Archivio per pensierini

a lot of dreams

collina

Sogno troppo.

A volte mi preoccupo del fatto che non sia tanto normale fare così tanti sogni per notte.

Spesso sogni belli, a volte sogni malinconici.

Sogno a colori.

Sogno le persone della mia vita.

Sogno gli animali della mia vita.

Sogno anche fiori e piante.

A volte sogni i miei denti in briciole,  colpa del terrore che ho di perderli. In mille persone mi dicono che sognare i denti che cadono porta brutte notizie, non  ci faccio più caso.

Io intanto mi addormento e sogno.

Certe volte sogno talmente tanto che al mattino mi sveglio stanca.

Altre volte sogno persone che non so nemmeno come sia possibile che mi siano tornate in mente.

Sono sempre convinta che la notte porti consiglio.

Non sono sempre contenta di sognare.

Ma intanto chiudo gli occhi… e sogno.

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E’ da anni che il mese di giugno è per me un mese difficile da affrontare.

Il caldo della notte di quando si inizia a dormire con la finestra aperta e poi capita di svegliarsi nel buio e sentire rumori di motori di auto che passano su strade lontane, manon abbastanza da non sentirle, e nell’immobilità i pensieri si muovono circolari; e poi al mattino, il sole pallido che filtra dalla tapparella ed una nuova giornata da affrontare, cercando di convivere con delle sensazioni che sai perfettamente che renderanno difficile il normale svolgersi della giornata.

Sarà prima la brezza estiva, sarà poi il sole dell 10 o la luce del pomeriggio, o l’odore dei sambuchi fioriit per poi arrivare al cielo del crepuscolo che fatica a diventare imbrunire. E poi l’estae incipiente che porta i pensieri fin troppo lontano.

Giugno è un malessere con cui non ho ancora imparato a convivere, nonostante abbia fatto un buon ordine nei miei ricordi.

Mi sento dentro come un dolore antico,  ed è la natura a richiamarlo ogni anno, ed è proprio per questo che non so come affrontarlo.

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Non conosce paura l’uomo che salta e vince sui vetri

Chi è? Chi è quell’uomo che cammina sui pezzi di vetro?
Chiariamolo subito, niente a che vedere col circo, non è un acrobata, nè un mangiatore di fuoco , ma un uomo che si misura con se stesso, sempre, che affronta il presente e il suo passato con coerenza, senza dubbi o rimorsi perchè una stella pare assisterlo.
Forse un santo, perchè solo così può essere chiamato oggi un uomo che porta avanti le sue idee, nonostante le estreme conseguenze, che cammina sui suoi cocci, che compie il disegno di vita scritto sulla sua mano, un uomo che si fa ferire l’anima solo con l’amore e null’altro…
e questi pezzi di vetro, questa vita, questa linea che gira, due anime e un tetto di capanna, quello che basta per riprendere forze e andari avanti.
L’amore che può ferirci così in profondità da farci morire dentro, senza essere tagliente come un coccio.
Una canzone sulla vita, una canzone sull’amore, una canzone sulle idee. Una canzone per chi è sempre dalla stessa parte.
“…però stai bene dove stai”

L’uomo che cammina sui pezzi di vetro
dicono ha due anime e un sesso
di ramo duro in cuore
e una luna e dei fuochi alle spalle mentre balla e balla,
sotto l’angolo retto di una stella.
Niente a che vedere col circo,
nè acrobati nè mangiatori di fuoco,
piuttosto un santo a piedi nudi,
quando vedi che non si taglia, già lo sai.
Ti potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui,
cosa importa se ha vent’anni
e nelle pieghe della mano,
una linea che gira e lui risponde serio
“è mia”; sottindente la vita…
E la fine del discorso la conosci già,
era acqua corrente un pò di tempo fà..che ora si è fermata qua.
Non conosce paura l’uomo che salta
e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride..e sorride
perchè ferirsi non è impossibile,
morire meno che mai e poi mai.

Insieme visitata è la notte che dicono ha due anime
e un letto e un tetto di capanna utile e dolce
come ombrello teso tra la terra e il cielo.
Lui ti offre la sua ultima carta,
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire,
quando dice “È quattro giorni che ti amo,
ti prego, non andare via, non lasciarmi ferito”.
E non hai capito ancora come mai,
mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.
Però stai bene dove stai…Però stai bene dove stai.

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Sono fuori moda

Sono fuori moda perchè

mi piacciono i miei capelli bianchi e non li tingo
perchè non posso indossare scarpe di vernice tacco 12, ma piuttosto scarpe basse con plantare,
perchè non credo nell’importanza degli accessori,
perchè la sera è 1000 volte meglio una cena a casa di un aperitivo fuori,
non mi depilo le braccia e non riduco ad un filo le mie sopracciglia,
non ho letto, non leggo e non leggerò “I love shopping”,
non penso che l’abito faccia il monaco,
perchè mi piace cucire sotto la finestra, come ho visto fare a mia mamma e a mio nonno molto prima di me,
perchè voglio saper fare un pane buono e fragrante,
preferisco un piccolo borgo alla città caotica,
perchè la sera mi faccio la tisana prima di dormire.

Sono fuori moda perchè non me ne frega niente di essere fuori moda.

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Gli strani scherzi della mente

Capita spesso ai miei neuroni di giocarmi degli scherzi singolari… è successo di nuovo questa mattina.

Oggi mi sono “astenuta” dall’andare a lavorare. Motivi di salute. Diciamo un po’ di raffreddore…

Mi sono messa vicino alla finestra perchè finalmente ho avuto il tempo per cucire l’orlo di un paio di jeans.
Infilo il filo nella cruna, inizio a cucire un punto dopo l’altro e improvvisamente, chissà poi perchè, mi viene in mente una preghiera, precisamente la preghiera dello scout.

Ho ripensato a ruota libera a quante volte l’ho recitata, nonstante non fosse la mia preghiera di compentenza; cerco di spiegarmi: le ragazze hanno la preghiera della Guida, i ragazzi hanno la preghiera dello Scout ed entrambe venivano recitate ad alta voce dai ragazzi prima e dalle ragazze poi, al termine delle funzioni religiose.

Come spesso avviene, anche per le cose più futili, ciò che è pensato per gli uomini è sempre più semplice e funzionale… e in generale a me piace di più; anche in questo caso, volendomi sforzare, la preghiera delle ragazze non mi torna più in mente. Dimenticata.

Quella dei ragazzi invece ce l’ho qui stampata nella testa, chiara, bella, la si voglia riferire ad un ambito religioso o no è comunque ricca di significato.
Io a 15 anni la recitavo insieme ai ragazzi, a bassa voce, per non farmi sentire.

Cucio un punto dopo l’altro e la recito tra me e me:

Fa’, o Signore, che io abbia le mani pure
pura la lingua, puro il pensiero.
Impedisci che io prenda abitudini
che rovinano la vita.
Insegnami a lavorare alacremente
e a comportarmi lealmente
quando Tu solo mi vedi
come se tutto il mondo potesse vedermi.
Perdonami quando sono cattivo
e aiutami a perdonare coloro che non mi trattano bene.
Rendimi capace di aiutare gli altri
anche quando ciò mi è faticoso.
Mandami le occasioni
di fare un po’ di bene ogni giorno
per avvicinarmi maggiormente al Tuo Figliolo Gesù.

Tutta qui, poche semplici parole alle quali non ripensavo più da tanti anni e che oggi, chissà da dove, mi sono ritornate alla mente e mi sono resa conto che averla recitata così spesso ha fatto davvero sì che io cercassi e cerchi di vivere tutt’ora con questi principi.

Forse ho perso il valore religioso… ma mi domando: alla fine era così importante?

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Il regime della fuffa

Ci risulta così difficile rinunciare a ognuna delle cose che abbiamo, quasi ci fossimo guadagnati tutto con il sudore della fronte e una fatica inenarrabile e tutto quello che è nostro ci sembra così dannatamente indispensabile al punto che ad ogni cosa che ci circonda sembra ci leghi un attaccamento difficile da sciogliere e che tutte quelle cose che abbiamo, normalmente sono tante, spesso troppe, anche se non lo vogliamo ammettere, non ci bastano mai e ne vogliamo ancora, ancora e poi ancora.
E’ il regime della fuffa che l’ha avuta vinta su tutto….
io per esempio difficilmente riesco a entrare in una libreria e a rinuciare a comprare un libro. E prima di comprarlo, tra gli svariati milioni di titoli disponibili, bisogna stare attenti a quel che si acquista… spesso sono pagine illeggibili ma confezionate a dovere per vendere.
Mi domando poi solo a posteriori se é così indispensabile riempire scaffali e scaffali di volumi quando le Biblioteche possono offrirci tutti i libri che vogliamo.
e poi…
Proprio non posso rinunciare al mio lavoro ben pagato anche se mi genera degli stress incalcolabili e tempi di viaggio disumani?
Pare di no, perchè il ben pagato mi permette di fare dei viaggi, di andare a teatro, di coprarmi dei libri per l’appunto…. di fare dei regali costosi se ne ho voglia, di mangiarmi fuori ogni tanto, tutte cose a cui non potrei mai rinunciare, tutte cose che io reputo ad una prima analisi INDISPENSABILI ma che alla fine di certo non lo sono.
Non vogliamo poi parlare dei lettore mp3, del pc portatile, di un cellulare “decente”, di una maglietta alla moda, e bla e bla e bla e bla. Non so quanto potrebbe essere lungo questo elenco o forse solo temo di scoprirlo.
Una vita più modesta ed essenziale dovrebbe diventare lo standard di ciascuno di noi per poter permettere al nostro pianeta di respirare, per poterci permettere di capire davvero cosa demarca la sfera dell’indispensabile e cosa ne è effettivamente smarcato. Ma forse anche per renderci conto di quanta fuffa ci circondiamo per sentirci soddisfatti. DI sicuro preferiamo non renderci conto che quanta più fuffa raccogliamo, più saremo insoddisfatti. La fuffa ci soffoca e ci toglie lucidità. La fuffa ci distoglie dalle cose importanti.
Abbasso la fuffa e viva l’autodeterminazione. Abbasso la fuffa e viva il sapere scegliere, abbasso la fuffa e io tiferò sempre e comunque per i cervelli pensanti che non si lasciano sommergere da tutto quello che vedono.
E poi ci devo mettere un po’ di impegno … ci vorrebbero valangate di giorni del “non acquisto” per far respirare anche me un po’ di più.

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la mancanza di consapevolezza

Natale.jack skeleton

Io sono stata prima una bambina e poi una ragazza affezionata al Natale.
In genere il 24 pomeriggio già mi presentavo a casa dei nonni per dare una mano e aspettare l’arrivo degli zii e poi dei cugini. In realtà dei cugini non mi è mai interessato molto; tranne qualcuno, li ho sempre trovati un po’ snobboni nei miei confronti, ma degli zii sì, mi interessava e viceversa da loro ero sempre tenuta in gran considerazione.
Ci scambiavamo un sacco di regali sotto un alberello plasticoso bianco addobbato con delle palline orrende e delle luci altrettanto brutte. Però era l’alberello dei nonni, a loro piaceva quello, così non mi sono mai permessa di esprimere il mio parere, anzi, tutti gli anni lo prendevamo dalla cantina e poi lo sistemavamo in salotto, spesso mi occupavo personalmente dell’allestimento.
E poi c’erano le frittelle fatte da mia nonna, le cose buone portate un po’ da tutti e si passava una serata tra carte, regali, cibo e sempre un po’ di attenzione al natale come OCCASIONE in cui stare insieme e ricordarci l’uno dell’altro, ma anche come occasione religiosa e di riflessione.
Ero bambina, ero inconsapevole.
Poi sono passati gli anni.
I miei nonni sono morti.
I miei cugini hanno fatto tutti un sacco di figli e anche mia sorella.
Il Natale per me piano piano si è trasformato in un qualcosa che non assomiglia più semplicemente a quell’odore che respiravo la sera del 24 dicembre quando la città era fredda e a volte nevicava.
Oggi lo associo alla triste pubblicità del panettone in tutte le sue svariate e terribili forme e la montagna di addobbi “made in china” venduti nei centri commerciali a partire da metà novembre, sono le persone che conosco che si portano già avanti con dei “presenti” di fortuna, perchè metti che qualcuno ti fa un regalo e tu non sei preparato, che fai? non sta bene.
Natale oggi è quasi solo l’obbligo di confezionare dei doni da consegnare prima di una certa data, e non dopo un’altra certa data affrontando il delirio da shopping che pervade tutta la cittadinanza.
Si possono fare regali in qualunque momento dell’anno e a me piace di più farli esattamente in qualunque momento dell’anno. Gli addobbi natalizi dell supermercato li trovo brutti e spesso ridicoli, non amo più nemmeno l’idea che ci si veda per mangiare… come se non mangiassimo già fin troppo tutto l’anno per doverlo fare ulteriormente a natale.


Non ci sono più nemmeno le partite a carte, i giochi in scatola e le chiacchiere inutili, c’è solo la tv che fa da sfondo a pranzi e cene, vecchi film che vengono riproiettati in modalità standard ogni anno e così alla vigilia, a natale e alla grande diretta del capodanno.

Non sopporto che l’essere più buoni ci venga dalla pubblicità assurde e dalle vetrine dei negozi e non da un sentimento che si prova dentro, sempre.

Sono più buona ma metto sotto l’albero doni confezionati da uomini senza diritti, da bambini che non sanno cosa sia l’infanzia, da persone sfruttate per tenere alto a poco prezzo il nostro benessere e la nostra soddisfazione. Mi sento un po’ scollata da questa realtà costruita ad hoc.
Mi mette a disagio la mancanza di consapevolezza. Contrariamente a quanto ero abituata, per la prima volta, quest’anno, non ho comprato neppure un addobbo e quelli che ho casa iniziano a non piacermi più.

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The sun’s in my heart

rain
Mi piace la pioggia, perchè quando cade penso che sta lavando l’aria che respiriamo,

perchè il sabato e la domenica mi permette di rincantucciarmi in casa sotto la mia coperta preferita per leggere un libro o per schiacciare un pisolino, quasi certamente di fianco alla persona a cui voglio bene.

Perchè poi penso che le piante si nutrono di pioggia e con sollievo ricevono questo naturale nutrimento.

Mi piace anche quando piove su Milano, per vedere come basti davvero poco per bloccare gli spostamenti di milioni di persone che non sanno più come e dove indirizzare la loro fretta.

E poi è bello stare dietro il vetro e guardare come piove, come le gocce rimbalzano sul profilo degli oggetti di tutti i giorni.

Il sole è nel mio cuore, non importa se fuori piove.

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effetti collaterali da ora legale

Poesia per la mia personalissima metà del cielo

Cambia l’ora
e l’autunno
poi
cederà il passo all’inverno
e io
sono pronta
ad affrontarlo
se mi tieni
almeno tu
al calduccio
del tuo corpo

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“Ci sei su facebook?”

Nelle ultime due settimane me lo hanno chiesto almeno 10 persone.

“Ci sei su Facebook?”

“No”, rispondo più o meno garbatamente “non solo non ci sono , ma nemeno mi piace Facebook”.

Non mi piace e lo trovo inutile. Questo far credere di essere in contatto con tutti, di poter riportare in vita vecchie amicizie erose dal tempo, riesumare amori passati, rianimare rapporti che vivono continui alti e bassi, tornare in contatto  con i tuoi compagni di classe delle elementari e volendo addirittura dell’asilo… che come minimo quando ci si incontra in coda alla posta ci si ignora palesemente perchè per anni e anni e anni e per lepiù strane vicissitudini non ci si è più incontrati, però nonostante ne siano passati almeno 40 di quegli anni  ci si riconosce ancora per strada si fa  finta di non conoscersi.

Però oggi per fortuna c’è  Facebook, per strada puoi continuare a far finta di niente, ma sul web puoi sempre proporre un’amicizia…

E poi già mi immagino aquali sono i primi pensieri che animano chi si iscrive, cose del tipo: “oh, vediamo come è diventata la più brutta della classe” e se poi la si trova iscritta con tanto di foto (che susciterà i commenti del caso), ecco che la si contatta, perchè dopo che lei accetta “la nostra amicizia” (mai parola fu più azzeccata per dare l’illusione di qualcosa che assolutamente non c’è) sarà possibile superare la barriera dell’avatar e farci i fatti suoi, vedere le sue foto, che lavoro fa, se si è fidanzata/o ed eventualmente con chi, quindi commentare, ridere, stupirsi.

Dopo la ricerca della  più brutta della classe, seguono:

il figone pazzesco che ci piaceva da morire
il nostro primo fidanzato
quella che pensavamo essere la nostra amica del cuore ma poi ci ha mollato in asso
qualche parente ci sarà pure su facebook, no?
e quei colleghi della prima azienda in cui ho lavorato?

e così via….

il tempo passa (nel senso di quello dell’orologio, spiccio … non di anni )  e scorrono volti, foto, amarezza se qualcuno che proprio ci tenevamo un casino a vedere non si è iscritto, gioia quando arrivano le prime richieste di amicizia: posso entrare a farmi i cazzi tuoi? Certo cara, vieni pure… guarda quante belle foto possiamo scambiarci, quante informazioni e poi alzi gli occhi e tu accorgi di essere lì in rete “in compagnia” di tanti amici da almeno 2 ore e intanto sei ancora sola, seduta alla tua scrivania, con gli occhi pallati dal monitor ma con l’illusione di essere in contatto con tante persone, di aver ritrovato i vecchi amici e di essere connesso anche con gli amici degli amici e che poi più contatti hai e più figo sei. Vuol dire che sei apprezzato, che sei uno che piaci!

per quello che mi riguarda credo che siano tutte fesserie.

Non mi sento un’esperta di sociologia del network, odio già il fatto di dover convivere con due cellulari, due indirizzi mail, due recapiti telefonici fissi. Chi mi cerca davvero sa come trovarmi. Invece chi vuol farsi i fatti miei solo per il gusto di farseli … bhè mi spiace, rimarrà un po’ deluso.

Io non mi iscrivo a Facebook.

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