Archivio per ricette

Torta rustica alle mele

torta-mele

Ma cosa c’è di più buono di una buona torta di mele renette che si senta bene sotto il palato?

Che dia quella sensazione di “torta di una volta”, sia per l’aspetto che per il sapore?

Che si possa mangiare tranquillamente senza preoccuparsi troppo di calorie e colesterolo?

Ecco qui una buona ricetta, nata dalla mia fantasia, che questa mattina ci ha permesso di fare un’ottima colazione:

150 gr di farina integrale
150gr di farina di manitoba
1 cucchiaino raso di burro
2 cucchiai di olio
3 uova
150gr di zucchero mascobado
3 mele renette
il succo di mezzo limone
una bustina di lievito
8 noci tritate grossolanamente

Io ho un modo un po’ tutto mio di fare le torte… nel senso che solo in rarissimi casi monto le chiare dell’uovo a parte, questo non è uno di quei casi. Molto selvaggiamente ho messo tutti gli ingredienti insieme in una terrina (escluse mele e noci) e con il frullino li ho amalgamati.
Quando l’impasto ha raggiunto una discreta omogeneità ma una non eccessiva fluidità (scusate il gioco di parole, però è andata proprio così, impasto ben mescolato ma non particolarmente fulido) l’ho steso sulla carta forno, ho farcito con mele tagliate a fettine e noci e
ho infornato la teglia per circa 25 minuti a 180°.

Noi i baffi ce li siamo leccati!

Lascia un commento »

La pizza come quella di una volta…..

Domenica scorsa, approfittando di una pronta consegna del nostro GAS, ho impastato la pizza con la farina di farro.

Inizialmente l’avevo presa perchè avevo idea di provare a fare dei maltagliati, infatti non ero proprio sicura di quello che poteva essere il risultato finale però, dopo aver sperimentato con successo la pizza con la classica farina integrale, ho pensato che anche il farro avrebbe fatto la sua buona figura dopo esser stata sapientemente impastata, farcita e cotta.

Così ho proceduto:
250 gr di farina di farro biologica
100 gr di farina di manitoba
circa 1 bicchiere d’acqua
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaino di zucchero
2 cucchiaini di olio extravergine
lievito di birra.

Abbiamo sfornato la classica “rita” (come la chiamo io, e sarebbe la marghe… rita, retaggio di due anni di lavoro da spizzico in gioventù)
con pomodoro e scamorza lucana.
Devo dire che la scamorza lucana fa la differenza, ma anche il risultato dell’impasto mi ha dato molta soddisfazione.

E’ lievitato bene e la pizza è risultata fragrante.

Il dosaggio degli ingredienti è da intendersi per due persone di buon appetito.

Commenti (3) »

Facile come fare una marmellata

Settimana scorsa ho voluto replicare la preparazione della crostata, con un qualcosa che  aumentasse il valore dell’autoproduzione: farcirla con una marmellata fatta in casa.

Nulla di più semplice!

Abbiamo comprato delle prugne belle mature, lavate con argilla verde ventilata, denocciolate, tagliate a pezzi e messe sul fuoco in una pentola dal fondo bello spesso.

Mi sono permessa di aggiungere 3 cucchiai di zucchero, ho dato una rugata e ho lasciato cuocere per circa un’ora a fuoco molto basso.

Quando la frutta si è ridotta ad una poltiglia gelatinosa di molto simile ad una marmellata ho spento il gas e ho lasciato raffreddare il composto, per poi inserirlo in un bel vasetto.

Da consumarsi in tempi brevi è un prodotto genuino, buono, a km quasi zero e che non  produce rifiuti, quindi un ottimo esempio di diecrescita.

Questa preparazione facilitata non è ultizzabile per fare marmellate che si debbano conservare a lungo.

Nel caso in cui si voglia preparare un prodotto da consumarsi anche dopo qualche mese è necessario sterilizzare il vaso e subito dopo mettere a bollire lo stesso vaso pieno di marmellata in modo che il prodotto sia sottovuoto.

Commenti (3) »

Crostata di farina integrale

In una domenica mattina un po’ piovosa e con un barattolo di marmellata non proprio ottima da dover finire, ci siamo inventati una crostata con gli ingredienti che già avevamo a casa.

La dispensa offriva solo la farina integrale, inizialmente un po’ dubbiosa ho deciso di procedere lo stesso come da normale ricetta, apportando qualche piccola modifica:

300 gr. di farina integrale
150 gr di zucchero mascobado
2 uova
70 gr di burro
(attenzione, la ricetta originale ne prevede almeno 150 gr!)

tutti gli ingredienti utilizzati sono biologici.

si impasta il tutto con energia e si mette a riposare in frigo per almeno 40 minuti, passati i quali si può stendere l’impasto in una teglia, guarnire con marmellata a piacimento e infornare a 180° per una ventina di minuti.

Il risultato sarà una bella crostata dall’impasto scuro, non troppo dolce e con una giusta ruvidità al palato. Essendoci meno burro rispetto alla ricetta originaria risulterà un po’ più dura al taglio, ma non sotto i denti.

Commenti (2) »

Una cena al fornel


Pioveva di brutto sabato a sera, quella pioggia che proprio non ti permette di uscire perchè sai che appena il naso spunterà fuori dal portone ti ritroverai bagnato da capo a piedi e non importa se hai l’ombrello, dal gionocchio in giù sarai fradicio…
poi si trattava di arrampicarsi su per un pezzettino della Valchiusella, non una strada difficile, ma pur sempre una strada di montagna!
Abbiamo solo aspettato che spiovesse e poi ci siamo messi in macchina, non potevamo rinunciare alla nostra cena, prenotata il venerdì dopo aver scelto il menu del mese che più ci attirava.

Arriviamo al Fornel con mezz’ora di ritardo sull’orario previsto e sul tavolo troviamo, oltre al cestino del pane (almeno tre varietà: ai semi di papavero, normale, integrale)  un piccolo foglio che elenca le prelibatezze che verranno servite al nostro desco:

Rimango stupita, come sempre, dalla varietà di piatti… ogni mese, salvo l’appuntamento con i fritti piemontesi, ci sono sempre piatti differenti e fantasiosi e buonissimi e ad altissima digeribilità, perchè il belllo di tutto questo è che nonostante a fine cena ci si senta sazi, si digerisce tutto con estrema facilità e, quando si va a mangiare fuori, questa non è una cosa affatto scontata. Quante notti ho passato tra incubi di vario tipo a scolare bottiglie d’acqua per colpa di presunti cuochi che avvelenano la loro clientela? A volte anche una semplice pizza può rivelarsi fatale…

Così noi nell’arco temporale che va dalle 21.00 alle 22.30  si è mangiato un sacco di cose buone e “presidiate localmente”, vorrei potr replicare a casa la vellutata di patate, porri e zucchine per una cena estiva tiepida se Paolo è così carino da cedermi la ricetta… :-)

Abbiamo chiuso questa ottima cena con un fresco e gustoso bicchierino alla pesca frullata e con una deliziosa tartelletta con crema e frutta fresca, un dessert da leccarsi i baffi.

Per questa stagione ci fermiamo qui, arrivederci al fornel nel mese di settembre.

Lascia un commento »

quanto è buono il pane al pignoletto

Questa settimana, finalmente, ho sfornato il pane al pignoletto rosso. Avevamo acquistato la farina a dicembre, in occasione della sagra del Pignoletto e poi l’abbiamo lasciata riposare per tutti questi mesi in fondo alla credenza…

Anzitutto un chiarimento su cos’è il pignoletto rosso.

A Banchette (che è dove abito io, nel verde canavese) il Pignoletto Rosso è un’istituzione, e quando si dice Pignoletto si intende un particolare tipo di Mais originario dell’America Centrale.

Da qualche anno è partita una sperimentazione di coltivazione di questo tipo di mais con modalità biologiche, infatti nel canavese si vanta la “produzione del pignoletto rosso canavesano”  e il risultato della lavorazione di questa specie di pannocchia è un’ ottima farina con cui cuocere polenta o farci il pane.

Per l’appunto io ci ho fatto il pane. Ho usato la ricetta del pane integrale, solo che al posto della farina integrale ho messo la farina di pignoletto.

Queste le grammature:

300gr di farina tipo0

300gr di farina di pignoletto

360ml d’acqua

2 cucchiai di sale

1 cucchino di miele

mezzo cubetto di lievito di birra

un cucchiaio di Olio d’oliva extravergine.

Ho buttato il tutto dentro la macchina del pane che dopo tre ore di cottura mia ha restituito una pagnotta di ottima consistenza, facilemnte affettabile e gustosissima per il palato. Si accompagna ottimamente con le marmellate, ma anche a tavola dà le sue brave soddisfazioni. Sicuramente lo rifaremo a breve!

Commenti (1) »

La pasta è fatta in casa

Ebbene sì, Siòri e Siòre, ci cimentiamo nella produzione della pasta.

Il primo esperimento è stato fatto con i maltagliati al grano kamut, serviti semplicemente con sugo di pomodorino fresco e una grattata di formaggio ricotta.

Basta avere delle buone braccia e circa mezz’ora di tempo per produrre una bella sfoglia da cui intagliare le forme che più vi piacciono.

Io ho fatto così: ho pesato duecento grammi di farina di grano kamut, ho preso una bacinella con un po’ d’acqua e un cucchiaio, ho lavato bene il tavolo, mi sono armata di mattarello e coltello.

Ho iniziato versando circa tre cucchiai di acqua sopra la farina e lavorando energicamente l’impoasto, ho aggiunto man mano diversi cucchiai d’acqua, fino a quando ho sentito che l’impasto aveva raggiunto un buon grado di consistenza resistenza. Deve risultare ben malleabile ma comunque “fermo”. Se si abbonda troppo con l’acqua, basta correggere con un po’ di farina, facile ;-)

Quando la palla è ben lavorata, mettete un po’ di farina sulla spianatoia e vai di forza di braccia con il matterello. Stendere la sfoglia non è diffcile, ci vuole solo forza.

Non stancantevi di tirare l’impasto mentre lo stendete e soprattutto, aggiungete farina sulla spianatoia se non volete che il vostro prezioso lavoro diventi un tutt’uno con il piano su cui lo state lavorando.

Quando avrete raggiunto lo spessore uniforme di uno o due millimetri per tutta la vostra sfoglia, con un coltello tagliate a caso (per avere i maltagliati) oppure delle listarelle, per avere delle tagliatelle.

La pasta va ben infarinata mentre la posizionate sul piatto o sul vassoio sulla quale la farete essicare, affinchè le tagliatelle o i maltagliati non si appiccichino l’un l’altro.

Appena l’acqua (già salata) bolle, tuffate i vostri manufatti che saranno cotti in pochissimo tempo!

Mentre sudavo sulla sfoglia avevo preparato sul fuoco un pentolina con un buon numero di pomodorini lavati e tagliati, porro, un filo d’olio e una manciata di sale, ho cotto tutto a fuoco lento e alla fine ho passato tutto con il minipimer.

Settimana prossima farò la asta integrale e quella dopo ancora la pasta al farro. Vi farò sapere…

Lascia un commento »

iocucinonelcoccio

Cucinare nel coccio mi dà una grande soddisfazione. Risveglia desideri antichi, mi sento come fossi un mio avo, mi porta indietro in un passato che non ho mai vissuto.

E’ una questione principalmente tattile e visiva e poi anche di gusto.

Tattile e visiva perchè la pentola di coccio è bella da vedere e da maneggiare e rappresenta un’assoluta novità per chi è cresciuto tra le pentole in inox e per quello che rigurada il gusto …bhè… assaporare i legumi che si sono cotti sposandosi con i cereali e l’alloro e il timo fresco e poi ci metto anche un po’ di alga e un cucchiaio di olio, piano piano, con il frangifiamma che ha permesso una equa ripartizione del calore disponibile, ti regala tutte altre emozioni rispetto alla frettolosa pentola a pressione.

Comoda finchè si vuole, io rappresento l’utilizzatrice di eccellenza, sopratutto quando devo prepararmi delle lentichhie lampo da portare in ufficio nelle sportina del mezzogiorno, ma quando poi mi pappo i legumi cucinati nel coccio dopo averlo inumidito con l’acqua e riempito di tante crude bontà che ci saranno restituite centuplicate in sapore, bhè è il trionfo del gusto e delle sensazioni.

Il più bel regalo di San Valentino che abbia mai ricevuto!

Se ci fosse qualche novello in materia ecco la mia ricetta:

dovete disporre di un coccio capiente, di un frangifiamma e di un cucchiaio di legno, oltre che degli ingredienti per una poter servire una bella zuppa di fagioli e cerealiintegrali o lenticchie e cereali integrali. Ovvio che la materia prima mangereccia dovrebbe essere bio.

Procedimento:

bagnare il coccio dentro e fuori con l’acqua fredda, inserire all’interno i legumi e i cereali (li avrete preventivamente messi a bagno per almeno 12 ore… a meno che non vogliate tenere il coccio sul fuoco per le 8 ore successive), un filo di olio, acqua (per tre volte i legumi e tre volte i cerali), timo, lauro, porro tagliato sottile e un bello spicchio aglio.

Accendere il gas e coprire con il coperchio di coccio.

lasciar cuocere almeno un’ora e mezza.

A fine cottura aggiungere un po’ di alga, un cucchiano di miso a testa e servire.

Gustatevelo alla facciazza di tutti quelli che non hanno mai provato il sapore cucinato a fuoco così delicato

Lascia un commento »

Fatti il tuo formaggio (senza caglio!)

In questi due semplicissimi modi:

Primo modo: procurarsi un latte di ottima qualità, rigorosamente intero.

Metterlo sul fuoco aggiungendo un po’ di sale e qualche goccia di limone.

Non appena l’acqua si sarà divisa dalla parte che caglia, filtrare, scolare, far raffreddare e mangiare.

Esce una specie di ricottina sofficissima da guarnire con rucola, valeriana, spezie fresce e quant’altro la fantasia può suggerirvi.

Secondo: procurarsi dello yougurt denso ed intero (lo yougurt greco è l’ideale).

Aprirlo e metterlo in frigo a sgocciolare (io ho usato le vaschette delle verdure: una l’ho bucata e l’ho usata come contenitore per lo yougurt, l’altra l’ho messa sotto per raccogliere l’acqua)

Lasciar sgocciolare per almeno 24 ore, anche di più se si desidera avere un formaggio più asciutto e spalmabile.

Quando è il momento togliere dal frigo e condire a piacimento con spezie e olio.

Il risultato è simile al philadelphia, ma dal punto di vista della bontà, non c’è paragone!

Lascia un commento »

un coccio di San Valentino

E’ il regalo che ogni donna vorrebbe ricevere,

quello per cui amerai il tuo lui per tutta la vita e già lo so che me lo invidieranno mia mamma, mia sorella, tutte le amiche e le mie ‘fantastiche’ colleghe.

Più di un trilogy, meglio di una parure, fa un baffo all’engagement ring di Tiffany, non si può nemmeno paragonare ad un solitario perché:

è la pentola di coccio per cucinare cereali e legumi, accessoriata con coperchio e frangifiamme!

Sono solo agli inizi delle mie esperienze di culinarie e questa pentola rappresenta la mia prima attrezzatura VERA per cucinare esattamente come desidero.

Bello, rotondo, lucido, piacevole al tatto, appaga la vista… per il sapore si aspetta solo di provare a cucinarci qualcosa… in poche parole: un pensiero che mi ha fatto davvero felice!

I riti di iniziazione sono stati compiuti: l’abbiamo messa a mollo per una notte intera e quand’era sommersa ha fatto un sacco di bollicine rumorose, ci manca solo lo strofinamento dell’aglio nella parte non verniciata e poi sarà pronta per cuocere la nostra prima zuppa!

Lascia un commento »