Archivio per resistenza quotidiana

L’anno del giardiniere

Immagine di L'anno del giardiniere
All’interno di Diario di qualche mese fa hanno pubblicato un piccolo estratto del “manualetto” di Karel Čapek, intitolato “L’anno del giardiniere”. Le illustrazioni semplici e il bel modo in cui quelle poche pagine erano scritte non mi ha fatto esitare nemmeno per un istante: quel libro DOVEVO leggerlo. In libreria pensavo di trovarlo nella parte dedicata alla manualistica e al giardinaggio, invece con mia somma sorpresa lo trovo tra i libri di narrativa.

Mi aspettavo un manuale di giardinaggio dall’approccio un po’ originale e alla fine mi  trovo tra le mani e sotto gli occhi un vero gioiellino che racchiude in poche pagine piccole  summe di antica saggezza che affronta con ironia e gentilezza un po’ “datata” e così difficile da trovare oggi, i problemi che il giardiniere, uomo non molto comune, sicuramente originale, impegnato, incompreso e forse anche un po’ extraterrestre, incontra e cerca di risolvere durante i dodici mesi dell’anno. Il linguaggio utilizzato è così prezioso e antico, i termini ricercati con estrema accuratezza.

Già la prefazione ci allerta dicendoci che il testo soffre un po’ la traduzione dal cecoslovacco, ma ciò nonostante io l’ho trovato davvero prezioso e illuminante. Questo libro mi ha ricordato che sono un’ingenua, se ho creduto anche per un solo istante di potermi improvvisare giardiniera!

“…quindi con umiltà ti rendi conto dell’impotenza dll’uomo; comprendi che la pazienza è la madre della saggezza…”"

Commenti (2) »

Santissime vacanze

tavola

E siamo ancora qui,
nel cuore dell’appennino lucano.
Siamo qui per le feste, per una visita ai miei parenti acquisiti, (un tempo si chiamavano suocera, cognato e altri termini tipo questi, che io non ho mai amato molto e di conseguenza non sono mai riuscita ad imparare. Io li considero semplicemente un prolungamento della mia famiglia d’origine), siamo qui in un certo senso “a casa”.
Per ritrovare un po’ i ritmi che durante l’anno proprio non riusciamo ad avere, troppo consumati come siamo dall’iperattività di cui ancora oggi io a volte sono purtroppo vittima. Siamo qui anche per mettere su più di un po’ di ciccia lungo i fianchi, una matassina che ci serva da scorta per affrontare l’ultima parte dell’inverno.

Nel frattempo gli Isralieni sparano sui Palestinesi; la crisi – più o meno mediatica – si fa sempre più vicina e non sappiamo come la affronteremo; Berlusconi persegue il presidenzialismo per non smentire la sua perfetta conoscenza del programma della loggia; a Milano si è sentito il terremoto (insomma, Milano non è una zona sismica) e gli stivali da esquimese, tantissimo di moda a Londra, trovano piedi disposti ad indossarli anche qui, in italia.

Il tutto è avvenuto mentre si spiluccava una fetta di soppressata e una di salsiccia, tra un bicchiere di aglianico puro e uno di sveva e rosicchiando la carne al sugo che solo qui, cosa abbastanza curiosa, fa ancora parte del primo.

Con una buona dose di cinismo, che in genere non mi contraddistingue, mi domando con queste ferali premesse, cosa ci aspetterà per il prossimo anno. Sono una vecchia scuola, abituata a fare due pensierini a cavallo di una nno con l’altro.
Sarà l’effetto dell’aglianico ma mi viene da fischiettare che fondamentalmente…
“L’anno che sta arrivando tra un anno passerà,
io mi sto preparando è questa la novità”.

Lascia un commento »

la mancanza di consapevolezza

Natale.jack skeleton

Io sono stata prima una bambina e poi una ragazza affezionata al Natale.
In genere il 24 pomeriggio già mi presentavo a casa dei nonni per dare una mano e aspettare l’arrivo degli zii e poi dei cugini. In realtà dei cugini non mi è mai interessato molto; tranne qualcuno, li ho sempre trovati un po’ snobboni nei miei confronti, ma degli zii sì, mi interessava e viceversa da loro ero sempre tenuta in gran considerazione.
Ci scambiavamo un sacco di regali sotto un alberello plasticoso bianco addobbato con delle palline orrende e delle luci altrettanto brutte. Però era l’alberello dei nonni, a loro piaceva quello, così non mi sono mai permessa di esprimere il mio parere, anzi, tutti gli anni lo prendevamo dalla cantina e poi lo sistemavamo in salotto, spesso mi occupavo personalmente dell’allestimento.
E poi c’erano le frittelle fatte da mia nonna, le cose buone portate un po’ da tutti e si passava una serata tra carte, regali, cibo e sempre un po’ di attenzione al natale come OCCASIONE in cui stare insieme e ricordarci l’uno dell’altro, ma anche come occasione religiosa e di riflessione.
Ero bambina, ero inconsapevole.
Poi sono passati gli anni.
I miei nonni sono morti.
I miei cugini hanno fatto tutti un sacco di figli e anche mia sorella.
Il Natale per me piano piano si è trasformato in un qualcosa che non assomiglia più semplicemente a quell’odore che respiravo la sera del 24 dicembre quando la città era fredda e a volte nevicava.
Oggi lo associo alla triste pubblicità del panettone in tutte le sue svariate e terribili forme e la montagna di addobbi “made in china” venduti nei centri commerciali a partire da metà novembre, sono le persone che conosco che si portano già avanti con dei “presenti” di fortuna, perchè metti che qualcuno ti fa un regalo e tu non sei preparato, che fai? non sta bene.
Natale oggi è quasi solo l’obbligo di confezionare dei doni da consegnare prima di una certa data, e non dopo un’altra certa data affrontando il delirio da shopping che pervade tutta la cittadinanza.
Si possono fare regali in qualunque momento dell’anno e a me piace di più farli esattamente in qualunque momento dell’anno. Gli addobbi natalizi dell supermercato li trovo brutti e spesso ridicoli, non amo più nemmeno l’idea che ci si veda per mangiare… come se non mangiassimo già fin troppo tutto l’anno per doverlo fare ulteriormente a natale.


Non ci sono più nemmeno le partite a carte, i giochi in scatola e le chiacchiere inutili, c’è solo la tv che fa da sfondo a pranzi e cene, vecchi film che vengono riproiettati in modalità standard ogni anno e così alla vigilia, a natale e alla grande diretta del capodanno.

Non sopporto che l’essere più buoni ci venga dalla pubblicità assurde e dalle vetrine dei negozi e non da un sentimento che si prova dentro, sempre.

Sono più buona ma metto sotto l’albero doni confezionati da uomini senza diritti, da bambini che non sanno cosa sia l’infanzia, da persone sfruttate per tenere alto a poco prezzo il nostro benessere e la nostra soddisfazione. Mi sento un po’ scollata da questa realtà costruita ad hoc.
Mi mette a disagio la mancanza di consapevolezza. Contrariamente a quanto ero abituata, per la prima volta, quest’anno, non ho comprato neppure un addobbo e quelli che ho casa iniziano a non piacermi più.

Commenti (2) »

Blasted, i dannati di Sarah Kane

L’inferno è la violenza, l’inferno è la guerra, è lo stupro, è un bambino che muore di stenti, è una crisi epilettica che non sai mai come starai quando sarà finita, l’inferno è una camera d’albergo di lusso in cui il personale è straniero, l’inferno è la volgarità, il sesso senza amore, l’ubriachezza sudata e vomitata, l’inferno è sul palco in questa piece di Sarah Kane. Imperdibile.

Lascia un commento »

Meglio essere preparati…

peter-fuss

Lascia un commento »

Ogni tempo

Ogni tempo ha il suo fascismo.
A questo si arriva in molti modi,
non solo con il terrore e l’intimidazione poliziesca,
ma anche distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia,
diffondendo la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine.

Primo Levi 1974

Grazie a Un mondo di bene

Lascia un commento »

effetti collaterali da ora legale

Poesia per la mia personalissima metà del cielo

Cambia l’ora
e l’autunno
poi
cederà il passo all’inverno
e io
sono pronta
ad affrontarlo
se mi tieni
almeno tu
al calduccio
del tuo corpo

Lascia un commento »

Il GOverno della caMORRA è sul palco

Sabato sera ho dato il via alla stagione teatrale 2008/2009 con il mio abbonamento ai Teatridithalia.

Un’ ottima inaugurazione con lo spettacolo del Teatro Mercadante di Napoli che ha portato in scena GOMORRA, un estratto dal libro dell’ormai arcinoto Roberto Saviano, affascinante e maledetto… mi viene da aggiungere in scioltezza.

Bravi gli attori, sia quelli che si fanno amare che quelli che si fanno odiare.

Scene semplici e dialoghi taglienti, di quelli che proprio fanno male,  feriscono per la semplicità e il distacco con cui pensieri pesanti diventano parole pronunciate  crude e troppo  distanti dalla nostra patinata (in)civiltà.

Sui loro volti, alla fine dello spettacolo, si legge tutta la consapevolezza con cui recitano uno spettacolo così duro e tutta la responsabilità di cui si sentono caricati: raccontare la loro terra in questo modo triste, rappresentare uno spettacolo che parla di Gomorra in giro per l’Italia, affinchè l’opera di Saviano sia conosciuta sempre di più e davvero a tutti  perchè chi non ama il cinema può vederla a teatro, chi non ama il teatro può leggerla,  chi non ama leggerla ne ha sentito sicuramente parlare, perchè l’importante è parlare per iniziare a  conoscere e per poter capire.

Perchè è essenziale  capire per potersi difendere.

Lascia un commento »

“Ci sei su facebook?”

Nelle ultime due settimane me lo hanno chiesto almeno 10 persone.

“Ci sei su Facebook?”

“No”, rispondo più o meno garbatamente “non solo non ci sono , ma nemeno mi piace Facebook”.

Non mi piace e lo trovo inutile. Questo far credere di essere in contatto con tutti, di poter riportare in vita vecchie amicizie erose dal tempo, riesumare amori passati, rianimare rapporti che vivono continui alti e bassi, tornare in contatto  con i tuoi compagni di classe delle elementari e volendo addirittura dell’asilo… che come minimo quando ci si incontra in coda alla posta ci si ignora palesemente perchè per anni e anni e anni e per lepiù strane vicissitudini non ci si è più incontrati, però nonostante ne siano passati almeno 40 di quegli anni  ci si riconosce ancora per strada si fa  finta di non conoscersi.

Però oggi per fortuna c’è  Facebook, per strada puoi continuare a far finta di niente, ma sul web puoi sempre proporre un’amicizia…

E poi già mi immagino aquali sono i primi pensieri che animano chi si iscrive, cose del tipo: “oh, vediamo come è diventata la più brutta della classe” e se poi la si trova iscritta con tanto di foto (che susciterà i commenti del caso), ecco che la si contatta, perchè dopo che lei accetta “la nostra amicizia” (mai parola fu più azzeccata per dare l’illusione di qualcosa che assolutamente non c’è) sarà possibile superare la barriera dell’avatar e farci i fatti suoi, vedere le sue foto, che lavoro fa, se si è fidanzata/o ed eventualmente con chi, quindi commentare, ridere, stupirsi.

Dopo la ricerca della  più brutta della classe, seguono:

il figone pazzesco che ci piaceva da morire
il nostro primo fidanzato
quella che pensavamo essere la nostra amica del cuore ma poi ci ha mollato in asso
qualche parente ci sarà pure su facebook, no?
e quei colleghi della prima azienda in cui ho lavorato?

e così via….

il tempo passa (nel senso di quello dell’orologio, spiccio … non di anni )  e scorrono volti, foto, amarezza se qualcuno che proprio ci tenevamo un casino a vedere non si è iscritto, gioia quando arrivano le prime richieste di amicizia: posso entrare a farmi i cazzi tuoi? Certo cara, vieni pure… guarda quante belle foto possiamo scambiarci, quante informazioni e poi alzi gli occhi e tu accorgi di essere lì in rete “in compagnia” di tanti amici da almeno 2 ore e intanto sei ancora sola, seduta alla tua scrivania, con gli occhi pallati dal monitor ma con l’illusione di essere in contatto con tante persone, di aver ritrovato i vecchi amici e di essere connesso anche con gli amici degli amici e che poi più contatti hai e più figo sei. Vuol dire che sei apprezzato, che sei uno che piaci!

per quello che mi riguarda credo che siano tutte fesserie.

Non mi sento un’esperta di sociologia del network, odio già il fatto di dover convivere con due cellulari, due indirizzi mail, due recapiti telefonici fissi. Chi mi cerca davvero sa come trovarmi. Invece chi vuol farsi i fatti miei solo per il gusto di farseli … bhè mi spiace, rimarrà un po’ deluso.

Io non mi iscrivo a Facebook.

Commenti (7) »

Il lusso del bagno in vasca

La domenica pomeriggio, quando inizia a fare buio, mi piace riempirmi la vasca e fare il bagno. E’ un rito che coltivo da parecchi anni ma che negli ultimi tempi, causa frenesie varie, troppi spostamenti e mancanza di tempo, ho un po’ trascurato.

Tornata dalle vacanze estive mi sono ripromessa che i mesi freddi mi devono aiutare a ritrovare dei ritmi più corretti per impostare le mie giornate. Lo so che sembrerà scontato ma mi sono imposta di non fare più due cose contemporaneamente tipo parlare al cellulare mentre cammino per strada, non scrivere in chat mentre lavoro o non consumare il mio “packed lunch” davanti ad internet. E poi mi sono proposta di riappropiarmi del gusto di preparare un dolce ogni tanto, di cucinare delle cose sfiziose, di riuscire a dipingere una maglietta, di fare un lavoro di decoupage e anche di tornare ad immergermi nell’acqua calda.

Credo sia importante riuscire a darsi dei ritmi che permettano alla mente di “respirare” e che ci facciano riscoprire il piacere di ritagliarsi delle finestre di tempo; quindi ritorna il rito del bagno e se qualche anno fa mi immergevo in vasca in modo “alternativo” , oggi il modo è diventato ecosostenibile.

Ecco qui la ricetta per un bagno rilassante, profumato ed ecosostenibile:

1 – ACQUA: riempire la vasca solo per metà, non è necessario che l’acqua ci arrivi sotto il mento per poter stare al caldo e rilassarsi. Importante chiudere le porte della stanza da bagno per poter raccogliere il più possibile i vapori che riscalderanno anche l’ambiente circostante; quando l’acqua arriva anche sotto lo sterno staremo più che bene;
2 – DETERGENTE: come detergente utilizzo l’olio di mandorle dolci, ne aggiungo un po’ direttemente in acqua, e sapone di marsiglia naturale. Il primo ha il vantaggio di lasciare la pelle morbidissima, il secondo lo applico direttamente sulla pelle e lo friziono con una spugna morbida;
3 – AROMATERAPIA: all’acqua aggiungo sempre tre gocce di olio essenziale di limone o arancio o lavanda o melissa (sono olii essenziali venduti in farmacia a dei prezzi abbastanza ragionevoli) e quindi mi inalo l’aroma che viene diffuso dai vapori.

Alternative a quanto sopra esposto sono il bagno con un mezzo chilo di sale grosso disciolto in acqua caldissima  e qualche goccia di olio essenziale, fa sudare molto, sgonfia e abbassa la pressione oppure il bagno con bicarbonato.

In nessun caso ho rimpianto il bagnoschiuma che, oltre ad essere sintetico per eccellenza, secca la pelle in modo a volte “desquamante”, soprattutto nella stagione più fredda.

Ormai quando vedo o sento le pubblicità dei vari prodotti da bagno e cure della persona al tè verde, al ginseng o altre fesserie simili, mi rendo conto di quanta spazzatura ci propinano quotidianamente e di come ci trattino per dei veri fessi. Triste, ma è così!

Commenti (1) »