Archivio per poesia

Evoluzione

Penso sempre di essere un’anima antica, di portarmi appresso più anni rispetto alla mia età anagrafica. Immagino che il soffio che mi anima abbia già animato mille e più corpi prima del mio, corpi non per forza umani.
E allora quale sorpresa questa mattina, iniziando il libro di Odifreddi su Darwin, quando ho trovato questo stralcio:

Quando tu eri un girino e io un pesce,
ai tempi del Paleozoico,
il mio cuore traboccava di allegra vitalità
perchè ti amavo già allora.

Poi siamo stati anfibi, squamati e codati,
abbiamo dondolato dagli alberi della giungla,
ci siamo appostati in attesa di mammouth,
abbiamo inciso ossa e dipinto caverne.

E così, di vita in vita e di amore in amore,
percorriamo la catena del cambiamento.
Il nostro amore è antico, e così le nostre vite:
chissà che un giorno non rivivremo tutto ancora?

Da Langdon Smith, Evoluzione, 1906

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effetti collaterali da ora legale

Poesia per la mia personalissima metà del cielo

Cambia l’ora
e l’autunno
poi
cederà il passo all’inverno
e io
sono pronta
ad affrontarlo
se mi tieni
almeno tu
al calduccio
del tuo corpo

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Un ricordo dal sangue del mio sangue

Ho tantissimi bei ricordi legati ai miei nonni.

Tra questi c’è una filastrocca salentina che mia nonna mi recitava di tanto in tanto e di cui non perdo memoria, ma per non rischiare che possa comunque perdersi nella memoria affollata dell’uomo moderno, la appunto qui

La cummare furmiculicchia

Na fiata la cummare furmicuicchia sta scupà an terra e truau tre sordi. “Ce mi cattu?” dicia sempre la cummare furmiculicchia

“Mi cattu caramelle?? No, no poi mi dicinu ca so cannaruta… Mo’ mi cattu nzagareddhre e mi maritu!!!”

Allora si giustau bona e si nfacciau alla finescia.

Passau lu iaddru e disse:”Cummare furmiculicchia ce sta faci alla finescia ttt mutata?”

E la cummare rispose:”M aggiu mmaritare!!”.

Rispose lu iaddru “Mi uei a me?? “

e la cummare:”Come faci la notte??”

“Chicchirichì chicchirichì!!!” rispose lu iaddru.

“No, no” dicia la furmiculiccha, ” mi faci ‘mpaurare.”

Passau lu grillu e disse:”Cummare furmiculicchia, Cummare furmiculicchia ce sta faci alla finescia?”

E la cummare:”M aggiu mmaritare!!”

Rispose lu grillu “Mi uei a me?? “

e la cummare: “Come faci la notte??”

“Cri Cri- Cri Cri!!!” rispose lu grillu.

“No, no”, dicia la furmiculiccha, “mi faci ‘mpaurare.”

Passarono tnt animali e cu ttt la stessa storia ca la notte nn la facianu durmire e la facianu ‘mpaurare.

Alla fine passau compare surgicchio e chiese:

“Cummare furmiculicchia, Cummare furmiculicchia ce sta faci alla finescia?”

E la cummare:”M aggiu mmaritare!!”

Rispose lu surge “Mi uei a me?? “

e la cummare: “Come faci la notte??”

“Squit!!!” rispose compare surgicchio

e la cummare furmiculicchia disse:” Ti vogghiu cumme mmaritu che la notte m faci mpannare e non ‘mpaurare.”.

Così si maritarono.

Na dumenica stianu a messa e la cummare mannau lu cumpare surgicchiu cu ba bete ci la carne da intra la pignata si era cotta.

Lu surgicchiu cu varda intra la pignata catiu intra e si coce paru paru alla carne.

La cummare furmiculicchia, vedendo ca lu maritu no rià si ni turnau a casa e ziccau cu lu cerca, ma nun l’ucchiao.

Quannu pigghiau la pignata troau cumpare surgicchiu morze.

E chiangennu disse:

“Surgicchiu mia surgicchiu t ha cuettu an pignaticchiu.. Ci no purtai la cota eri qunt na malota, ci no purtai lu culu eri qnt nu pasulu!!”.

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…per le strade di Roma

Ho due giorni da passare, per motivi di lavoro, per le strade della capitale.

Vie del centro alberate, vento fresco per essere luglio, i negozi che vendono la pizza al taglio e le case d’epoca che fanno da sfondo alle vie. Le strade piene di gente per la pausa pranzo, il rumore dei clacson che fa da sfondo costante, la solita Roma insomma!

Continuo a subirne il fascino, forse solo perchè non abito qui, di fatto tutte le persone non autoctone  che da qui sono transitate per tempi medio-lunghi, hanno poi preferito scegliere altri luoghi dove vivere e mentre passeggio non so spiegarmi come si può non desiderare di vivere in un museo a cielo aperto dalla temperatura tiepida.

Mi ricordo passeggiate in Campo dei Fiori a fine agosto, per mano con mio papà, alla sera, quando ero piccola, ospite di alcuni zii; oppure fontana di Trevi, sempre di sera, solo qualche anno fa, in cui ho desiderato di poter essere lì con una persona che mi volesse bene davvero per poter esternare il mio entusiasmo e anche il mio a volte banale romanticismo.

Chiudo quindi con un pizzico di malinconia e nell’attesa di poter essere qui con la mia personalissima metà del cielo (con la quale vorrei fare tutto, dal pranzo da Ciro a Mergellina, fino a un viaggio in Islanda, fino a stare fermi nel nostro nido) fischietto un motivetto…

“T’invidio turista che arrivi,
t’imbevi de fori e de scavi,
poi tutto d’un colpo te trovi
fontana de Trevi ch’e tutta pe’ te!

Ce sta ‘na leggenda romana
legata a ’sta vecchia fontana
per cui se ce butti un soldino
costringi er destino a fatte tornà.

E mentre er soldo bacia er fontanone
la tua canzone in fondo è questa qua!

Arrivederci, Roma…
Good bye…au revoir…
Si ritrova a pranzo a Squarciarelli
fettuccine e vino dei Castelli
come ai tempi belli che Pinelli immortalò!”

da ARRIVEDERCI ROMA (Garinei, Giovannini e R.Rascel)

La foto è di Giorgio Marinelli, che ringrazio per la disponibilità

http://www.pbase.com/giorgionews/roma

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Una poesia per il mio cuore

Una piccola poesia scritta da un grande rivoluzionario, un grande oppositore che è anche un grande poeta.

Un importante poesia per il mio cuore romantico che si fa sempre rapire dalle piccole cose di tutti i giorni.

Ti amo come se mangiassi il pane

Ti amo come se mangiassi il pane
spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi pieno di gioia
pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me quando il
crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

N. Hikmet

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la vita che vorrei

è esattamente questa:

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La magia della neve

Dicono che Slava Polunin sia il Clown più bravo del mondo e che sia diventato, grazie al suo spettacolo, anche il più famoso.

Non so esattamente cosa mi aspettassi quando ho prenotato due posti per il suo “Snow Show”, ma qualsiasi cosa io abbia pensato non si avvicina nemmeno minimamente a quello che è stato.

Entrando in sala delle luci blu, intense, dall’alto tagliano la platea, e sui sedili e per terra pezzettini di carta velina bianca: è già neve!

Poi le luci si abbassano e lo spettacolo inizia.

Non è più Slava in persona ad indossare la grande tuta gialla, ad allungarsi ed accorciarsi, a spaventarsi, a raccontare; Slava segue ormai da dietro le quinte i suoi allievi che portano in scena lo spettacolo… ma solo in pochissimi lo sanno e comunque non è fondamentale: Yellow, si chiama così il personaggio, accompagna il pubblico in un viaggio che è il viaggio della vita di Slava e poi anche il viaggio della vita di ognuno di noi, dove momenti di serenità, spensieratezza e tranquillità si alternano a momenti di estremo dinamismo, di dolce malinconia, di risate e anche di tristezza. Sono così tante le sensazioni che si provano e ci colgono così impreparati da arrivare a fine spettacolo e provare un senso di stordimento che dura almeno per le 24 ore successive.

Non mi è mai capitato di essere a teatro e di vedere la gente che alla fine dello spettacolo invece di andare a casa, rimane là, sotto il palco, con l’espressione sorridente e intontita, intenta a toccare le scarpe dei clown che hanno preso parte allo show, ed è esattamente qui che Slava è riuscito a compiere il miracolo, a fare in modo che gli spettatori si portino veramente lo spettacolo a casa.

Io ho accompagnato mia mamma e l’ho vista ridiventare bambina e ridere e commuoversi e saltare ed allungarsi per prendere parte al grande spettacolo che coinvolge tutti i presenti, indifferentemente dalla prima all’ultima fila. Proprio lei ha voluto uscire dal teatro con in mano un grosso pallone gonfiabile bianco e ce lo siamo portati con i mezzi ATM fino a casa per almeno 45 minuti, canticchiando

Blue canary
di ramo in ramo
gorgheggi al vento
il tuo richiamo.

Blue canary
attendi in vano
che torni al nido
chi andò lontano.

Ogni fior del mio giardino
sullo stelo s’è reclinato
ed ascolta intimidito
la tua favola accorata.

Sopra i rami del grande pino
da quel nido dimenticato
s’ode a sera disperato
il richiamo a chi è partito.

Blue canary
che affidi al vento
le tristi note
del tuo tormento.

Blue canary
nel bel tramonto
ti sento amico
del mio rimpianto

Blue blue blue canary
tweet tweet tweet si perde l’eco
se piangi o canti al tramontar
tweet tweet ripete il vento.

Questo il miracolo di Slava, far sognare quelli che già sono bambini e sull’onda delle emozioni riportare alla loro fanciullezza quelli che bambini, almeno anagraficamente, non sono più.

E’ magia.

“Per me la neve è una cosa reale, è il legame con la mia infanzia…

E’ un’immagine bellissima, come un abito da sposa, come un foglio bianco quando un pittore comincia a disegnare,ma nello stesso tempo mi riempie di paura e di freddo…

Come spesso succede alle cose che affascinano i bambini…”

Slava Polunin

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Bentornati Dinosauri

Charles Bukoswki, una vita di stenti e di vizi insieme (se mai questo connubio è possibile), una sofferenza e un disagio sociale che gli hanno permesso di raccontarsi senza timori, senza veli, senza pregiudizi.

Lui si racconta per quello che è e per quello che prova e per quello che fa.

In una società dove il suo essere brutto e povero lo confinano ai margini di stanze in affitto supereconomiche, di sbronze colossali, di sesso regalato da generose prostitute o donne laide e il lavoro non è qualcosa che fa parte del quotidiano.

Ci regala così una serie di racconti e romanzi e poesie che spaziano tra l’erotico crepuscolare e l’avventura grottesca e la rabbia di aver ancora perso ai cavalli, un genere riconducibile solo a lui.

E poi c’è questa poesia che parla di noi

Dinosauropoli noi,

nati così / in mezzo a tutto questo /tra facce di gesso che ghignano /e la signora Morte che se la ride / e mentre gli ascensori si guastano /e gli orizzonti politici si dissolvono / e il ragazzino che riempie le buste al supermercato è laureato / e i pesci sporchi di petrolio sputano fuori la loro preda oleosa / e il sole è lì nascosto.

Noi siamo nati così / in mezzo a tutto questo / in mezzo a queste guerre ragionatamente folli / in mezzo al vuoto spettacolo dei finestroni di fabbrica rotti / in mezzo ai bar dove le persone non si parlano più / in mezzo alle scazzottate che finiscono con coltelli e pistole / siamo nati in mezzo a tutto questo / tra ospedali così costosi che conviene lasciarsi morire / tra avvocati talmente esosi che è meglio dichiararsi colpevoli / in una nazione dove le prigioni sono piene e i manicomi chiusi / in un posto dove le masse trasformano i cretini in eroi di successo / siamo nati in mezzo a tutto questo / in mezzo a tutto questo ci muoviamo e viviamo / a causa di tutto questo moriamo / siamo ridotti al silenzio / castrati / corrotti / diseredati / per tutto questo / questa roba / ci inganna / ci sfrutta / ci piscia addosso / ci rende folli e perversi / ci trasforma in violenti / ci rende inumani / il cuore è annerito / le dita cercano la gola / la pistola / il coltello / la bomba / le dita vanno in cerca di un Dio insensibile / le dita cercano la bottiglia / le pillole / qualcosa da sniffare / siamo nati in mezzo a questa morte dolorosa che incombe / siamo nati in una nazione che da sessant’anni accumula debiti / e che presto non potrà neanche pagare gli interessi su quei debiti / e le banche bruceranno / e i soldi saranno inutili / ammazzarsi per strada in pieno giorno non sarà più un crimine / resteranno solo pistole e folle di sbandati / la terra sarà inutile / il cibo diventerà un rendimento decrescente / l’energia nucleare finirà in mano alle masse / il pianeta sarà scosso da un’esplosione dopo l’altra / uomini-robot ormai radioattivi si tenderanno agguati / i ricchi e gli eletti scruteranno il mondo da piattaforme spaziali / l’inferno di Dante al confronto / sembrerà un parco giochi per bambini / non si vedrà più il sole e sarà per sempre notte / gli alberi moriranno / morirà tutta la vegetazione / uomini radioattivi / si nutriranno della carne di altri uomini radioattivi / l’acqua del mare sarà avvelenata / i laghi e i fiumi spariranno / la pioggia diventerà preziosa come l’oro / la puzza delle carcasse di uomini e animali / si propagherà nel vento scuro / i pochi sopravvissuti saranno colpiti da nuove spaventose malattie / e le piattaforme spaziali saranno distrutte dall’attrito / dall’esaurirsi delle scorte / dall’effetto naturale del generale decadimento delle cose / e da tutto questo nascerà / il silenzio più incantevole che abbiate mai sentito / il sole resterà ancora lì nascosto / in attesa del prossimo capitolo.

Hank

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Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza
L’umile, il non visto, il fioco, il silenzioso

Perché quando saranno passati amori e battaglie

Nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza

Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara
Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota

Il poco, il meno il non abbastanza

Stefano Benni

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