Archivio per natura

Evoluzione

Penso sempre di essere un’anima antica, di portarmi appresso più anni rispetto alla mia età anagrafica. Immagino che il soffio che mi anima abbia già animato mille e più corpi prima del mio, corpi non per forza umani.
E allora quale sorpresa questa mattina, iniziando il libro di Odifreddi su Darwin, quando ho trovato questo stralcio:

Quando tu eri un girino e io un pesce,
ai tempi del Paleozoico,
il mio cuore traboccava di allegra vitalità
perchè ti amavo già allora.

Poi siamo stati anfibi, squamati e codati,
abbiamo dondolato dagli alberi della giungla,
ci siamo appostati in attesa di mammouth,
abbiamo inciso ossa e dipinto caverne.

E così, di vita in vita e di amore in amore,
percorriamo la catena del cambiamento.
Il nostro amore è antico, e così le nostre vite:
chissà che un giorno non rivivremo tutto ancora?

Da Langdon Smith, Evoluzione, 1906

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L’anno del giardiniere

Immagine di L'anno del giardiniere
All’interno di Diario di qualche mese fa hanno pubblicato un piccolo estratto del “manualetto” di Karel Čapek, intitolato “L’anno del giardiniere”. Le illustrazioni semplici e il bel modo in cui quelle poche pagine erano scritte non mi ha fatto esitare nemmeno per un istante: quel libro DOVEVO leggerlo. In libreria pensavo di trovarlo nella parte dedicata alla manualistica e al giardinaggio, invece con mia somma sorpresa lo trovo tra i libri di narrativa.

Mi aspettavo un manuale di giardinaggio dall’approccio un po’ originale e alla fine mi  trovo tra le mani e sotto gli occhi un vero gioiellino che racchiude in poche pagine piccole  summe di antica saggezza che affronta con ironia e gentilezza un po’ “datata” e così difficile da trovare oggi, i problemi che il giardiniere, uomo non molto comune, sicuramente originale, impegnato, incompreso e forse anche un po’ extraterrestre, incontra e cerca di risolvere durante i dodici mesi dell’anno. Il linguaggio utilizzato è così prezioso e antico, i termini ricercati con estrema accuratezza.

Già la prefazione ci allerta dicendoci che il testo soffre un po’ la traduzione dal cecoslovacco, ma ciò nonostante io l’ho trovato davvero prezioso e illuminante. Questo libro mi ha ricordato che sono un’ingenua, se ho creduto anche per un solo istante di potermi improvvisare giardiniera!

“…quindi con umiltà ti rendi conto dell’impotenza dll’uomo; comprendi che la pazienza è la madre della saggezza…”"

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Piante in casa per “negati”_ prima

patata_americana
Immagino che a tante persone, spesso, sia venuto il desiderio di tenere a casa una pianta, c’è chi ci è ruscito ma ci sono anche tanti che vi abbiano rinunciato perchè “negati”.
C’è chi dice che riesce anche a far morire le piante grasse e in genere, davanti a questa affermazione, già sappiano che siamo in presenza di un individuo che delle piante non sa proprio nulla. Non tanto perchè fa morire le piante grasse, quanto perchè non sa quanto siano difficili da curare le suddette succulente e le affronta con un semplicismo un po’ imbarazzante. Davanti ad una persona che afferma che fa morire anche le piante grasse siamo certi al 100% di essere davanti a qualcuno che di piante proprio non ne sa NIENTE.
Quindi questo piccolo post vuol essere dedicato a chi vorrebbe avere almeno una piantina in casa, ma non si sente portato per averla.

Una pianta facilissima, verde, simpatica e che richiede poche cure (bata mettere l’acqua nel vaso dopo che la pianta se l’è bevuta tutta) è la patata americana. Si va al supermercato nel periodo autunnale e si compra una bella patata americana di forma conica, si va a casa e si riempie un vaso grande abbastanza per infilarci la patata in senso verticale, in modo che il tubero abbia la punta rivolta verso il basso.
Si posiziona il vaso in una zona della casa nella quale arriva una discreta di luce. A questo punto ci si arma di santa pazienza e dopo circa una settimana dovrebbero inziare a spuntare le radici, dopo tre settimane le prime foglie e poi la crescita sarà inarrestabile. I rami della pianta si allungheranno parecchio e rimarranno verdi per almeno tre/quattro mesi, al termine dei quali il tubero si autoesaurirà.
Le foglie diventeranno gialle e poi secche, capirete da soli che è ora di buttarla nella frazione di umido ed eventualmente rinnovarla (se nel vostro supermercato la patata è ancora in vendita) L’unica cosa che compete agli umani è mettere l’acqua nel vaso quando questa si finisce.
Facilissimo, di sicura riuscita e di grande soddisfazione.

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The sun’s in my heart

rain
Mi piace la pioggia, perchè quando cade penso che sta lavando l’aria che respiriamo,

perchè il sabato e la domenica mi permette di rincantucciarmi in casa sotto la mia coperta preferita per leggere un libro o per schiacciare un pisolino, quasi certamente di fianco alla persona a cui voglio bene.

Perchè poi penso che le piante si nutrono di pioggia e con sollievo ricevono questo naturale nutrimento.

Mi piace anche quando piove su Milano, per vedere come basti davvero poco per bloccare gli spostamenti di milioni di persone che non sanno più come e dove indirizzare la loro fretta.

E poi è bello stare dietro il vetro e guardare come piove, come le gocce rimbalzano sul profilo degli oggetti di tutti i giorni.

Il sole è nel mio cuore, non importa se fuori piove.

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Mai più senza!

Di cosa si parla?

Della Mooncup, ovviamente!

Ovvero di una comoda coppetta mestruale in silicone che ha cambiato la mia vita di donna-consumatore, legata ai tradizionali rimedi pubblicizzati per ovviare alle mensili mestruazioni.

Mi domando solo come ho fatto per tanti anni a sopportare tutti questi prodotti studiati e testati da eminenti ricercatori e designer per il benessere della donna “in quei giorni”…

Oggi quasi mi vergogno nel dire che dopo essere venuta a conoscenza dell’esistenza di questo  miracoloso oggetto, ho esitato sull’acquisto,  ho riflettutto lungamente sulla possibilità di usarla,  me la sono immaginata poco pratica e anche un pochino “schifosa”; sai tutto il sangue che si raccoglie e poi LO VEDI lì dentro e devi SVUOTARLA. No, pensavo,non ce la posso fare, non è per me.

Non posso contribuire  ulteriormente alla diminuzione dei rifiuti, del resto i lines seta ultra sono così comodi abbinati ai tampax e al salvaslip, no?

Poi però un giorno, senza pensarci troppo, l’ho ordinata ed è stata una vera e propria benedizione.

Oggi sono una donna con mestruazioni eco-sostenibili, ma soprattutto una donna che non tornerebbe mai più ai tradizionali assorbenti del tipo seta-lunghi-con-ali-anatomici-zone-più per la notte, ultrapiatto-flussi-medi-senza-ali-petalo-blu di giorno, tampax regoular per i primi giorni, mini per quelli successivi. Niente più armadietti del bagno pieni di scatole e bustine e nemmeno niente più soldi (tanti) spesi per i vari prodotti lines, nuvenia e quant altro.

Magari l’avessi scoperta qualche anno fa!

Welcome Mooncup!

Sito istituzionale: labottegadellaluna

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la vertigine della Dora

Come molti curiosi ieri sera sono andata al ponte del Borghetto a vedere la Dora mooolto ingrossata e a possibile rischio esondazione.

Appena scesa dal pullman Sadem a Ivrea ho guardato dritto negli occhi il mio fidanzato e con passione gli ho chiesto ” ti prego, andiamo a vedere la Dora” … e lui, sant’uomo, mi ci ha portato.

Armati di macchina fotografica abbiamo passeggiato lungo il nobile Lungo Dora per vedere da vicino un fiume veramente incazzato.

Premessa necessaria: io non ho mai assistito in vita mia ad un evento naturale dalla forza devastante. Però conosco tante persone che hanno vissuto tifoni, terremoti, frane, smottamenti, alluvioni, incendi. Io no, mai niente di tutto questo. L’ordinata Milano non prevede terremoti, mare grosso, tornadi, alluvioni… a Milano il massimo che può accadere è che piova a dirotto e si intasino le fognature, allagando la città in alcuni punti si assiste ad un lento salire delle acque a partire in genere dalla linea verde della metro. Nulla di più.

Così per me la Dora rappresentava il primo evento naturale fuori dall’ordinario e affascinante, lo definisco affascinante perché è ancora un fenomeno di piena controllata e al momento non nocivo.

Non nascondo però che la vista di tutta quell’acqua e quello scorrere impetuoso mi ha fatto venire le vertigini. Guardando la forza e la velocità con cui gorghi e pezzi di tronchi passavano sotto il ponte e quello scorrere, quello spumeggiare, quella forza dirompente, quella velocità, provavo come un senso di vortice e a tratti avevo quasi paura che se mi fossi sporta un pochino di più anche solo per scattare una foto sarei potuta cadere di sotto, in quell’impazzato e mortale fluire.

Mai visto un fiume così impetuoso e più volte ho pensato che basta un po’ d’acqua pwe cancellarci dal mondo. Piove per giorni e giorni e giorni e un poetico e vertiginoso fiume d’acqua, nella notte, ci spazza via.

Mentre rifletto tra me e me su queste cose mi cade l’occhio su una mamma con figlio piccolo (tre mesi forse?) che si fa fotografare con, sullo sfondo, i vortici della Dora impazzita.

Meglio non farsi troppe domande, scattiamo ancora un paio di foto e poi sotto la pioggia andiamo a casa.

Speriamo che nella notte il fiume d’acqua non ci seppelisca e ancora per una volta nostra mamma Natura non ci faccia troppo male e abbia pietà del nostro povero, indegno e irresponsabile genere umano e magari ci conceda ancora un po’ di tempo per poter rimediare ai danni che abbiamo fatto.

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