Archivio per qualcosa di me

Evoluzione

Penso sempre di essere un’anima antica, di portarmi appresso più anni rispetto alla mia età anagrafica. Immagino che il soffio che mi anima abbia già animato mille e più corpi prima del mio, corpi non per forza umani.
E allora quale sorpresa questa mattina, iniziando il libro di Odifreddi su Darwin, quando ho trovato questo stralcio:

Quando tu eri un girino e io un pesce,
ai tempi del Paleozoico,
il mio cuore traboccava di allegra vitalità
perchè ti amavo già allora.

Poi siamo stati anfibi, squamati e codati,
abbiamo dondolato dagli alberi della giungla,
ci siamo appostati in attesa di mammouth,
abbiamo inciso ossa e dipinto caverne.

E così, di vita in vita e di amore in amore,
percorriamo la catena del cambiamento.
Il nostro amore è antico, e così le nostre vite:
chissà che un giorno non rivivremo tutto ancora?

Da Langdon Smith, Evoluzione, 1906

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a lot of dreams

collina

Sogno troppo.

A volte mi preoccupo del fatto che non sia tanto normale fare così tanti sogni per notte.

Spesso sogni belli, a volte sogni malinconici.

Sogno a colori.

Sogno le persone della mia vita.

Sogno gli animali della mia vita.

Sogno anche fiori e piante.

A volte sogni i miei denti in briciole,  colpa del terrore che ho di perderli. In mille persone mi dicono che sognare i denti che cadono porta brutte notizie, non  ci faccio più caso.

Io intanto mi addormento e sogno.

Certe volte sogno talmente tanto che al mattino mi sveglio stanca.

Altre volte sogno persone che non so nemmeno come sia possibile che mi siano tornate in mente.

Sono sempre convinta che la notte porti consiglio.

Non sono sempre contenta di sognare.

Ma intanto chiudo gli occhi… e sogno.

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E’ da anni che il mese di giugno è per me un mese difficile da affrontare.

Il caldo della notte di quando si inizia a dormire con la finestra aperta e poi capita di svegliarsi nel buio e sentire rumori di motori di auto che passano su strade lontane, manon abbastanza da non sentirle, e nell’immobilità i pensieri si muovono circolari; e poi al mattino, il sole pallido che filtra dalla tapparella ed una nuova giornata da affrontare, cercando di convivere con delle sensazioni che sai perfettamente che renderanno difficile il normale svolgersi della giornata.

Sarà prima la brezza estiva, sarà poi il sole dell 10 o la luce del pomeriggio, o l’odore dei sambuchi fioriit per poi arrivare al cielo del crepuscolo che fatica a diventare imbrunire. E poi l’estae incipiente che porta i pensieri fin troppo lontano.

Giugno è un malessere con cui non ho ancora imparato a convivere, nonostante abbia fatto un buon ordine nei miei ricordi.

Mi sento dentro come un dolore antico,  ed è la natura a richiamarlo ogni anno, ed è proprio per questo che non so come affrontarlo.

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Non conosce paura l’uomo che salta e vince sui vetri

Chi è? Chi è quell’uomo che cammina sui pezzi di vetro?
Chiariamolo subito, niente a che vedere col circo, non è un acrobata, nè un mangiatore di fuoco , ma un uomo che si misura con se stesso, sempre, che affronta il presente e il suo passato con coerenza, senza dubbi o rimorsi perchè una stella pare assisterlo.
Forse un santo, perchè solo così può essere chiamato oggi un uomo che porta avanti le sue idee, nonostante le estreme conseguenze, che cammina sui suoi cocci, che compie il disegno di vita scritto sulla sua mano, un uomo che si fa ferire l’anima solo con l’amore e null’altro…
e questi pezzi di vetro, questa vita, questa linea che gira, due anime e un tetto di capanna, quello che basta per riprendere forze e andari avanti.
L’amore che può ferirci così in profondità da farci morire dentro, senza essere tagliente come un coccio.
Una canzone sulla vita, una canzone sull’amore, una canzone sulle idee. Una canzone per chi è sempre dalla stessa parte.
“…però stai bene dove stai”

L’uomo che cammina sui pezzi di vetro
dicono ha due anime e un sesso
di ramo duro in cuore
e una luna e dei fuochi alle spalle mentre balla e balla,
sotto l’angolo retto di una stella.
Niente a che vedere col circo,
nè acrobati nè mangiatori di fuoco,
piuttosto un santo a piedi nudi,
quando vedi che non si taglia, già lo sai.
Ti potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui,
cosa importa se ha vent’anni
e nelle pieghe della mano,
una linea che gira e lui risponde serio
“è mia”; sottindente la vita…
E la fine del discorso la conosci già,
era acqua corrente un pò di tempo fà..che ora si è fermata qua.
Non conosce paura l’uomo che salta
e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride..e sorride
perchè ferirsi non è impossibile,
morire meno che mai e poi mai.

Insieme visitata è la notte che dicono ha due anime
e un letto e un tetto di capanna utile e dolce
come ombrello teso tra la terra e il cielo.
Lui ti offre la sua ultima carta,
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire,
quando dice “È quattro giorni che ti amo,
ti prego, non andare via, non lasciarmi ferito”.
E non hai capito ancora come mai,
mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.
Però stai bene dove stai…Però stai bene dove stai.

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Sono fuori moda

Sono fuori moda perchè

mi piacciono i miei capelli bianchi e non li tingo
perchè non posso indossare scarpe di vernice tacco 12, ma piuttosto scarpe basse con plantare,
perchè non credo nell’importanza degli accessori,
perchè la sera è 1000 volte meglio una cena a casa di un aperitivo fuori,
non mi depilo le braccia e non riduco ad un filo le mie sopracciglia,
non ho letto, non leggo e non leggerò “I love shopping”,
non penso che l’abito faccia il monaco,
perchè mi piace cucire sotto la finestra, come ho visto fare a mia mamma e a mio nonno molto prima di me,
perchè voglio saper fare un pane buono e fragrante,
preferisco un piccolo borgo alla città caotica,
perchè la sera mi faccio la tisana prima di dormire.

Sono fuori moda perchè non me ne frega niente di essere fuori moda.

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Gli strani scherzi della mente

Capita spesso ai miei neuroni di giocarmi degli scherzi singolari… è successo di nuovo questa mattina.

Oggi mi sono “astenuta” dall’andare a lavorare. Motivi di salute. Diciamo un po’ di raffreddore…

Mi sono messa vicino alla finestra perchè finalmente ho avuto il tempo per cucire l’orlo di un paio di jeans.
Infilo il filo nella cruna, inizio a cucire un punto dopo l’altro e improvvisamente, chissà poi perchè, mi viene in mente una preghiera, precisamente la preghiera dello scout.

Ho ripensato a ruota libera a quante volte l’ho recitata, nonstante non fosse la mia preghiera di compentenza; cerco di spiegarmi: le ragazze hanno la preghiera della Guida, i ragazzi hanno la preghiera dello Scout ed entrambe venivano recitate ad alta voce dai ragazzi prima e dalle ragazze poi, al termine delle funzioni religiose.

Come spesso avviene, anche per le cose più futili, ciò che è pensato per gli uomini è sempre più semplice e funzionale… e in generale a me piace di più; anche in questo caso, volendomi sforzare, la preghiera delle ragazze non mi torna più in mente. Dimenticata.

Quella dei ragazzi invece ce l’ho qui stampata nella testa, chiara, bella, la si voglia riferire ad un ambito religioso o no è comunque ricca di significato.
Io a 15 anni la recitavo insieme ai ragazzi, a bassa voce, per non farmi sentire.

Cucio un punto dopo l’altro e la recito tra me e me:

Fa’, o Signore, che io abbia le mani pure
pura la lingua, puro il pensiero.
Impedisci che io prenda abitudini
che rovinano la vita.
Insegnami a lavorare alacremente
e a comportarmi lealmente
quando Tu solo mi vedi
come se tutto il mondo potesse vedermi.
Perdonami quando sono cattivo
e aiutami a perdonare coloro che non mi trattano bene.
Rendimi capace di aiutare gli altri
anche quando ciò mi è faticoso.
Mandami le occasioni
di fare un po’ di bene ogni giorno
per avvicinarmi maggiormente al Tuo Figliolo Gesù.

Tutta qui, poche semplici parole alle quali non ripensavo più da tanti anni e che oggi, chissà da dove, mi sono ritornate alla mente e mi sono resa conto che averla recitata così spesso ha fatto davvero sì che io cercassi e cerchi di vivere tutt’ora con questi principi.

Forse ho perso il valore religioso… ma mi domando: alla fine era così importante?

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Santissime vacanze

tavola

E siamo ancora qui,
nel cuore dell’appennino lucano.
Siamo qui per le feste, per una visita ai miei parenti acquisiti, (un tempo si chiamavano suocera, cognato e altri termini tipo questi, che io non ho mai amato molto e di conseguenza non sono mai riuscita ad imparare. Io li considero semplicemente un prolungamento della mia famiglia d’origine), siamo qui in un certo senso “a casa”.
Per ritrovare un po’ i ritmi che durante l’anno proprio non riusciamo ad avere, troppo consumati come siamo dall’iperattività di cui ancora oggi io a volte sono purtroppo vittima. Siamo qui anche per mettere su più di un po’ di ciccia lungo i fianchi, una matassina che ci serva da scorta per affrontare l’ultima parte dell’inverno.

Nel frattempo gli Isralieni sparano sui Palestinesi; la crisi – più o meno mediatica – si fa sempre più vicina e non sappiamo come la affronteremo; Berlusconi persegue il presidenzialismo per non smentire la sua perfetta conoscenza del programma della loggia; a Milano si è sentito il terremoto (insomma, Milano non è una zona sismica) e gli stivali da esquimese, tantissimo di moda a Londra, trovano piedi disposti ad indossarli anche qui, in italia.

Il tutto è avvenuto mentre si spiluccava una fetta di soppressata e una di salsiccia, tra un bicchiere di aglianico puro e uno di sveva e rosicchiando la carne al sugo che solo qui, cosa abbastanza curiosa, fa ancora parte del primo.

Con una buona dose di cinismo, che in genere non mi contraddistingue, mi domando con queste ferali premesse, cosa ci aspetterà per il prossimo anno. Sono una vecchia scuola, abituata a fare due pensierini a cavallo di una nno con l’altro.
Sarà l’effetto dell’aglianico ma mi viene da fischiettare che fondamentalmente…
“L’anno che sta arrivando tra un anno passerà,
io mi sto preparando è questa la novità”.

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la mancanza di consapevolezza

Natale.jack skeleton

Io sono stata prima una bambina e poi una ragazza affezionata al Natale.
In genere il 24 pomeriggio già mi presentavo a casa dei nonni per dare una mano e aspettare l’arrivo degli zii e poi dei cugini. In realtà dei cugini non mi è mai interessato molto; tranne qualcuno, li ho sempre trovati un po’ snobboni nei miei confronti, ma degli zii sì, mi interessava e viceversa da loro ero sempre tenuta in gran considerazione.
Ci scambiavamo un sacco di regali sotto un alberello plasticoso bianco addobbato con delle palline orrende e delle luci altrettanto brutte. Però era l’alberello dei nonni, a loro piaceva quello, così non mi sono mai permessa di esprimere il mio parere, anzi, tutti gli anni lo prendevamo dalla cantina e poi lo sistemavamo in salotto, spesso mi occupavo personalmente dell’allestimento.
E poi c’erano le frittelle fatte da mia nonna, le cose buone portate un po’ da tutti e si passava una serata tra carte, regali, cibo e sempre un po’ di attenzione al natale come OCCASIONE in cui stare insieme e ricordarci l’uno dell’altro, ma anche come occasione religiosa e di riflessione.
Ero bambina, ero inconsapevole.
Poi sono passati gli anni.
I miei nonni sono morti.
I miei cugini hanno fatto tutti un sacco di figli e anche mia sorella.
Il Natale per me piano piano si è trasformato in un qualcosa che non assomiglia più semplicemente a quell’odore che respiravo la sera del 24 dicembre quando la città era fredda e a volte nevicava.
Oggi lo associo alla triste pubblicità del panettone in tutte le sue svariate e terribili forme e la montagna di addobbi “made in china” venduti nei centri commerciali a partire da metà novembre, sono le persone che conosco che si portano già avanti con dei “presenti” di fortuna, perchè metti che qualcuno ti fa un regalo e tu non sei preparato, che fai? non sta bene.
Natale oggi è quasi solo l’obbligo di confezionare dei doni da consegnare prima di una certa data, e non dopo un’altra certa data affrontando il delirio da shopping che pervade tutta la cittadinanza.
Si possono fare regali in qualunque momento dell’anno e a me piace di più farli esattamente in qualunque momento dell’anno. Gli addobbi natalizi dell supermercato li trovo brutti e spesso ridicoli, non amo più nemmeno l’idea che ci si veda per mangiare… come se non mangiassimo già fin troppo tutto l’anno per doverlo fare ulteriormente a natale.


Non ci sono più nemmeno le partite a carte, i giochi in scatola e le chiacchiere inutili, c’è solo la tv che fa da sfondo a pranzi e cene, vecchi film che vengono riproiettati in modalità standard ogni anno e così alla vigilia, a natale e alla grande diretta del capodanno.

Non sopporto che l’essere più buoni ci venga dalla pubblicità assurde e dalle vetrine dei negozi e non da un sentimento che si prova dentro, sempre.

Sono più buona ma metto sotto l’albero doni confezionati da uomini senza diritti, da bambini che non sanno cosa sia l’infanzia, da persone sfruttate per tenere alto a poco prezzo il nostro benessere e la nostra soddisfazione. Mi sento un po’ scollata da questa realtà costruita ad hoc.
Mi mette a disagio la mancanza di consapevolezza. Contrariamente a quanto ero abituata, per la prima volta, quest’anno, non ho comprato neppure un addobbo e quelli che ho casa iniziano a non piacermi più.

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The sun’s in my heart

rain
Mi piace la pioggia, perchè quando cade penso che sta lavando l’aria che respiriamo,

perchè il sabato e la domenica mi permette di rincantucciarmi in casa sotto la mia coperta preferita per leggere un libro o per schiacciare un pisolino, quasi certamente di fianco alla persona a cui voglio bene.

Perchè poi penso che le piante si nutrono di pioggia e con sollievo ricevono questo naturale nutrimento.

Mi piace anche quando piove su Milano, per vedere come basti davvero poco per bloccare gli spostamenti di milioni di persone che non sanno più come e dove indirizzare la loro fretta.

E poi è bello stare dietro il vetro e guardare come piove, come le gocce rimbalzano sul profilo degli oggetti di tutti i giorni.

Il sole è nel mio cuore, non importa se fuori piove.

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Uno struggente film di vero amore

Ieri sera siamo andati a vedere Once.

Un film che mi ha tolto il fiato

dall’inizio alla fine.

Le scene e i dialoghi sono di una semplicità disarmante, ma mai banali e la storia è attraversata da canzoni appassionate, vissute, sconcertati, dolorose.

Bellissimo.

Una storia d’amore così intensa che i protagonisti non si scambiano nemmeno un bacio.

Inutile dirlo, ma alla fine un po’ mi ha fatto piangere.

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