che contiene al terzo posto (al primo come sempre c’è l’acqua) un ingrediente chimico considerato pericoloso (il C12-20 Acid Peg-8 Ester) e al settimo e all’ottavo posto altre due componenti considerate pericolose, a cui si aggiungono un altro componente considerato pericoloso e uno potenzialmente pericoloso.

-Il quinto prodotto è specifico per neonati e bambini, venduto in tutte le farmacie e commercializzato dalla Johnson e Johnson, l’Aveeno Derm Baby (crema barriera). Contiene al terzo posto (al primo c’è l’acqua come sempre) un ingrediente pericoloso (la paraffina, che è un grasso derivato dalla lavorazione del petrolio e che nel tempo si può arricchire all’interno dell’organismo), al settimo posto e al sedicesimo posto (ma la crema contiene ancora molti ingredienti, non siamo neppure a metà) addirittura due componenti altamente pericolosi come il cyclomethicone e il dimethicone, a cui si aggiungono in posizioni intermedie tra i due altri due componenti pericolosi, e dopo, altri tre componenti pericolosi e due potenzialmente pericolosi. Meglio di così per la cura del nostro bambino!!!

-Il sesto prodotto, specifico per neonati e bambini, lo voglio citare per la sua semplicità e per mostrare come tutta la produzione dei cosmetici sia in completamente improntata al massimo guadagno, dunque al massimo risparmio produttivo (questo significa che i componenti devono costare il meno possibile: difficile perciò che si tratti di prodotti di qualità, come vorrebbero farci credere nel caso dei prodotti per neonati!). Si tratta di un olio per la pelle, l’Olio Baby Johnson, che contiene soltanto tre ingredienti, di cui uno è la profumazione (e ricordate, se non specificato, le profumazioni sono sempre sintetiche). Il primo ingrediente, il più importante, cioè l’olio, soprattutto nel caso di un prodotto specifico per bambini, dovrebbe essere un olio di origine naturale (anche perché la pubblicità parla di qualcosa che avvolge e protegge la pelle del nostro bebè con estrema cura e delicatezza) e, invece, udite udite, l’olio è uno scadentissimo derivato della lavorazione del petrolio, la paraffina liquida (anche detto mineral oil), componente pericoloso che può nel tempo addirittura arricchirsi nell’organismo: “[…] usato in molti prodotti per la cura personale, l’olio per bambini è 100% mineral oil, questo ingrediente riveste la pelle come una pellicola di plastica, disgregando la barriera naturale della pelle ed impedendo la sua capacità di respirare ed assorbire l’umidità e i nutrienti” [Sono sicuri i prodotti per la cura…], proprio l’effetto contrario rispetto a quello che cerchiamo di ottenere per suo mezzo. (fonte: http://xoomer.alice.it/tatanone/Cosmetici_mio.htm)

tutto ciò premesso ho iniziato piano piano le sostituzioni:

purtroppo avevo dei prodotti Clinique da finire e mi sono chiesta se era il caso di buttarli o se, tutto sommato, i prodotti ormai acquistati valeva comunque la pena finirli per sostituirli gradatamente con quelli che superavano il mio test di qualità. Così ho aspettato che i vari shampoo e dentifrici finissero per iniziare a sostituirli degnamente e oggi sulla mensola del bagno fanno bella mostra di sè i seguenti prodotti:

  • Latte detergente e tonico Helan, acquistati a prezzi ragionevolissimi in una bottega bioetica, hanno sostituito le famose tre fasi di clinique
  • sapone di marsiglia dei provenzali, il saponificio giannasso che lo produce vanta si vanta di non testare i prodotti sugli animali, di essere un’azienda a impatto zero e di non usare derivati del petrolio nei suoi prodotti. Acquistato al supermercato ad una cifra in tutto e per tutto simile alle altre saponette;
  • allume di potassio, quest ultimo sostituisce il deodorante che spesso acquistavo abbastanza a caso, in base più alla fragranza che alla conoscienza di cosa mi stavo mettendo addosso, l’allume di potassio è un po’ caro, ma dura molto tempo (almeno 3 anni…) è totalmente naturale ed è un ottimo antiodorante
  • crema corpo di vagheggi: prodotto di phytocosmesi scoperto  dal mio estetista, una crema dall’odore buonissimo e a carattere altamente idratante, sostituisce la nivea, mi sono così liberata anche della paraffina;
  • dentrificio bjobj, decisamente più caro del consuento dentifricio del supermercato, ma non è testato sugli animali e non contiene sodium Laureth solfate o sodium laurylsulfate, basta metterene un po’ meno sullo spazzolino per ammortizzare il costo. Non dimentichiamoci che il dentifricio è solo un cosmetico e non serve ad aumentare la pulizia dell abocca;
  • in un primo momento ho abbandonato lo shampoo pantene (sì, se ci penso è da innoridire, usavo lo shampoo pantene, ma anche quello garnier) per uno shampoo solido di lush. Poi ho scoperto che il prodotto non era così naturale come voleva sembrare, nel senso che anche qui si fa uso del solito  sodium Laureth solfate, così ho acquistato al supermercato uno shampoo dei provenzali. Ammirevole l’idea di lush di eliminare la confezione dello shampoo, da perfezionare però ancora l’ inci degli ingredienti.

Inizialmente pensavo che non mi sarei potuta permettere questo genere di spese, ma devo dire che posso tranquillamente ricredermi, oggi è possibile acquistare etico se non tutto, almeno una parte dei prodotti che usiamo più spesso.

Per il momento sono soddisfatta, me devo fare ancora qualche passo … c’è ancora la sostituzione di mascara e fondotinta che mi aspettano….

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Una cena al fornel


Pioveva di brutto sabato a sera, quella pioggia che proprio non ti permette di uscire perchè sai che appena il naso spunterà fuori dal portone ti ritroverai bagnato da capo a piedi e non importa se hai l’ombrello, dal gionocchio in giù sarai fradicio…
poi si trattava di arrampicarsi su per un pezzettino della Valchiusella, non una strada difficile, ma pur sempre una strada di montagna!
Abbiamo solo aspettato che spiovesse e poi ci siamo messi in macchina, non potevamo rinunciare alla nostra cena, prenotata il venerdì dopo aver scelto il menu del mese che più ci attirava.

Arriviamo al Fornel con mezz’ora di ritardo sull’orario previsto e sul tavolo troviamo, oltre al cestino del pane (almeno tre varietà: ai semi di papavero, normale, integrale)  un piccolo foglio che elenca le prelibatezze che verranno servite al nostro desco:

Rimango stupita, come sempre, dalla varietà di piatti… ogni mese, salvo l’appuntamento con i fritti piemontesi, ci sono sempre piatti differenti e fantasiosi e buonissimi e ad altissima digeribilità, perchè il belllo di tutto questo è che nonostante a fine cena ci si senta sazi, si digerisce tutto con estrema facilità e, quando si va a mangiare fuori, questa non è una cosa affatto scontata. Quante notti ho passato tra incubi di vario tipo a scolare bottiglie d’acqua per colpa di presunti cuochi che avvelenano la loro clientela? A volte anche una semplice pizza può rivelarsi fatale…

Così noi nell’arco temporale che va dalle 21.00 alle 22.30  si è mangiato un sacco di cose buone e “presidiate localmente”, vorrei potr replicare a casa la vellutata di patate, porri e zucchine per una cena estiva tiepida se Paolo è così carino da cedermi la ricetta… :-)

Abbiamo chiuso questa ottima cena con un fresco e gustoso bicchierino alla pesca frullata e con una deliziosa tartelletta con crema e frutta fresca, un dessert da leccarsi i baffi.

Per questa stagione ci fermiamo qui, arrivederci al fornel nel mese di settembre.

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Aspettando di partire…

Mancano ancora 3 settimane alla partenza per le agognate vacanze. Un anno di intero lavoro per arrivare a quelle tre settimane nel cuore di agosto per riappropriarsi, almeno per un po’, del proprio tempo.

Quest’anno come meta abbiamo scelto di passare una settimana a Parigi, qualche giorno nella regione della Loira e una decina di giorni nella verde Lucania.

L’ asso nella manica che di sicuro mi giocherò in questa vacanze, è il volo dell’angelo, recensito anche dall’edizione Metro londinese.

Nel frattempo Milano in Luglio è sempre la solita, sembra sempre troppo calda, anche quando non lo è poi così tanto, un sacco di gente dal colore della pelle variabile affolla metropolitane roventi e vie assolate, il supermercato di quartiere ti regala sempre un quarto d’ora d’aria condizionata anche se entri per non comprare nulla, i più fortunati sono già partiti e tornati abbronzati, la classe maschile impiegatizia soffre in giacca e cravatta anche nei giorni in cui l’afa non risparmia guardando con invidia chi si aggira in tenuta da piscina, ciabatte incluse.

II nostro nido Banchettese invece ci offre delle serate ancora piuttosto fresche, se possiamo mangiamo in giardino (cioè sul nostro piccolo balconcino) e progettiamo come impegnare questi fine settimana.

Sicuramente domani sera ci sarà una cena al Fornel, che nel mese di luglio propone funghi alla sua affezionata clientela, la stufa sarà spenta ma l’ambiente sarà accogliente come sempre e già mi lecco i baffi al pensiero del burro della valchiusella e del salampatata artigianale e alle altre ghiotte preparazioni e succulenti intingoli che ci verranno proposti;

Poi ci saranno da sistemare le piante per le tre settimane di assenza, soprattutto le piante utili, che vorrei ritrovare vive al nostro ritorno (fragole, salvia, basilico, menta e pomodori) e dobbiamo ideare un sistema di innaffiatura intelligente che provveda per noi, quando non ci saremo. Sembra facile,ma di sicuro non lo sarà. La prima idea che cercheremo di mettere in pratica è quella di bucare delle bottiglie e inserirle con la parte del tappo inserita nella terra.

Poi l’estate è sempre il momento migliore affinchè il governo combini le peggio porcherie, gli italiani sono in vacanza e chi si occupa più degli affari di politica? Chissà cosa ci riserveranno per questa estate 2008 i nostri…

Tra una cose e l’altra passeranno questa ventina di giorni, e poi partiremo anche noi.

Non vedo l’ora!

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I sacchetti del pane

Non butto via i sacchetti di carta che si usano per trasportare il pane del panettiere.

Li riutilizzo.

In che modo?
Torno dal fornaio e mentre ordino gentilemente “un bocconcino”, gli porgo il sacchetto del pane, vuoto e ben piegato.

La prima volta il panettiere mi ha guardato strano, invece a lungo andare ha imparato e già sa che io sono una cliente che non ha bisogno tutti i giorni del sacchetto nuovo: uso quello vecchio!

Del resto, buttare via il sacchetto del pane fresco non ha proprio senso.

Dopo aver trasportato il pane è ancora in ottime condizioni e io in  genere riesco a farlo durare un mese.
Non mi sembra una cattiva idea.

Inizio a diffonderla qui.

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A mia Mamma

Se potessi, se fosse facile ma anche se fosse molto difficile, vorrei farti un bel regalo. Uno di quelli inaspettati, non per un compleanno o per natale, ma un regalo inatteso, in giorno qualsiasi, magari di pioggia. Vorrei poter uscire dall’ufficio con un bel pacchetto sotto il braccio, decorato da un bel nastro colorato, e prendere l’autobus fino a casa, citofonare, salire i due piani di scale a piedi in preda  all’entusiasmo, arrivare alla porta e con un bel sorriso mostrartelo e dirti “ho un regalo per te” e andare in cucina insieme, appoggiandoci sul tavolo vedertelo aprire e sentirmi gli occhi un po’ umidi, dopo che avrai sciolto il fiocco, vedendoti contenta del contenuto . Mi piacerebbe tutto questo, ma so che non è realizzabile, perchè il regalo che cerco non si vende da nessuna parte, perchè ho fatto di tutto per trovarlo e portartelo, ma non c’è stato niente da fare, non ha un prezzo e non è nemmeno in regalo. Non potrò dirti “Mamma, è finita! La vita può tornare quella di un tempo! Guarda, ti ho regalato la serenità, non la desideravi tanto? Non chiedermi dove, ma l’ho trovata!”

E allora la sera, uscendo dall’ufficio, tristemente arrivo a casa, sapendo di non poter leggere sul tuo volto la luce di un tempo e di non riuscire più a vedere i tuoi occhi che sorridono.

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la vertigine della Dora

Come molti curiosi ieri sera sono andata al ponte del Borghetto a vedere la Dora mooolto ingrossata e a possibile rischio esondazione.

Appena scesa dal pullman Sadem a Ivrea ho guardato dritto negli occhi il mio fidanzato e con passione gli ho chiesto ” ti prego, andiamo a vedere la Dora” … e lui, sant’uomo, mi ci ha portato.

Armati di macchina fotografica abbiamo passeggiato lungo il nobile Lungo Dora per vedere da vicino un fiume veramente incazzato.

Premessa necessaria: io non ho mai assistito in vita mia ad un evento naturale dalla forza devastante. Però conosco tante persone che hanno vissuto tifoni, terremoti, frane, smottamenti, alluvioni, incendi. Io no, mai niente di tutto questo. L’ordinata Milano non prevede terremoti, mare grosso, tornadi, alluvioni… a Milano il massimo che può accadere è che piova a dirotto e si intasino le fognature, allagando la città in alcuni punti si assiste ad un lento salire delle acque a partire in genere dalla linea verde della metro. Nulla di più.

Così per me la Dora rappresentava il primo evento naturale fuori dall’ordinario e affascinante, lo definisco affascinante perché è ancora un fenomeno di piena controllata e al momento non nocivo.

Non nascondo però che la vista di tutta quell’acqua e quello scorrere impetuoso mi ha fatto venire le vertigini. Guardando la forza e la velocità con cui gorghi e pezzi di tronchi passavano sotto il ponte e quello scorrere, quello spumeggiare, quella forza dirompente, quella velocità, provavo come un senso di vortice e a tratti avevo quasi paura che se mi fossi sporta un pochino di più anche solo per scattare una foto sarei potuta cadere di sotto, in quell’impazzato e mortale fluire.

Mai visto un fiume così impetuoso e più volte ho pensato che basta un po’ d’acqua pwe cancellarci dal mondo. Piove per giorni e giorni e giorni e un poetico e vertiginoso fiume d’acqua, nella notte, ci spazza via.

Mentre rifletto tra me e me su queste cose mi cade l’occhio su una mamma con figlio piccolo (tre mesi forse?) che si fa fotografare con, sullo sfondo, i vortici della Dora impazzita.

Meglio non farsi troppe domande, scattiamo ancora un paio di foto e poi sotto la pioggia andiamo a casa.

Speriamo che nella notte il fiume d’acqua non ci seppelisca e ancora per una volta nostra mamma Natura non ci faccia troppo male e abbia pietà del nostro povero, indegno e irresponsabile genere umano e magari ci conceda ancora un po’ di tempo per poter rimediare ai danni che abbiamo fatto.

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Scivola, scivola vai via… via da me!

Ho un preciso ricordo dei concerti di Vinicio Capossela ai quali ho assistito, ne conto almeno 8 e non mi sembrano pochi.

Concerti in cui eravamo veramente 4 gatti in quello che è stato il centro sociale più “in” a Milano, poi ne ricordo uno sotto i portici della stazione centrale in un freddo 26 dicembre, lui sempre molto eccentrico, spesso abbastanza ubriaco piano piano è approdato anche al concerto in teatro e c’ero anche lì.

Nei concerti, che ricordo più sentiti, si passava da Pongo sbronzo, al Ballo di san vito a che cos’è l’amor, transitando per canzoni malinconiche, non necessariamente solo d’amore ma anche sulla grigia e piovosa milano, sulla solitudine e sull’abbandono e che sapientemente miscelate formavano un carica esplosiva, concerti in cui si ballava come pazzi e la canzone un po’ più lenta dava l’opportunità di andare a bersi una birra, riprendersi, asciugarsi il sudore.

Concerto dopo concerto, passando per incontri in Feltrinelli per il lancio/lettura del suo libro (?) ,si è arrivati a star seduti in teatro, per finire (almeno per quello che mi riguarda) nella baia del silenzio mortalmente annoiata, vedermi girare i tacchi e abbandonare l’evento.

Non mi sembra vero ma è proprio andata così…

Sabato sera a Sestri levante, per il premio Andersen, Vinicio Capossela si è esibito nella bellissima cornice del baia del silenzio (cornice in cui un mio amico ha anche la fortuna di avere l’ufficio…), a bordo di un piccolo peschereccio ancorato nella baia ha voluto deliziare i suoi spettatori con un reading.

Letture tratte da Moby Dick, da declamare direttamente dal mare. L’idea di partenza non sembra male, se ben strutturata…

A parte il libro di Melville, che già non rappresenta proprio un esempio di facile lettura e dà grosse difficoltà nell’essere macinato pagina dopo pagina anche ai lettori più accaniti, lui si rivolge al pubblico lagnandosi infinitamente. Inascoltabile. Va bene, magari ogni due pagine ci infila una canzone, pensano la maggior parted ei presenti, seduti sulla stuoia fornita gentilmente dall’amministrazione comunale, invece no, le canzoni non arrivano, o meglio alcune canzoni proprio non arrivano, ma non c’è nemmeno l’atmosfera per farle arrivare e in un certo qual modo stonerebbero addirittura con il contesto, allora vai di capitano Achab, vai di avvistamenti, di guizzi di balena bianca intervallati solo da alcuni stacchetti a mo’ di filastrocca che si ripetono come litanie infinite e si mescolano alle letture. Un risultato sorprendente, un tutt’uno così ben fuso da essere pesante come un macigno, da essere inascoltabile e oltremodo soporifero.

Qualcuno dal pubblico, sfiancato dalla lettura di Melville, urla anche “vogliamo coss’è l’ammor” ma la baia non accoglie il grido, che di sicuro non arriva fino al piccolo peschereccio dove sta esibendosi il nostro, sempre più visionario.

Del resto ormai era qualche anno che ci stava lavorando per farci abituare a questo nuovo modo di comunicarci la sua arte e le sue idee, a partire dalla pubblicazione del libro (?) in cui quello che viene raccontato (?) si scolla completamente dall’idea di racconto, di romanzo, di descrizione, per spostarsi in una realtà parallela e decisamente visionaria. Qui, a Sestri Levante la visionarietà, ovviamente, continua.

Delusione e ormai certezza, Vinicio Capossela è cambiato, come molti artisti, giustamente , lo sono. E’ corretto evolversi e seguire una propria strada, si è noiosi quando si è sempre fedeli a se stessi.

Giro le spalle alla spiaggia e me ne vado, chiuso un altro capitolo. Anche io sono cambiata.

“…E ci siam poi noi musicisti
un po’ beoni, un poco artisti
compagnoni e nati tristi
sempre afflitti dal denaro
perche’ la roba costa caro
ma l’arte e’ cosa sacra e seria da salvar
per cento sacchi alla serata
facciamo una vita sregolata
ma il grande mito ci ha fregato
che sei un eroe se sei suonato…”

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a volte piango di gioia

Sono una sensibile.
A volte mi fanno piangere poche parole o delle azioni qualunque.

Non sono sempre stata così, lo sono diventata.

Non so se questo sia un bene, so che è un qualcosa con cui devo convivere e che a volte mi fa stare male, che mi fa sentire di combattere ad armi impari la battaglia della vita.

Mi sembra che le lacrime spesso mi tolgano forza e non mi diano la possibilità di vederci chiaro, che servano solo ad offuscare la vista e spesso e volentieri a farmi fare la figura della stupida.

Non so esattamente cosa si concentri in quelle gocce d’acqua quando scendono, a volte non so nemmeno perché scendano, succede e basta.

Non é quasi mai colpa di brutti pensieri che mi capita di fare o di preoccupazioni perché spesso mi capita di emozionarmi per una gioia che mi sembra incontenibile e che io riesco solo a tradurre in lacrime.

Forse è proprio questo che mi spaventa, il fatto di non riuscire a trasformare le emozione in un modo diverso se non in lacrime, rendendole liquide le butto fuori da me, le esterno, le faccio vedere purtroppo anche agli altri, non riesco a nasconderle perché mi rigano il volto prima ancora che io me ne accorga.

Come funziona questa trasposizione? Perché non sono diventata capace di urlare dalla gioia o di tirare un pugno contro il muro per un’arrabbiatura?

Perché devo sempre “non manifestare” questo modo silenzioso di gioire o soffrire o arrabbiarmi? Questo modo così doloroso che paradossalmente mi fa soffrire anche quando sono felice?

Quale viaggio dentro me stessa dovrei intraprendere per capire?

Il dolore non si seppelisce, io non sono riuscita a farlo e vive dentro di me, sempre. La sofferenza e il peccato sono forme di perfezione dice Oscar Wilde, perché dietro il dolore c’è sempre un’anima e che il segreto della vita sta nella sofferenza e che il piacere è per il corpo e la sofferenza per la bella anima.

Non so… tutto questo non mi consola.

Tutto questo non mi restituisce un modo di interpretare la realtà che me la faccia accettare.

Continuerò ad emozionarmi ascoltando Redemption Song di Bob Marley, guardando le foto dei miei nonni, per una manifestazione del 25 aprile, per le idee di uomini che hanno dato loro stessi credendo in un ideale, continuerò ad emozionarmi leggendo Spoon River e per tutte queste cose che sento ribollire continuamente dentro di me. Continuerò ad emozionarmi per tutto quello che alla fine mi fa sentire viva ma sicuramente non perfetta, non me ne voglia Oscar Wilde!

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